IN CAMPO PER ARGINARE LA CRISI UNICO ASSENTE IL GOVERNO
Di: Intervista a Paolo Graziani - Segr. Cgil Toscana
mer 24 giu, 2009
Ma allora il sindacato non si limita a denunciare i disastri di una crisi, che è certo mondiale, ma che morde la carne viva dei toscani ed in particolare di quei toscani che la Cgil rappresenta?
La Cgil spende, in verità, gran parte del proprio tempo per stimolare l'acquisizione di strumenti per gestire la crisi in un ottica di coesione sociale, riportando a casa buoni risultati. Prima di parlarne, però, dal momento che il tempo delle elezioni è finito e nessuno potrà accusarmi di fare campagna elettorale, voglio dire alcune cose senza paura di smentita: ci siamo incontrati proficuamente con i diversi attori sociali; abbiamo registrato un forte impegno della Regione che ha messo in campo una serie di misure a favore dei precari e per l’estensione a tutti i settori della Cassa Integrazione in Deroga; abbiamo registrato, al contrario, l'assenza totale del governo nazionale, che continua a non avere una politica industriale degna di questo nome e che non ha sentito l’esigenza di riunire tutte le parti come da tempo la CGIL chiede. Dalla Toscana sono partite decine di lettere al Ministero dello Sviluppo Economico con richieste di convocare tavoli nazionali per affrontare le situazioni di più gravi, Pistoia, Prato, Carrara, e mai, dico mai, è arrivata un risposta. Questo comportamento è assolutamente inaccettabile.

E' possibile il più sinteticamente possibile raccontare il lavoro di questi mesi?
Ci provo riassumendo alcun i dati significativi: in oltre 1.260 aziende industriali abbiamo effettuato confronti e accordi per l’utilizzo della CIG (cassa integrazione guadagni) di cui 347 sono state intese che prevedono la CIGS (cassa integrazione guadagni straordinaria) e di queste 195 hanno trasformato la mobilità in CIGS; in 2.800 aziende del settore artigianato sono state raggiunte intese per la CIGS in deroga per un totale di 4.200 domande; sono stati siglati circa quaranta contratti di solidarietà.
Il faro che ci ha illuminato è stata la salvaguardia delle figure più deboli del mercato del lavoro come apprendisti e precari.

Ci sono accordi di cui la Cgil è particolarmente fiera?
Quello alla Lucchini che prevede l’utilizzo della CIGS in deroga per gli apprendisti è uno di quelli da prendere a riferimento cosi come quello alla alla KME (800 addetti) dove è stata utilizzata la CIGS senza individuare degli esuberi finali, anzi alla fine per la parte relativa agli impiegati sarà stipulato un contratto di solidarietà. Ed ancora l'accordo alla Pirelli dove si sono stabilizzati i tempi determinati, ma il caso più eclatante riguarda la SCA di Pratovecchio che dopo 60 giorni di presidio contro la chiusura immediata, grazie alla lotta dei lavoratori ha ripreso l’attività produttiva e si lavorerà fino alla fine dell’anno. Alla SCA è stato raggiunto un accordo che prevede l’utilizzo di tutti gli strumenti per evitare i licenziamenti attraverso la richiesta di CIGS e precisi impegni per il mantenimento di una parte dell’attività produttiva e di processi di reindustrializzazione. L’accordo è stato sottoposto a referendum fra i lavoratori ed è stato approvato a stragrande maggioranza.
In sostanza in numerose aziende della nostra regione abbiamo sviluppato intese per mantenere l’occupazione e salvaguardare le professionalità, ma mi corre l’obbligo segnalare anche, che nella crisi, vi sono realtà che in crisi non sono cercano di riorganizzare l’azienda con il chiaro obiettivo anche di indebolire la nostra rappresentanza.

E fin qui siamo alla difesa, brillante quanto si vuole ma pur sempre difesa. Resta il tempo per pensare al dopo crisi, perché, più tardi che presto, questa crisi finirà.
Gli strumenti di gestione della crisi sono importanti ma è opportuno ragionare anche delle iniziative per sostenere l’apparato industriale ed economico della Toscana, CGIL CISL UIL hanno avanzato precise proposte in tal senso.
I soggetti da chiamare in causa sono il governo nazionale, i governi locali e le associazioni imprenditoriali. La nostra idea non è nuova, la andiamo ripetendo da anni, è quella di non comprimere diritti e salari, ma anzi di svilupparli per perseguire una via alta dello sviluppo, con sempre maggiore innovazione di processo e di prodotto.
Se non ripartono i consumi non ci sarà ripresa e i consumi non ripartiranno se l'Italia continuerà ad avere il primato nell'EU del livello più alto di tasse sul lavoro, così come in questi giorni ha certificato Eurostat.
E' il tempo delle scelte, le risorse a disposizione non sono infinite, quelle che abbiamo vanno indirizzate verso settori che siano in grado di garantirci uno sviluppo possibile e sostenile. Il settore delle energie rinnovabili alla Cgil sembra debba essere quello su cui indirizzare investimenti pubblici e privati da attrarre. Alla Regione cui riconosciamo grande sensibilità sociale chiediamo uno sforzo ulteriore a sostegno di uno sviluppo di qualità, ci sono leggi come quella sulla riforma dei servizi pubblici locali che aspettano davvero da troppo tempo di essere approvate. Uno sviluppo di qualità non può fare a meno di servizi di qualità.

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