Legge di Bilancio, sbagliata, miope, recessiva. Grande manifestazione a Gennaio
Di: Cgil Cisl Uil
dom 23 dic, 2018
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“Una Legge di Bilancio sbagliata, miope, recessiva, che taglia ulteriormente su crescita e sviluppo, lavoro e pensioni, coesione e investimenti produttivi, negando al Paese, e in particolare alle sue aree più deboli, una prospettiva di rilancio economico e sociale . Per rispondere ad una impostazione di politica economica assolutamente sbagliata e che non recepisce le richieste della piattaforma unitaria Cgil, Cisl e Uil sono pronte alla mobilitazione unitaria che culminerà con una grande manifestazioni nazionale a Gennaio ”.
È il duro giudizio che Cgil, Cisl e Uil esprimono in una nota unitaria sul Maxiemendamento approvato questa notte con voto di fiducia al Senato e che aggiungono per le modalità della sua approvazione, rappresenta una grave lesione alla democrazia parlamentare”.
“Nel testo approvato da Palazzo Madama non c’è il minimo sforzo per intercettare le urgenti e profonde necessità espresse dai territori, dal lavoro, dalle categorie più deboli.
Di fronte alle enormi difficoltà dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati, dei giovani, si risponde con la logica assurda e incoerente delle spese correnti e dei tagli al capitale produttivo. Le risorse per gli investimenti - già limitate - sono drasticamente ridotte, bloccando così gli interventi in infrastrutture materiali e sociali – a partire da sanità e istruzione - necessaria leva per la creazione di lavoro, la crescita e la coesione sociale territoriale. Si fa cassa con il taglio dell’adeguamento all’inflazione per le pensioni sopra i 1522 euro lordi al mese, il blocco delle assunzioni nella PA fino a novembre e le risorse –insufficienti- per il rinnovo dei contratti pubblici. Nessuna risposta sugli ammortizzatori e neppure sul versante fiscale per lavoratori e pensionati dove invece si sceglie di introdurre la flat tax e nuovi condoni. Una legge di bilancio che colloca per il 2020 e 2021 sulle spalle degli italiani un debito di oltre 50 miliardi in virtù delle clausole di salvaguardia, vincolando così anche per il futuro qualunque spazio per interventi espansivi che facciano ripartire il paese.
Un andamento che non risparmia, ma anzi infierisce di più sulle aree deboli del Mezzogiorno, come dimostra il drammatico ridimensionamento del cofinanziamento europeo per la convergenza territoriale.
Quella voluta dal Governo è una Manovra che non qualifica la spesa, e umilia economia reale e competitività, schiaccia la centralità della buona occupazione e del lavoro nelle dinamiche di crescita e di coesione nazionale.
Lasciare che la politica economica italiana sia ridotta a questo significa condannare il Paese al declino e alla definitiva rottura del suo tessuto sociale e produttivo.
Cgil, Cisl e Uil non possono che condannare questo andamento ed esprimere il più forte dissenso a tale politica economica. Per questo il sindacato confederale, oggi unito in un fronte compatto di proposta sulla base di una piattaforma programmatica condivisa e sostenuta da decine di migliaia di lavoratori e pensionati annuncia l’apertura di una stagione di mobilitazione e di lotta nelle categorie e sui territori che culminerà con una grande manifestazione nazionale unitaria a Gennaio.

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Camusso: «Senza risposte scenderemo in piazza». Il segretario Cgil all'attivo unitario di Napoli con Cisl e Uil: “Se il governo non rispetterà le promesse, a gennaio sarà mobilitazione. Bene l'accordo con la Ue, ma si poteva raggiungere prima. Il grande assente nella manovra è il lavoro”

Se il governo non rispetterà le promesse fatte sulla manovra finanziaria, con il nuovo anno i sindacati sono pronti a scendere in piazza. È questo, in sostanza, il messaggio lanciato dal segretario generale della Cgil Susanna Camusso durante l'attivo unitario di Cgil, Cisl e Uil che si è svolto stamattina (19 dicembre) a Napoli. Altri due attivi, ai quali hanno partecipato i leader di Cisl e Uil, Furlan e Barbagallo, si sono svolti in contemporanea a Roma (dove era presente la Cgil Toscana) e Milano.
“Noi vogliamo che avvengano le cose che il presidente del Consiglio ci ha promesso, ma diciamo al premier che se questo non succede allora a gennaio saremo noi ad andare nelle piazze a chiedere conto delle cose che devono essere fatte – ha detto Camusso –. Non vogliamo andare in piazza a prescindere, ma abbiamo detto con chiarezza che c'è un percorso. Vogliamo scommettere sul fatto che le risposte ci siano, ma vogliamo consolidare il rapporto con le persone e sappiamo che per i pensionati, per i lavoratori il tempo non è una variabile indifferente, non si può dire che un mese o un anno sia la stessa cosa. Per questo dobbiamo prepararci”.
Camusso ha poi annunciato che “nelle prossime ore misureremo cosa è concretamente cambiato nella manovra e quali risposte ci sono. Per noi il mese di gennaio sarà il mese delle risposte o della mobilitazione”. “Siamo al 19 dicembre – ha continuato – e forse solo oggi pomeriggio scopriremo qual è la manovra”, però è “chiaro che è un'altra rispetto alla discussione che abbiamo fatto finora”. E ancora: “Abbiamo sospetti, che son quelli che ci derivano dal Def e da tutti gli annunci che man mano si sono determinati”, ma “non sappiamo di quale manovra si stia parlando”.
Il problema, però, non è la presenza o meno di “quota 100” o del reddito di cittadinanza. Per i sindacati la questione irrisolta, la più importante, resta il lavoro: “Il nostro problema principale si chiama giovani, tra disoccupazione, precarietà e migrazione. Quindi il tema fondamentale è il lavoro”. “Che poi ci sia bisogno di una riforma delle pensioni – ha aggiunto – non c'è dubbio. Quota 100 è una parzialità rispetto ai temi della riforma delle pensioni, così come indubbiamente c'è un tema di contrasto alla povertà e di inclusione. Ma l'idea che sia solo quello il versante su cui lo si affronta, senza affrontare il tema del lavoro, non ha prospettive”.
La soluzione del braccio di ferro con l'Ue è una buona notizia per il segretario Cgil (“Abbiamo appreso positivamente che pare che ci sia un'intesa con l'Europa”), ma anche in questo caso le notizie sono poche e confuse: “Vorremmo capire concretamente qual è l'intesa e quali sono i provvedimenti”. Aver evitato la procedura di infrazione, in ogni caso, “è un risultato per il Paese, visto che si sarebbe scaricata in difficoltà per i cittadini. Ma mi pare – ha aggiunto – che ci sia una domanda evidente: c'era bisogno di arrivare in queste condizioni e con queste modalità? Per ottenere quel risultato forse si potevano risparmiare questi mesi di difficoltà per il Paese e di intervento della speculazione”. “La prospettiva e i legami con l'Europa sono una cosa importante – ha aggiunto Camusso –, noi abbiamo sempre detto che i trattati, così come sono, non sono utili allo sviluppo e alle risposte in particolare sul lavoro, ma che per cambiarli bisogna costruire alleanze e risposte positive”.

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