Autonomie regionali e diritti, la necessità di un disegno organico
Di: Carteggio Dalida Angelini-Enrico Rossi
gio 19 ott, 2017
Dalida per sito

Caro Presidente Enrico Rossi,
il Consiglio regionale della Toscana ha approvato a maggioranza una risoluzione per l’avvio delle procedure finalizzate all’attribuzione di condizioni particolari di autonomia - ai sensi dell’art. 116, comma terzo, della Costituzione -, che cita: “Attivare i passaggi necessari... per ottenere forme e condizioni ulteriori di autonomia… attinenti ai Beni naturali e paesaggistici e alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, nonché a quelle che verranno eventualmente individuate...”.
Un anno fa ci siamo misurati sulla Riforma Costituzionale. Fra le ragioni del nostro “no” al Referendum c’era l’impianto neocentralista di una riforma che avrebbe ulteriormente allontanato i cittadini dai luoghi delle decisioni.
Oggi la Cgil pensa che intraprendere un percorso di ulteriore autonomia in capo alle Regioni sia sbagliato per due ragioni.
La prima: la crisi economica che si è alimentata delle diseguaglianze e ne ha generate ulteriori e più profonde. Questa frantumazione sociale necessita di una ricomposizione con interventi a tutti i livelli, partendo dal modus operandi istituzionale, nella chiarezza di ruoli, funzioni e risorse assegnate.
La seconda: le spinte centrifughe che ormai corrodono gli Stati nazionali, in direzione delle piccole patrie, luoghi di autonomia antistorica.
Ciò che serve è un quadro unitario che orienti un sistema policentrico e decentrato, verso un federalismo democratico, cooperativo e solidale.
E’ necessario, tuttavia, confrontarci con il perdurare delle criticità della Riforma del Titolo V della Costituzione, con le contraddizioni di un centralismo finanziario operato in un quadro di decentramento di competenze cui non corrisponde un'adeguata redistribuzione delle risorse, con le contraddizioni derivanti dall'aver legiferato come fosse vigente la legge di riforma Costituzionale bocciata il 4 dicembre e, da ultimo, con l'iniziativa presa o annunciata da più Regioni di avocare a sé ulteriori funzioni.
L'iniziativa di Lombardia e Veneto è dominata da spinte autonomiste esplicite che mettono in discussione l'unità del sistema di diritti, e mirano a rompere il vincolo di solidarietà della comunità statuale. I referendum consultivi del prossimo 22 ottobre ne sono l’espressione.
Queste spinte autonomiste pongono l'urgenza di una legislazione nazionale che definisca il quadro unitario di diritti in cui le varie realtà locali possano e debbano agire valorizzando le rispettive peculiarità, senza uscire dai confini di quel federalismo solidale che deve garantire l'uguaglianza dei diritti di cittadinanza a prescindere dalla Regione di residenza.
Caro Presidente, mi rivolgo pertanto a Lei perché si faccia promotore verso la Conferenza Stato-Regioni affinché si avvii un percorso di approfondimento e di iniziativa per delineare quel disegno organico necessario a definire un sistema istituzionale integrato in cui, partendo dai bisogni dei cittadini, siano definiti gli ambiti di intervento, le funzioni e le relative risorse spettanti a Stato, Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni, nel rispetto dei principi costituzionali di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.

(intervento pubblicato a firma Dalida Angelini su Repubblica Firenze il 19-10-2017)

"AUTONOMIA SI', SECESSIONISMO NO"
(di Enrico Rossi; intervento pubblicato su Repubblica Firenze il 22-10-2017)

Ringrazio la Cgil Toscana e la sua segretaria per aver ribadito su Repubblica i temi del federalismo solidale e dei diritti di cittadinanza. Sono questioni cruciali. Mi impegnerò nella Conferenza Stato-Regioni perché ci sia un approfondimento sul tema e perché ai tavoli concertativi sia garantita la presenza delle parti sociali e del sindacato. Così ha sempre fatto la Toscana nei processi di riforma.
Il «regionalismo differenziato» ha senso in un quadro di supremazia e unità dello Stato. Per questo, con tutte le riserve per l'aberrante campagna referendaria del 4 dicembre, ritenni che un nuovo disegno costituzionale fondato sulla clausola di supremazia avrebbe potuto rimediare alle disfunzioni del nostro regionalismo.
A un anno di distanza la questione è ancora aperta e con essa tensioni e conflitti. I referendum di Lombardia e Veneto sono profondamente sbagliati perché puntano a peggiorare gli squilibri tra le diverse aree del Paese e alimentano egoismi e chiusure.
L'opportunismo della destra sul tema è facilmente dimostrabile con un esempio. Dopo l'entrata in vigore del nuovo titolo V, la Toscana tentò la strada dell'autonomia speciale nei settori della tutela dell'ambiente e dei beni culturali. Ma quell'iter si interruppe per la mancanza di volontà politica del governo di allora, con al suo interno un'importante rappresentanza leghista.
Oggi, il nostro Consiglio regionale ripropone legittimamente il medesimo tema. Ciò che però la Toscana deve evitare è che "più autonomia" possa essere equivocata con egoismo. Un serio dibattito sul federalismo non può prescindere da questo presupposto. Non siamo stati egoisti quando abbiamo deciso e attuato il riassorbimento delle funzioni e del personale delle Province (la Toscana è stata la prima Regione in Italia) né quando abbiamo proposto una macro-regione dell'Italia centrale per competere in Europa. Occorre ribaltare il ragionamento e riflettere sulla necessità di ricostruire corpi intermedi, sociali e territoriali, capaci di competere con le sfide attuali. Ci attende un mondo di interdipendenze globali e conflitti di classe legati alla ristrutturazione del lavoro, non di chiusure corporative e nazionalistiche.
Il lavoro ha perso rappresentanza, è stato frammentato, sfruttato e reso precario. I lavoratori sono stati privati di protagonismo politico e sociale. Senza lavoro e diritti diffusi non è possibile una democrazia solida e diffusa. Non basta l'autonomia, non serve il secessionismo. Su questo piano, la questione democratica e quella dell'ordinamento e unità dello Stato si saldano.
È un percorso che investe la politica, il sindacato, le forze produttive, i cittadini. Dobbiamo prepararci a sfidare chi intende stravolgere l'unità e la coesione del Paese e sono certo che anche su questo fronte, come in altri, saremo alleati.

