Privatizzazione di Toscana Energia, i rischi e il dibattito mancato
Di: Fabio Berni
gio 07 giu, 2018
Berni Fabio

Consideriamo quanto sta avvenendo in questi giorni in merito alla privatizzazione di Toscana Energia molto grave. Gravi sono infatti, a nostro avviso, le dichiarazioni di alcuni amministratori, apparse in questi giorni sulla stampa, che motivano la modifica dello Statuto e dei Patti parasociali come finalizzata unicamente a fare cassa, e cioè a sistemare il bilancio comunale o ad acquisire dividendi straordinari una tantum mediante la liberazione di riserve patrimoniali, con tutti i rischi per il futuro che queste operazioni possono comportare. Toscana Energia è un'azienda importante per il territorio toscano, che gestisce servizi fondamentali per lo sviluppo delle comunità nelle quali opera, e come tale merita una discussione, riferita alle proprie strategie industriali e ai propri piani di sviluppo, aperta e trasparente. Proprio come quella che avvenne agli inizi degli anni 2000 quando Fiorentina Gas e Toscana Gas (costituita a sua volta dalla fusione di Ages di Pisa con Publienergia di Pistoia e Empoli) avviarono il percorso di fusione che condusse alla nascita di Toscana Energia, una discussione condotta allora alla luce del sole e pubblicamente. E qui sta il primo problema. Il confronto tutto interno alla proprietà, che come sindacato unitario abbiamo definito "carbonaro", non ha avuto alcuna evidenza pubblica anzi è stata condotto in una modalità che riteniamo sbagliata proprio perché poco aperta e non sufficientemente trasparente. A dimostrazione di questo, una richiesta di incontro avanzata unitariamente dai sindacati di categoria Filctem-Cgil Femca-Cisl Uiltec-Uil di alcuni mesi fa (in seguito dell'uscita su un quotidiano finanziario nazionale di alcune indiscrezioni non confermate in merito) a cui non è stata ancora fornita risposta. Sarebbe stato utile, secondo noi, che in quel momento il rappresentante degli enti locali, presidente Lovadina a cui la lettera era indirizzata, avesse rappresentato e motivato la posizione dei soci pubblici e aperto una discussione sul tema in cui confrontare le diverse posizioni. Viene fuori adesso che la discussione "riservata" tra i soci fosse già iniziata da tempo. Non ci convince inoltre il merito della decisione assunta dai comuni soci. Perdere la maggioranza in una qualsiasi compagine societaria significa perdere il diritto di decidere, cosa sempre sensibile per chi rappresenta i cittadini e le comunità locali. E i servizi pubblici, insieme ad altre importanti attività economiche, costituiscono un rilevante volano di sviluppo per gli investimenti che generano, per il servizio che forniscono a famiglie e imprese, per l'importante impatto positivo sull'occupazione diretta e indiretta. Infatti, in molte realtà del paese, come abbiamo già avuto modo di ricordare, le amministrazioni locali, anche di diverso colore politico, stanno rafforzando modelli di sviluppo che mantengono sul territorio le capacità decisionali in merito alla gestione dei servizi e ai relativi piani di sviluppo. Infine non siamo persuasi della «obbligatorietà di rimuovere i vincoli» alla vendita di azioni degli Enti che emerge in alcune recentissime posizioni. Non ne siamo convinti perché una tale possibilità era già prevista in Toscana Energia ed era regolata all'interno dello Statuto e dei Patti con chiare clausole di prelazione. Quindi riteniamo che alla base di tutto ci sia una decisione politica che, come tutte le decisioni, deve essere responsabilmente motivata e dibattuta con la consapevolezza da parte di tutti dei rischi legati alla perdita di centralità della rappresentanza territoriale. Rischi che possono produrre effetti, sfortunatamente non nuovi, sugli assetti occupazionali, sull'organizzazione del lavoro, sulle attività presidiate, sul lavoro delle ditte in appalto, sulla qualità e sulla sicurezza del servizio; quindi sulla ricchezza e sullo sviluppo di un territorio. Le lavoratrici e i lavoratori di Toscana Energia sono molto sensibili e attenti a tutti questi argomenti e per questo è stato aperto in azienda uno stato di agitazione, con procedure di raffreddamento inviate alle Prefetture interessate. Per tutto quanto richiamato sopra, riteniamo necessario aprire una discussione su questo argomento di grande interesse in cui approfondire le varie posizioni presenti in maniera i aperta e trasparente.

(l'autore è il segretario generale della Filctem Cgil Toscana)
(L'intervento è stato pubblicato su Repubblica Firenze il 7-6-2018)

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