TOSCANA RISCHIO RIPRESA SENZA SVILUPPO PIU' LAUREATI, O IL TRACOLLO
Di: Alessio Gramolati da Il Tirreno
lun 25 gen, 2010
Alessio Gramolati 03

«Il rischio è una ripresa senza sviluppo», Alessio Gramolati, segretario regionale della Cgil, mette le mani avanti e spiega che il 2010 potrebbe essere l’anno dell’immobilismo. Un fenomeno preoccupante che potrebbe ulteriormente far affondare la Toscana nelle sabbie mobili della stasi economica e occupazionale. «Nei prossimi mesi - spiega Gramolati - potrebbe verificarsi un fenomeno strano, ossia si potrebbero registrare indicatori positivi, ma senza nessun effetto sull’occupazione». Una situazione che allarma lo stesso sindacato, preoccupato che la Toscana non riesca a riconvertire il modello economico vigente così da tornare competitiva sui mercati internazionali. «Dal rapporto che Irpet ha reso noto nei giorni scorsi - dice ancora Gramolati - emerge come la Toscana post crisi sia molto diversa da quella che era prima che la recessione prendesse piede. La produzione industriale non è competitiva, i servizi non hanno un elevato valore aggiunto e immettiamo nel mondo del lavoro persone con una formazione minore rispetto alla media europea». Queste, secondo Gramolati, sono le caratteristiche che porteranno l’economia toscana al tracollo a meno che non si decida velocemente di cambiare modello economico. In caso contrario il segretario Cgil vede all’orizzonte un accumularsi di lavoratori con competenze limitate, che porteranno a produzioni sempre meno specializzate e quindi a un omologarsi dei redditi a livelli più bassi. Il rapporto Irpet rivela come la crisi abbia causato la perdita di posti di lavoro soprattutto nell’industria (-10,4%) e nelle costruzioni (-10,9%), mentre i settori di servizi e agricoltura sono cresciuti a livello di occupati. Secondo l’elaborazione Irpet, si avverte un fenomeno di deindustrializzazione a favore del terziario. «Anche se spesso si tratta di attività a basso valore aggiunto - dice Gramolati - orientate verso servizi alla persona. Questo trend va cambiato altrimenti la Toscana è destinata a perdere competitività sul mercato». Per elevare la qualità della produzione il Granducato dovrebbe innalzare il livello di istruzione dei lavoratori. Secondo Eurostat in Toscana la percentuale di occupati con un elevato livello di istruzione è del 6%, contro il 21% dell’Europa, un dato che sale al 18% nei servizi privati quando però la media in Europa è del 29%. «Il significato di questi dati è chiaro - conclude Gramolati -. O si danno più competenze agli occupati o la regione è destinata a calare a picco, a non riuscire più a rendere competitivi i suoi prodotti e i suoi lavoratori». (a.c.) da Il Tirreno
 

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