'ABBIAMO BISOGNO DELLE BANCHE E CHE SIANO PIU' VIRTUOSE'
Di: Alessio Gramolati [Corriere Fiorentino]
ven 18 set, 2009
La ripresa della Toscana che, secondo Confindustria e Unioncamere sarà più lenta di altrove (partirà dal 2018).  E, nell’im­mediato, tre mesi di fuoco per le imprese toscane e il loro rapporto con le banche e il credito.

Alessio Gramolati, sembra quasi non esserci speranza. Martedì lei ha addirit­tura radunato tutti i vertici della Cgil al convento dei francescani di San Salvato­re a Firenze davanti al vescovo di Prato Simoni...
«Non è una novità il rapporto tra sin­dacato a Chiesa. E Prato è il simbolo di quello che sta accadendo. Torna centrale una questione, nel pensiero laico quanto nella ricerca che sta nell’ultima enciclica: il ruolo della solidarietà e il suo valore. Monsignor Simoni poneva con forza un passo dell’ultima enciclica relativa al prin­cipio di gratuità. Quello che deve essere garantito alle persone, in termini di dirit­ti e di protezioni, senza che queste passi­no dal mercato. Disuguaglianze e locali­smi, la crisi dei partiti nazionali e la chiu­sura delle persone sono alla base della cri­si che è enorme, ma è presto per stabilire la durata degli effetti».

Si riferisce ai dati diffusi da Confin­dustria e Unioncamere?
«Non solo. Nelle conunità locali c’è una preoccupazione che non leggiamo nel dibattito nazionale. Lavoro e crisi so­no stati derubricati. La denuncia e le pre­visioni di Confindustria sono sostanzial­mente in linea con il quadro di preoccu­pazione che più volte anche noi abbiamo indicato. Il tempo di uscita è lontano e non può essere fronteggiato con una stru­mentazione che era stata immaginata per crisi sostanzialmente brevi. Penso, ad esempio, agli ammortizzatori sociali. Una situazione che ha bisogno di una iniziati­va riformatrice. A settembre, 20 mila per­sone sono uscite dagli ammortizzatori so­ciali; saranno a reddito zero. Bisogna af­frontare l’emergenza, ma è evidente che da troppo tempo si è smarrita la via alta dello sviluppo e della sua qualità. C’è sta­ta una forte attività delle rendita e una bassa propensione al rischio di impresa. E poi manca un quadro nazionale di riferi­mento » .

Non crede che le responsabilità sia­no da ricercare anche in casa nostra? Che in questa regione si discuta un po’ troppo di grandi e piccole cose, che a volte l’opposizione alle politi­che del governo sia incondiziona­ta e che tutto questo comporti rin­vii su grandi nodi, come quello in­frastrutturale ad esempio?
«Sono più interessato alle respon­sabilità che ciascuno deve assumersi per il futuro. C’è l’obbligo di un cambio di passo e di modello. Un cambio di pas­so nelle relazioni interistituzionali. La To­scana ha le sue endemiche responsabilità e deve muoversi secondo una idea di pae­se. Ma se si nega la crisi, si nega l’obbligo di discutere su come superarla. Anche in questo sta il senso della manifestazione del 19». [N.d.R.: la mnifestazione in segno di lutto e solidarietà per le vittime di Kabul è stata rinviata al 3 ottobre] 

Intanto ci sono persone che aspetta­no da mesi la cassa integrazione in de­roga. Che fare?
«Voglio lanciare un appello al credito. Serve un’azione straordinaria per accele­rare il pagamento degli ammortizzatori sociali. Sono cresciute anche le sofferen­ze bancarie. In Toscana nei prossimi tre mesi avremo una concentrazione piutto­sto cospicua di insolvenze. Si potrebbe determinare, anche per i vincoli di Basi­lea 2, la chiusura a riccio delle banche del­la nostra regione. Sono pronte a fare alcu­ne scelte per evitare la stretta? A rinuncia­re a una parte dei dividendi per ricapita­lizzare? Gli utili che hanno registrato nei primi 6 mesi di quest’anno sono stati pro­dotti mediamente con un intervento sui costi del personale o con l’aumento delle commissioni. Ha pagato la parte più de­bole del sistema. È ora di rinunciare a un po’ di dividendo. Ci sono banche virtuo­se, sposiamo il loro comportamento per­ché c’è un interesse generale».

Come vi confronterete con loro?
«La Regione ha aperto un tavolo, uno dei temi che poniamo è esattamente que­sto. Ma ha fatto un altro passo importan­te. Il fondo di attrattività (i 500 milioni annunciati da Martini per la fase di start up delle imprese, ndr ) esce dalle dichiara­zioni di principio. Mentre il governo in­terviene sulla crisi con un saldo a zero. Dobbiamo raccogliere ora tutte le nostre competenze non c’è più tempo da perde­re. Bisogna tornare al concetto di solida­rietà e un esempio lo dà la sanità tosca­na, con la riforma delle liste di attesa».

Alessio Gaggioli

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