Lavorare in sicurezza è un bene comune da difendere
Di: Mauro Fuso
gio 27 apr, 2017
Mauro Fusoo

L’iniziativa messa in campo dalla CGIL nell’ultimo anno ha rimesso al centro del dibattito pubblico il lavoro. Attraverso la Carta dei Diritti Universali e la proposta di legge presentata in Parlamento si è riaperta una discussione sulla condizione del lavoro, che in questi anni di crisi economica è andata sempre più peggiorando. Le modifiche di legge sui voucher e la responsabilità solidale della committenza negli appalti sono state il risultato di un impegno molto forte dell’organizzazione a tutti i livelli, a dimostrazione che cambiare si può, si può davvero.
Quel che dobbiamo fare adesso è continuare, perché proprio la condizione del lavoro necessita di ulteriori avanzamenti a partire da quello più urgente della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Quello che è successo in questi anni di crisi dimostra che l’incremento della precarietà ha affievolito anche quell’attenzione naturale ai gesti e alle modalità di lavoro. "Un lavoro purché sia" è stato il mantra e ci ha condotto ancora di più dentro al tunnel degli infortuni e delle morti.
Questa è la cultura che dobbiamo combattere per affermare al contrario che il lavoro, tutto il lavoro, o è di qualità attraverso una condizione dignitosa oppure è sfruttamento, talvolta addirittura ai limiti della schiavitù.
Questa decadenza etica è alla base della noncuranza generale e del fatto che si può e si deve lavorare in qualunque modo. Non è così, basta andare, per esempio, nella tanto decantata Germania e accorgersi che quello sviluppo, quella economia si fondano sulla forza della qualità e del rispetto delle condizioni di sicurezza nel lavoro come elemento distintivo.
Ecco che affrontare il 28 aprile, Giornata Mondiale della Sicurezza, ha il significato preciso di fare, nella nostra testa e nella nostra azione, del 28 aprile ogni giorno dell’anno.
Non una ricorrenza, non una campagna che dura qualche settimana, ma un impegno continuo contro le centinaia di cosiddette “morti bianche” che si ripetono tutti gli anni.
Anche in Toscana dobbiamo rialzare la testa perché-  se dopo un tragico 2015 con 119 morti abbiamo avuto un 2016 con una significativa riduzione - nei primi due mesi di quest’anno assistiamo di nuovo ad un piccolo incremento.
La regione Toscana si è mossa con atti concreti, dobbiamo fare in modo che si continui e si migliori ancora la prevenzione in generale e la repressione laddove si registrano le situazioni nelle quali occorre intervenire.
E noi come sindacato dobbiamo operare con più costanza e incisività perché sia chiaro il segno della nostra presenza e del nostro impegno.
Passa sicuramente dalle Istituzioni la chiarezza del messaggio che “lavorare in sicurezza è un bene comune”, ma passa anche e soprattutto da noi, dai rappresentanti nei luoghi di lavoro e dalle strutture sindacali.
Il lavoro sicuro rimane un grande obiettivo che ha bisogno di tutta la forza della nostra voce.

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