"L'AUTONOMIA SPECIALE PER CERTE REGIONI NON HA SENSO"
intervento di Leonardo Marras (capogruppo Pd al Consiglio regionale della Toscana) pubbblicato su Repubblica Firenze il 26-10-2017)

L’Autonomia è associata alla responsabilità e non all’egoismo. Accanto alla richiesta di riconoscere diritti sono affermati doveri di tenere insieme tutto il paese, solidalmente tra le regioni. La differenziazione dell’autonomia significa permettere alle Regioni - che possono - di occuparsi di materie in modo specifico, lasciando allo Stato il compito di dedicarsi di più ai territori che sono maggiormente in difficoltà. E se ha senso un regionalismo differenziato, non ha più senso l’autonomia speciale di alcune regioni che mantengono privilegi obsoleti. Massimo rispetto, per carità, per il voto di milioni di italiani di domenica scorsa, anche se le pulsioni particolariste che hanno alimentato quella partecipazione non hanno niente a che vedere con lo spazio offerto dalla Costituzione per riconoscere maggiori poteri alle regioni. Si è discusso più del residuo fiscale che della qualità dell’autonomia reclamata. È stata, in definitiva, una grande iniziativa politico-prapagandistica pagata coi soldi pubblici, che ha avuto il solo merito di rimettere al centro del dibattito le riforme che mancano e di cui dal 4 dicembre scorso si erano perse le tracce. In effetti, siamo ancora lì. E sebbene taluni marchino quel momento come “aberrante”, tutto ciò che sta accadendo dimostra quale occasione abbiamo perso. A proposito di regionalismo differenziato, infatti, la riforma conteneva alcune soluzioni e ricercava nuovi equilibri tra Stato e Regioni.
Sull’articolo 116, ossia l’oggetto del referendum in Lombardia e Veneto, la Regione Toscana non deve imparare da nessuno. È stata la prima ad applicare in modo robusto il decentramento amministrativo secondo il principio di sussidiarietà e la prima ad avanzare al governo (nel 2003) la richiesta di nuovi poteri su ambiente e beni culturali. Perché su queste materie siamo la locomotiva d’Italia, abbiamo gli strumenti, le risorse e le competenze per agire in proprio e perché saremmo in grado di offrire soluzioni più avanzate e specifiche oltre che di semplificare. Dunque, non c’è solo la necessità di maggiore autonomia regionale, ma anche di riequilibrare la qualità e la quantità dell’autonomia già riconosciuta. Senza dimenticare che le regioni non sono gli enti che godono di tutta questa fiducia da parte degli italiani e dovrebbero svolgere meglio i compiti che sono già loro assegnati, pena l’accusa di creare un nuovo centralismo. È il motivo lamentato dai sindaci toscani qualche settimana fa, da sempre abituati ad una forte spinta al decentramento, venuta meno con la riforma delle province. Occorre anche su questo aprire una nuova fase di relazioni tra i Comuni e la Regione Toscana basate sulla cooperazione istituzionale.
Per queste ragioni la risoluzione approvata lo scorso 13 settembre in Consiglio regionale contiene la richiesta alla giunta di approfondire seriamente il tema dell’autonomia e di riproporre in aula una discussione su questi temi per poi avanzare al governo una proposta precisa.
L’autore è capogruppo del Pd in consiglio regionale

Condividi questo contenuto

Le ultime notizie

23-11-2017
La Regione Toscana mette a disposizione quattro milioni di euro ....
23-11-2017
Dopo l'affossamento alla Camera della proposta di legge sul ritorno ....
23-11-2017
Giornata di mobilitazione nazionale domani, con assemblee trasversali ....
23-11-2017
Il Black Friday 2017 segna anticipatamente un primato, ma non ....
©CGIL TOSCANA - progetto sviluppato con il CMS ISWEB« di Internet Soluzioni Srl | Credits | Privacy CHI SIAMO ISCRIVITI
Italiano     English     Franšais     Deutsch     Espa˝ol     Russo