12.000 CASSINTEGRATI IN DEROGA PROMESSE TANTE EURO ZERO SCRIVONO AL MINISTRO SACCONI
Di: Nazzareno Bisogni (Ufficio stampa)
mar 28 lug, 2009
Sono tanti in Toscana, sono già 12.000, destinati a crescere rapidamente nelle prossime settimane e mesi. Sono lavoratori dipendenti con regolare contratto di lavoro che non avevano diritto a niente quando il datore di lavoro li mandava a casa per mancanza di lavoro, operai in gran parte di aziende con meno di 15 dipendenti, di imprese artigian, dei trasporti, del commercio e dei servizi oppure di imprese che pur avendo diritto alla cassa integrazione ordinaria e straordinaria l'avevano consumata tutta, per loro c'era solo la mobilità che è bene chiamare con il suo vero nome, c'erano solo i licenziamenti collettivi. Ora hanno diritto alla cassa integrazione in deroga, sei mesi a 700 euro, pochi, terribilmente pochi, ma pur sempre qualcosa per provare a tirare avanti in attesa, nella speranza che le cose cambino. Sono già 12.000 e fin'ora non hanno visto un euro. Aspettano da sei, sette mesi. Non devono, non possono aspettare ancora. Vanno pagati, è questa una priorità assoluta, nessuna burocrazia, da qualsiasi parte annidata, deve permettersi ulteriori ritardi.
“Per la Toscana secondo la ripartizione decisa in sede di conferenza stato-regioni sono a disposizione 300 milioni nel 2009 e 350 nel 2010”, ricorda Franca Cecchini segretaria regionale con delega al mercato del lavoro” “La Regione” - aggiunge - “ha fatto un accordo a gennaio per un primo anticipo di 10 milioni: arrivati solo due settimane fa e già finiti. Poi ha firmato un altro accordo il 30 aprile per un altro acconto da 50 milioni. Ma è stato trasformato in decreto da Tremonti solo il 7 luglio, è in attesa di essere pubblicato sulla gazzetta ufficiale”.
In conclusione i finanziamenti non sono ancora esigibili. Le ore autorizzate superano già i due milioni e mezzo. L´80% degli addetti interessati vengono dall'industria manifatturiera, soprattutto tessili e metalmeccanici, e il resto dalle costruzioni, i trasporti, i servizi, l´artigianato. La maggioranza sono operai, solo il 13% impiegati e il 16% apprendisti, il 43% donne e 57% uomini. Alcuni di loro da gennaio a oggi hanno lavorato chi solo per qualche mese, chi per qualche settimana, chi per pochi giorni. C'è chi deve ancora riscuotere le ore lavorate perché le aziende sono piccole e anch'esse senza una lira. “Difficile prendersela con datori di lavoro”, dice Valentina una che si è divisa tra un po' di lavoro e un po' di cassa, “che faticano a fianco degli operai, titolari di piccole e piccolissime imprese, senza una euro pure loro.
“Le domande per accedere alla cassa in deroga crescono al ritmo di 44 nuove al giorno, aggiunge Franca Cecchini, a settembre ci saranno altri cassintegrati . Dopodiché, se anche i 50 milioni arrivassero li finiremmo entro settembre. E dopo? Cosa mangeranno i futuri cassintegrati se anche gli attuali vedessero finalmente un soldo, di questo dovrebbe occuparsi il governo e il ministro Sacconi, dovrebbe anche organizzare gli stanziamenti promessi dal governo in modo che i cassintegrati non debbano aspettare 8 -10 mesi come ora ma al massimo due”.
La Cgil per bocca di Paolo Graziani, segretario regionale con delega alle attività produttive, chiede poi al governo “una strategia di rilancio delle aziende che lo meritano ma che sono così piccole da non poter neanche usufruire dell'altra sbandierata facilitazione di Tremonti: la detassazione degli utili reinvestiti”.
Si tratta di aziende che lavorano in conto terzi e non possono, proprio non possono, ad oggi pensare ad investire in nuove strategie aziendali. “Il rischio vero - avverte Graziani - alla fine dei sei mesi di cassa integrazione in deroga e che le aziende tireranno giù i bandoni e i lavoratori verranno licenziati”. Intanto su iniziativa della Cgil Toscana i cassintegrati in deroga scriveranno una cartolina al ministro Sacconi, gli ricorderanno che non sono nelle condizioni di aspettare ancora.

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