Mai più fascismi, mai più razzismi
Di: Susanna Camusso
mer 21 feb, 2018
Camussoo

Il 24 febbraio, a Roma, l’Italia democratica scende in piazza contro fascismo, razzismo e xenofobia. Un appuntamento che assume sempre più rilievo man mano che passano i giorni e che i rigurgiti di un’ideologia che qualcuno a torto aveva giudicato defunta si fanno sempre più frequenti e inquietanti: aggressioni, minacce, slogan irripetibili. Su questi temi è intervenuta Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, intervistata da RadioArticolo1.

Purtroppo, commenta la sindacalista, “gli effetti di una globalizzazione non governata, non pensata e lasciata alla logica della pura libera circolazione dei capitali e delle merci – senza nessuna preoccupazione per il lavoro e per le condizioni delle persone – ha generato diseguaglianze anche in luoghi dove le diseguaglianze si erano progressivamente ridotte, a partire dalla nostra Europa. Le mancate risposte hanno prodotto un senso di solitudine diffuso, la sensazione di stare sempre peggio, di non trovare interlocutori”. Questo spiega perché in troppi danno retta a chi urla e “agita” risposte che magari “appaiono rassicuranti, ma che agiscono in realtà sulle paure, colpevolizzando chi sta peggio. Purtroppo questi fenomeni non sono passeggeri, perché da un lato mancano risposte adeguate e dall’altro si continua ad agire su quelle insicurezze che alimentano, appunto, le paure”.

In questi anni in troppi sono stati tolleranti con gli intolleranti, deboli con la violenza dei gruppi razzisti, incerti di fronte al proliferare di organizzazioni che si richiamano alle dittature degli anni 20. Cosa chiede il sindacato, cosa può fare la Cgil?

Camusso Intanto chiediamo che si applichi la Costituzione e le leggi che ne sono derivate che vietano in Italia la ricostituzione dei partiti fascisti, riconoscendo il reato di apologia del fascismo. Sono leggi che non limitano affatto la libertà, come qualcuno sostiene, ma che, anzi, sono state pensate proprio a tutela delle libertà. Poi il sindacato, oltre a partecipare a questo importante movimento collettivo antifascista, ha un altro compito fondamentale: organizzare il disagio. Perché, oltre all’insipienza della politica che ha tollerato slogan e attacchi alle istituzioni che non andavano tollerati, c’è, come detto prima, il disagio delle persone, la mancanza di risposte, le periferie abbandonate, i lavori poveri. E allora abbiamo bisogno di ricostruire condizioni di diritto per tutti i lavoratori, qualunque sia il loro impiego. Questo vale anche per le condizioni sociali: non può esserci una povertà che prolifera senza che nessuno organizzi collettivamente una rivendicazione di risposte adeguate. Dobbiamo tornare al significato originario della parola “solidarietà”, al suo senso mutualistico.

La deriva razzista, oscurantista, autoritaria che fomenta paure, rancori e xenofobia ha nella superiorità della razza bianca e nella repulsa per i migranti il suo minimo comun denominatore. Quali sono secondo te gli errori dell'Italia e dell'Europa nella gestione di un fenomeno tanto epocale quale irreversibile?

Camusso Il primo è quello di essere smemorati. Credo che questa sia la colpa politica più grave: aver dimenticato a 80 anni di distanza le leggi razziali che il nostro paese si era dato. Il primo grave errore politico che ha compiuto l’Europa è stato quello di aver permesso che si costruissero muri: che fossero di filo spinato o di mattoni non cambia molto. L’Europa non ha saputo sviluppare in politica internazionale un suo ruolo di portatrice di pace e mediazione nei conflitti, che sono una delle ragioni che hanno prodotto fenomeni migratori così emergenziali, legati come sono alla ricerca della sopravvivenza e alla fuga dalle guerre. Le scelte fatte sulla Libia sono scelte sbagliate e se ne pagano prezzi pesantissimi. Per non parlare dell'accordo con la Turchia sul respingimento dei migranti. Insomma: una mancanza di visione a cui si è risposto solo con l’emergenza. La conseguenza è che non c’è stata nessuna politica dell’accoglienza, nessun governo dei flussi: chi arriva nel porto di un paese non è detto che voglia rimanere lì, magari vuole ricongiungersi a familiari che sono altrove. Anche in questo caso la nostra storia dovrebbe insegnarci qualcosa: basterebbe che ogni tanto ci ricordassimo quanti passaporti italiani ci sono oggi in America Latina.

E la logica dell’emergenza contribuisce a sua volta a generare ulteriori paure e insicurezze…

Camusso Esattamente, con tutto quello che ne consegue. E invece la prima cosa da fare sarebbe quella di tornare a una discussione normale: si enuclea un problema e si danno risposte ragionate. A partire da una considerazione: i flussi migratori ci sono sempre stati e ci ci saranno sempre e, quindi, bisogna trovare delle regole giuste ed eque per governarli. Senza illudere nessuno: non si possono tirare su i muri.

Espressioni come “prima gli italiani”, “padroni a casa nostra”, “no allo ius soli” conquistano anche larghe fasce popolari, come te lo spieghi?

Camusso Oltre ai disagi e alle paure di cui dicevo prima, colpisce un altro aspetto sgradevole: si sta perdendo il senso proprio della cultura, della relazione con gli altri e di ciò che ne deriva in termini di ricchezza, conoscenza, possibilità. Si perde memoria del fatto che tante di quelle cose spregevoli che si dicono sui migranti sono le stesse che venivano dette agli italiani quando sbarcavano in America. Come si contrasta questa deriva? Con la forza e il coraggio di una politica che, anziché alimentare le paure, provi a pensare e a raccontare un mondo dove i diritti e i valori della cittadinanza europea siano per tutti e favoriscano l’accoglienza.

Insomma, tante buone ragioni per essere in piazza a Roma il 24 febbraio…

Camusso Assolutamente sì. E la cosa importante è che le iniziative continuano a moltiplicarsi in giro per l'Italia. Bisogna continuare a dire “Mai più fascismi”, e dunque è importante firmare l'appello online e raccogliere le firme per strada. Poi naturalmente c’è il 25 aprile: che deve essere come sempre la grande celebrazione della libertà del nostro paese, tema non del passato ma del presente. E, naturalmente, il 2 giugno, la festa della Repubblica democratica.

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