''Con i voucher il decreto ha perso la sua dignità''
Di: Susanna Camusso (su Il Manifesto)
sab 04 ago, 2018
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Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, l’estensione dei voucher in agricoltura, turismo e enti locali nel «Decreto dignità» è passata alla Camera. La settimana prossima al Senato. La Cgil ha annunciato che l’avrebbe contrastata come negli anni scorsi. Cosa intende fare?
Valuteremo come continuare la campagna iniziata dalle rappresentanze dei lavoratori agricoli, del turismo e della funzione pubblica. Siamo convinti che la Carta dei diritti che abbiamo elaborato, e sottoposto ai nostri iscritti, diventata proposta di legge di iniziativa popolare con oltre 1 milione 300 mila firme che giace ora al Parlamento sarebbe risolutiva anche sui voucher. Valuteremo anche se procedere a una nuova campagna di abrogazione della norma.
Ha parlato di un referendum. È una delle opzioni sul tavolo?
Sì, è una delle ipotesi possibili.
Come giudica un decreto che porta il nome di «dignità», presentato come la «Waterloo del precariato», ma che rilancia una delle forme più simboliche di precariato: i voucher?
Mi sembra che abbia perso qualunque caratteristica della dignità. È poco coraggioso rispetto a un tema importante come quello dei contratti a termine e, in più, reintroduce la forma peggiore di precariato, i voucher appunto. L’insieme di questi elementi lo rende debolissimo.
Dal governo dicono che non ci saranno abusi in agricoltura, l’estensione dei voucher sarà limitata a piccoli alberghi e strutture ricettive del turismo fino a 8 dipendenti, avranno una durata massima di 10 giorni.
Apprezzo la loro convinzione, sembra che a parole il mondo sia cambiato. Com’è noto, invece, i voucher si reggono sull’abuso strumentale delle imprese al di là dei contratti di lavoro che esistono in tutti i settori dov’è prevista l’estensione. Tutti prevedono forme contrattuali nei casi dei lavori brevi. Quello che si sta facendo è tendere alla destrutturazione dei contratti nazionali. Si fa finta di ignorare che queste norme esistano e già regolano le attività esistenti. Come nel caso precedente di allargamento della platea che può far ricorso ai voucher, quello che ci ha portato a indire il referendum l’anno scorso, si vuole ridurre il lavoro stagionale a quello occasionale. Tutte queste rassicurazioni non bastano. Il governo sa che esiste una contraddizione e prova a minimizzare altre cose molto sgradevoli presenti nel decreto.
Quali?
Ad esempio l’autocertificazione che pensionati, studenti, disoccupati e percettori di sostegno al reddito dovranno presentare all’Inps per dimostrare di appartenere a una di queste categorie e per non essere inseriti negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli. È una deresponsabilizzazione delle imprese. C’è il problema del controllo per evitare l’abuso già registrato in occasione di altre estensioni dei voucher. Seguiremo l’iter parlamentare e faremo le nostre proposte.
I voucher sono il pegno pagato dai Cinque Stelle alla Lega?
Il decreto è del governo. Hanno certamente pesato lobby e gruppi di interesse.
Gli imprenditori veneti dicono che la norma sui contratti è «un cappio al collo» e porterà alla chiusura delle imprese. Hanno ragione?
Mi pare che stiano esagerando nei toni e nelle affermazioni. Il presupposto di queste uscite è che il lavoro dev’essere solo a termine. I contratti a termine vanno usati quando c’è una ragione, non possono essere applicati per qualsiasi scopo. Non è una tragedia ristabilire una razionalità. Il problema è che, anche per effetto della legislazione derogatoria degli ultimi 30 anni, esiste la convinzione per cui il costo del lavoro e dell’impresa vada scaricato sui lavoratori. Trovo molto discutibile questa impostazione. Basta vedere i dati record sui contratti a termine per capire gli effetti che ha prodotto. Del decreto Di Maio abbiamo valutato positivamente l’inversione della logica per cui la legislazione deve offrire più possibilità alle imprese. Per la prima volta si è tornati a mettere dei vincoli, giustamente è cambiata la filosofia delle ultime stagioni.
In queste settimane di mobilitazione contro i voucher Di Maio non vi ha mai risposto. Sembra anzi liquidare i vostri argomenti, o non prestarci attenzione. Come spiega questa sicurezza?
Non è sicurezza, non si vuole affrontare le contraddizioni. Ha detto in campagna elettorale che avrebbero stabilizzato il lavoro, ripristinato l’articolo 18, sostenuto il nostro referendum contro i voucher. Ora però non hanno argomenti per replicare, non sono in grado di motivare il cambiamento.
Il ministro sembra avere riscoperto la concertazione. Vi ha invitati al tavolo dei riders, ad esempio. Sui voucher, il 13 luglio scorso, Di Maio ha detto a Coldiretti: «Scriviamo insieme la norma sui voucher in agricoltura». Sembra che l’abbiano fatto. Che idea di concertazione ha il ministro?
È una domanda che ci poniamo anche noi. Ho la sensazione che si faccia fatica a riconoscerla. C’è un atteggiamento individualizzante che nega la condizione collettiva e di conseguenza la rappresentanza. Finora non c’è stato un confronto vero sui problemi, neppure nelle discussioni, che pure ci sono state, sui trattati commerciali. Anche in quell’occasione il governo ha parlato solo con le imprese.
Di Maio sostiene che il decreto dignità «non è un punto di arrivo» e ha «cominciato a invertire la tendenza del precariato». Ora dice che si metterà «a un tavolo con gli imprenditori e cominceremo a sburocratizzare tante altre cose». Con le imprese vuole capire «come dovremo andare oltre sul precariato». Ma perché le imprese hanno idea di come superare il precariato?
Normalmente sono la nostra controparte quando affrontiamo i problemi del precariato, in molti casi prodotti da una legislazione che ha accompagnato la sua diffusione. I voucher ne sono un esempio. Il problema è che si rischia di decontrattualizzare il lavoro, mentre credo che sia necessario rilanciare la contrattazione collettiva. Mi auguro che il governo voglia discutere di questi problemi anche con noi.
Si dice che un terzo degli iscritti Cgil abbia votato Cinque Stelle. Teme che la vostra opposizione al governo sui voucher, a due mesi dall’inizio del suo mandato, possa nuocere alla mobilitazione?
I nostri iscritti sanno distinguere il voto ai loro rappresentanti dai problemi concreti che si generano. Sul lavoro, e la precarietà, tra i lavoratori esiste un’ampia consapevolezza su quali sono i problemi ed esiste un vasto consenso, a cominciare dalle elezioni delle rappresentanze sindacali, alle sigle confederali.
Pensa sia possibile unire le mobilitazioni sui diritti dei migranti e per l’accoglienza, che reagiscono alle politiche del governo di cui Di Maio fa parte, con quelle sociali e del lavoro?
È necessario combattere l’idea che una guerra dei penultimi contro gli ultimi sia la soluzione dei problemi del lavoro e che le migrazioni siano la causa della povertà e della precarietà. La logica da affermare è un’altra: quella della redistribuzione delle ricchezze, della giustizia sociale. La ricostruzione della solidarietà e dell’identità del lavoro frantumato sono sullo stesso piano, non sono in contraddizione.

di Roberto Ciccarelli (Il Manifesto 04.08.2018)

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