LAVORO LASCIATO SOLO FISCO INIQUO ED INGIUSTO 12 MARZO SCIOPERO GENERALE
Di: Alessio Gramolati
ven 19 feb, 2010

Su tutta la stampa nazionale ha trovato ampio spazio la notizia che il 27% degli italiani non paga nulla al fisco. Non c’è solo questo. Tutta la partita fiscale italiana si rivela paradossale.
Le ultime stime dell’agenzia delle Entrate su quanto dichiarato dai 41,7 milioni di contribuenti italiani, solo 3 su mille hanno guadagnato oltre 150.000€ l’anno.
Questa rara concentrazione di contribuenti ricchi è fatta prevalentemente di lavoratori dipendenti e pensionati (129.278 persone) e da una minoranza di lavoratori autonomi e altri (20.045 persone).
I lavoratori dipendenti e pensionati dichiarano mediamente di più degli autonomi (21.600 € lordo per anno i dipendenti; 17.070 € i pensionati, 17.977 gli autonomi). Senza parlare poi della ripartizione del gettito IRPEF fra le varie categorie di contribuenti.
La cruda realtà dei numeri indica più di ogni altra considerazione il peso e la iniquità del fisco in Italia. La sua anomalia non sta solo nell’incongruenza e nell’ingiustizia di tutto ciò, ma anche nella perversione di alcune sue peculiari ricadute. E’ infatti noto che molte delle persone che evadono il fisco sono poi avvantaggiate nell’accesso allo stato sociale, perché fingendosi poveri pagano meno i servizi (asili, mense, tickets, ecc.). Vi è poi il fatto che questa situazione ha progressivamente aggravato il prelievo sui contribuenti onesti, in primo luogo salariati e pensionati. Basti pensare a come da anni la mancata restituzione del fiscal drag ha ridotto il potere d’acquisto di queste persone.
Un prelievo forzoso che ha concorso a portare con altre scelte i nostri salari ai livelli più bassi d’Europa. Secondo Eurispes siamo infatti diventati nel 2010 il fanalino di coda per salari ed ai primi posti per le tasse sul lavoro tra i 30 Paesi OCSE analizzati. I meno pagati e i più tassati!
Questa condizione oltre ad essere palesemente ingiusta nuoce al Paese, alla sua possibilità di contare su una diffusa domanda interna per la ripresa. Mina la coesione, mina la fiducia nello Stato.
Una classe di governo dovrebbe prendere provvedimenti. Il Presidente del Consiglio, sollecitato da più parti, ha detto che ci pensa, ma che ha le mani legate dalla crisi.
Singolare e straordinaria affermazione per l’unico capo di stato occidentale che proprio rispetto alla crisi ne aveva annunciato il superamento mesi orsono dopo averla a lungo negata e soprattutto non contrastata.
Il lavoro è stato lasciato solo, senza una riforma degli ammortizzatori sociali, senza politiche industriali, senza investimenti su ricerca e conoscenza. La verità è quindi un’altra.
Questo stato di cose è funzionale ad un blocco economico e sociale che alimenta le proprie fortune da questa situazione. Non a caso mentre si mandano a mare con i respingimenti poveri cristi disperati, si fanno ponti d’oro per far rientrare capitali esportati illegalmente. Di nuovo forti con i deboli e deboli con i forti.
E’ tempo che i deboli uniscano le forze. La CGIL è convinta di doverlo fare, con proposte e obiettivi concreti.
In  Toscana ci siamo confrontati su tutto questo, con qualificati interlocutori politici e rappresentanti delle categorie economiche. Un confronto ed anche una richiesta chiara al Governo. Non è più tollerabile un Paese dove una parte paga per l’altra! Per questo la Cgil chiama tutti allo sciopero geerale il 12 marzo prossimo. Torneremo in piazza in centinaia di manifestazione in tutto il paese, per il fisco, il lavoro, la cittadinanza.

 

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