«Pressioni sui giudici per il no all'articolo 18»
Di: Susanna Camusso (Il Secolo XIX)
sab 14 gen, 2017
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«Pressioni sui giudici per respingere il quesito sull`articolo 18» Camusso al governo: fissi subito la data del voto I voucher strumento malato e non riformabileAnche oggi - dice Susanna Camusso - abbiamo chiesto al governo di fissare la data dei referendum. Segretario, la vostra campagna referendaria non è azzoppata dal no al quesito sull'articolo 18?
«I due referendum parlano a milioni di lavoratori di cui nessuno si occupa mai, e ai giovani che subiscono ricatti e precarietà. Sui licenziamenti illegittimi continueremo a muoverci, anche col contenzioso giudiziario. Ma i referendum su voucher e appalti servono a ragionare del lavoro che verrà, per bloccare una logica impazzita. Già oggi per i voucher passa circa il 7% del lavoro. Non dimentichiamo che basta avere un "buono" da un'ora in una settimana e si viene considerati come "occupati"».
Quando parlate di "contenzioso giudiziario" sui licenziamenti, cosa intendete esattamente?
«Sono state scritte tante sciocchezza, nessuno ha in mente di ricorrere in sede europea contro la Corte Costituzionale. Noi pensiamo che ci sia una legge, il Jobs Act, che è ingiusta: crea diseguaglianze tra lavoratori, e disparità tra lavoratori e impresa. Non è un caso, lo dimostrano le statistiche ufficiali, che i licenziamenti aumentino. Già ci siamo mossi a fondo nei contratti, per recuperare le garanzie che sono state sottratte, articolo 18 compreso; ora valuteremo in che modo ricorrere presso le Corti dell'Unione europea per farla finita con ingiustizie ai danni dei lavoratori introdotte nelle leggi. Nessun ricorso contro la Consulta, che non ha giudicato nel merito il Jobs Act, ma solo sull'ammissibilità del referendum».
Una Consulta di cui non condividete la decisione.
«Noi pensiamo di aver rispettato tutte le norme e i precedenti giuridici, ma prendiamo atto della decisione. Si leggono strani retroscena secondo cui la Cgil avrebbe presentato un quesito per farselo bocciare... assurdità. Certo, attendo di leggere le motivazioni della sentenza: non si capi- sce quali nuove e diverse valutazioni rispetto al passato la Corte abbia formulato con un grande conflitto interno, a quanto risulta - per bocciare il nostro referendum. Leggo che anche presidenti emeriti della Consulta hanno sollevato la questione».
Possono aver pesato considerazioni politiche?
«Abbiamo constatato un crescendo di interventi per spiegare alla Corte che doveva fare. Fatto senza precedenti. Si è parlato di colloqui tra ministri e giudici costituzionali: mi parrebbe un comportamento non rispettoso dell'autonomia delle istituzioni».
Sui voucher il governo prepara modifiche. Saranno sufficienti per evitare il referendum?
«Noi abbiamo chiesto di abrogare i voucher, uno strumento malato e irriformabile. Quello è il metro di misura: il Parlamento può varare una nuova norma, ma per far decadere il voto deve rispondere all'istanza posta dal quesito. Si parla di bizzarre ipotesi di riforma, attribuite al ministero del Lavoro: collegare i voucher "consentiti" a un'azienda al numero dei dipendenti è la dimostrazione che con i voucher non si vuole regolare il lavoro occasionale, ma solo mettere a disposizione una nuova forma di flessibilità che fa dumping contro il lavoro regolare. È chiaro che non si vuole la regolazione del lavoro occasionale e l'emersione del lavoro nero - cosa peraltro non riuscita con i voucher ma costruire una nuova forma di lavoro precario».
Eppure il lavoro occasionale esiste. Abolire i voucher non significa negare questa realtà?
«Il lavoro occasionale esiste, e la Cgil ha presentato nella Carta dei diritti una proposta in merito. I voucher non sono usati nel lavoro occasionale, dove servirebbero, ma dove non dovrebbero essere usati: nel lavoro stagionale nel turismo, in agricoltura quando c'è il raccolto, nei cantieri edili, sulle catene di montaggio, per sostituire lavoratori in sciopero. Si continua a dire cosa avrebbero dovuto essere i voucher; si ammetta invece che sono un mezzo per fare dumping al lavoro regolare e a quello flessibile "normale". E a volte, come nel turismo, sono usati anche per coprire e nascondere il lavoro nero».

L'intervista è di Roberto Giovannini per  'Il Secolo XIX' edizione 14.01.2017

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