Riprendiamoci la libertà e ridiamo senso alle parole
Di: Dalida Angelini
gio 28 set, 2017
Dalida per sito

Per la Cgil il tema dell'autoderminazione e della libertà della donna resta una battaglia ancora incompiuta. Per questo ha lanciato una mobilitazione nazionale contro la violenza sulle donne sotto lo slogan “Riprendiamoci la libertà”, invitando tutte e tutti a scendere nelle piazze italiane sabato 30 settembre sulla base dell'appello “Avete tolto senso alle parole” (in Toscana sono previste iniziative nelle province). Si vuole chiedere agli uomini, alla politica, ai media, alla magistratura, alle forze dell’ordine e al mondo della scuola un cambio di rotta nei comportamenti, nel linguaggio, nella cultura e nell’assunzione di responsabilità di questo dramma. Perché la violenza maschile sulle donne non è un problema delle donne, che non vogliono far vincere la paura e rinchiudersi dentro casa. L'appello (si può firmare online su progressi.org/avetetoltoilsensoalleparole) è aperto a tutti.
Non bisogna togliere senso ai numeri, quelli della violenza sulle donne, che parlano di un dramma. Non sapete quanto pesa denunciare: ogni denuncia porta con sé la nuova violenza di cronache morbose, pornografiche, che trasformano le vittime in colpevoli.
Bisogna saper dare un senso al silenzio che le donne scelgono, o a cui sono costrette e occultate nelle statistiche che segnano una lieve diminuzione delle denunce, seppellendo nei numeri il peso permanente della violenza, degli stupri, dei femminicidi.
Una donna che subisce una violenza spesso finisce per subirne due. Questo è inaccettabile, e la nostra mobilitazione chiede interventi concreti per combattere questa sub-cultura: la convenzione di Istanbul non va solo citata ma anche applicata; la depenalizzazione dello stalking va cancellata; la cultura del rispetto si costruisce a partire dalla scuola, dal senso delle parole, si chiama educazione; agli operatori della comunicazione tutti, chiediamo che ci si interroghi e si decida sul senso dell'informazione, sul peso delle parole ed esigiamo la censura di chi si bea della cronaca morbosa; ancora una volta servono risorse e mezzi per i centri antiviolenza, case sicure, e norme certe per l'inserimento al lavoro; vogliamo che venga diffuso e potenziato il servizio di pubblica utilità telefonico contro la violenza sessuale e di genere; alla magistratura e alle forze dell'ordine, chiediamo che venga prima la parola della donna in pericolo, della donna abusata, che non si sottovaluti, che non si rinvii, che si dia certezza e rapidità nelle risposte e nella protezione. Chiediamo infine a tutti: pesate le parole. E sappiate che non si può cancellare la nostra libertà.

(intervento pubblicato su La Nazione - pagine regionali - del 28-9-2017)

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