Lavoro, diritti, Europa, stato sociale: le nostre priorità
Di: Dalida Angelini
mar 30 apr, 2019
Dalida per sito

«Lavoro, diritti, e tra i primi quello del sicurezza di chi lavora, lotta alle disuguaglianze, stato sociale». Questi gli obiettivi del Primo Maggio, come li elenca la segretaria toscana Cgil, Dalida Angelini. Unendoli, in questa data così a ridosso con la scadenza elettorale del 26 maggio, con la parola Europa. Ogni Primo Maggio che si rispetti ha un suo titolo e non a caso quello di quest'anno è "La nostra Europa: lavoro, diritti, stato sociale". Perché quel titolo, Angelini?
«Per dire nelle piazze, nei paesi, dappertutto ci sia un corteo, un comizio, una festa che non abbiamo bisogno di meno ma di più Europa. Una nostra Europa: che cambi attraverso anche la partecipazione dei lavoratori che esorto a venire alle feste del Primo Maggio, come si è andati a quelle del 25 Aprile senza cui non ci sarebbero stati Primi Maggio, come esorto a partrecipare all'elezione del parlamento europeo. Per un'Europa che non parli solo di austerity, ma sia vicina alle persone e si fondi sul lavoro, faccia attenzione ai problemi sociali, alle disuguaglianze, che sia un baluardo di pace e che sappia accogliere, vedi i migranti».

Lei parlava del diritto alla sicurezza del lavoro. Eppure si muore anche nella civile Toscana, di pochi giorni fa l'ultimo morto a Livorno e se, gli incidenti diminuiscono quelli mortali crescono.
«Infatti quando parlo di diritti di cui l'Europa deve farsi carico, il primo è il diritto dei lavoratori alla sicurezza, alla vita. La Toscana ha fatto cose importanti di cui vado orgogliosa , come il protocollo sugli appalti che ha riunito i sindacati che lo avevano chiesto, la Regione, ma anche a tutte le forze imprenditoriali e in cui sono inserite norme di tutela, come la clausola di salvaguardia che assicura la riassunzione in caso di cambio di appalto. Da una settimana è diventato legge regionale. Ma resta un dato negativo».

Quale?
«Che abbiamo fatto anche sul versante della sicurezza cose importanti, abbiamo siglato protocolli con la Regione, fatto Osservatori, controlli e quanto si può. Eppure il morto di Livorno dimostra che ancora non basta. Che dobbiamo fare tutti uno scatto, che il tema del sicurezza sul lavoro deve diventare di tutti, anche delle imprese. C'è bisogno di cambiare anche da parte nostra, del sindacato. Dobbiamo impostare una campagna diversa, dobbiamo mettere la sicurezza al primo punto della contrattazione: sia nei contratti nazionali che integrativi. Dopodiché i controlli devono essere adeguati e perché accada bisogna che gli istituti che li fanno abbiano personale».

Lei parlava di appalti, che poi sono uno dei punti chiave della sicurezza. Pensa che le modifiche portate al Codice degli appalti dal decreto sblocca cantieri siano un passo avanti?
«Direi indietro, almeno a una prima lettura ancora incompleta. Comunque non si favorisce la sicurezza liberalizzando i subappalti che sono uno degli elementi fondamentali che procurano gli incidenti sul lavoro. Va bene accelerare i tempi, ma il governo avrebbe potuto togliere di mezzo molta burocrazia che allunga le procedure, ma non togliere, come sembra, elementi di garanzia per i lavoratori e per la qualità. Un altro punto critico è che il decreto ha aumentato notevolmente il valore economico degli appalti per cui si prevedono un certo tipo di gare e di procedure. Insomma l'avere allentato i vincoli non produce sicurezza, al contrario».

Lei parlava di un'Europa del lavoro e dei diritti, dell'attenzione sociale.

«L'Europa dei diritti significa che al primo posto va quello della sicurezza sul lavoro. Può fare molto l'Europa. Un'Europa che si preoccupi del lavoro, dei diritti, delle disuguaglianze economiche e sociali, si preoccupa anche di dumping, che è la prima causa di scarsa sicurezza. Perché le imprese che lavorano al massimo ribasso stringono la cintura e riducono i costi. È già stato ampiamente verificato che la prima cosa che viene tagliato è il costo della sicurezza: perché non si vede».

(intervista realizzata da Ilaria Ciuti e pubblicata su Repubblica Firenze)

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