CGIL Regionale Toscana

PER L'EUROPA DEL LAVORO E DELLA CRESCITA - LA DUE GIORNI DI FIRENZE - TUTTI GLI INTERVENTI, I VIDEO, GLI AUDIO -

Quadratino grigio
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Murizio Landini (R. Mania x Repubblica)
dom 10 nov, 2019
Pil fermo, debito record, disoccupazione in aumento, crescita delle diseguaglianze, distacco tra il Nord e il Sud. Ed è partendo da lì che si arriva anche alla nuova grande crisi dell’Ilva.
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PER L'EUROPA DEL LAVORO E DELLA CRESCITA - LA DUE GIORNI DI FIRENZE - TUTTI GLI INTERVENTI, I VIDEO, GLI AUDIO -

E' stata una 2 giorni straordinaria quella di Firenze del 25 e 26 Ottobre al Palaffari. Oltre 2.000 persone complessivamente hanno assistito con grande attenzione al confronto su "L'Europa del Lavoro e della Crescita" e al confronto tra i leader sindacali di alcuni tra i più importanti paesi europei in relazione con i partiti progressisti. Ascoltare Michael Sommers, leader della potente DGB tedesca, dichiarare che alla giornata di iniziativa e mobilitazione generale promossa dalla CES in Europa per il 14 Novembre, vedremo sventolare da Berlino anche le bandiere del sindacato tedesco, non era scontato e ci piace pensare che sia stato il frutto dei colloqui (molti bilaterali si sono svolti a margine del convegno) ai quali Firenze ha fornito l'opportunità. Sia negli interventi in plenaria che nei colloqui privati è emersa la fase di difficoltà nel rapporto tra la dimensione sociale dell'azione sindacale e la sua traduzione in azione politica da parte delle rappresentanze tradizionali della sinistra e dello schieramento progressista nei vari paesi; è per questa ragione che si è deciso di fare di Firenze, non solo come proposto dalla CGIL Toscana, il luogo della riflessione sull'Europa del sindacalismo continentale strutturando un appuntamento nato per scommessa lo scorso anno grazie al contributo della Fondazione Friederich Ebert, ma addirittura di promuovere da qui, nel 2013 un documento, già battezzato "carta di Firenze" che costituisca la piattaforma sociale del sindacato da rivolgere ai partiti progressisti in vista delle elezioni europee del 2014. Non potevamo sperare in un risultato politico maggiore come organizzatori. La 2 giorni di Firenze ci dice però un'altra cosa e cioè che quando si offrono opportunità di questa natura, con un confronto impegnato, aperto, problematico, sulle risposte da dare ad una crisi sistemica di questa proporzioni, quando si parla e ci si interroga con serietà e rigore sul futuro e non solo con slogan populistici o con aspirazioni da demiurgo di provincia come qualche nostro "leader" da bolla mediatica, la partecipazione è straripante. Le centinaia di studenti(provenienti da diverse regioni) i professori, gli economisti, gli imprenditori, non solo militanti sindacali ce ne danno conferma. Ci vorrà tempo, ma abbiamo fiducia che prima o poi lo capisca anche una certa elite dei media, che interpretando la rappresentazione del dibattito socio-politico, anche in Toscana, solo a partire dal "colore" e dalla polemica del momento, contribuisce ad abbassare il confronto riducendolo a stucchevole polemica tra comari. Discorso complesso questo, ma che investe come un tram la qualità della nostra democrazia e la conseguente selezione delle classi dirigenti. C'è in giro una certo odore di dejavù, non solo per le ridiscese in campo patetiche di queste ore che preoccupa. Per la nostra parte cercheremo di fare del nostro meglio. Appuntamento al 14 Novembre.
 

Daniele Quiriconi, segretario confederale CGIL Toscana


26 OTTOBRE - TUTTI GLI INTERVENTI

Rassegna stampa del 26 ottobre - Clicca qui

Rassegna stampa del 27 ottobre - Clicca qui (1)  -   Clicca qui (2)

Susanna Camusso Firenze 26 ottobre 2012

I VIDEO - Clicca qui

Susanna Camusso, segretaria generale della CGIL, ha chiuso dinanzi alla sala gremitissima del Palazzo dei Congressi, la due giorni su Europa, Lavoro e Crescita. Ha parlato di equità, eguaglianza, processo politico di governo europeo e moneta unica. Lavoro, giovani, futuro dinanzi alle minacce di ritorni a autoritarismi e ancor prima di forme di nazionalismo. Con forza ha rilanciato il ruolo del sindacato e del significato del 14 novembre. E' il momento della partecipazione democratica ai processi decisionali e rappresentativi dell'Europa. Il 14 novembre, insieme CGIL CISL e UIL in nome dell'Europa.

art 1 Ascolta l'intervento in podcast - Clicca qui

 

franco marini  Franco Marini, senatore PD, gia' presidente del Senato della Repubblica. In Europa ci sono circa 25 milioni di disoccupati, in Italia la percentuale dei disoccupati sulla popolazione e' del 10,8%. La media tra i 27 e Eurozona varia, anche se di poco e oscilla tra il 10,4% e poco sopra l'11%. In Europa del nord la situazione migliora ma nel sud del continente non e' cos¡. In Spagna e Grecia la metà dei giovani è disoccupata. Barroso, Schultz parlano di presa di coscienza chiara e questo punto è significativo. Non c'è destino fuori dall'Europa. Punto vero non è solo consapevolezza e accettazione.
Il rischio consiste nel fatto che con interessi contraddittori tra aree europee ci sia tentazione non di accelerare, e invece il momento e' giunto: il presidente della Commissione Europea andrebbe eletto direttamente sì o no? L'UE ha bisogno di veri e propri ministri di interni ed esteri, e soprattutto di un governo finanziario: queste sono le scelte da fare. Scelte su finanza: c'è l'accettazione che BCE vigili ed abbia una potestà unica. Sapendo come sta la Spagna ma anche l'Italia, è passata questa scelta forte ma alla fine la stessa conclusione è passata anche con Corte tedesca. È bastata BCE con minacce di azioni forti ed immediatamente le speculazioni si sono fermate. Interessi sul debiti che crescono ci tolgono risorse: oggi il confronto politico è basato sui passi avanti da dare per segnali forti.
Rispetto ai debiti dell'Italia (126% sul PIL), nel momento in cui si accetta un passaggio impegnativo come il fiscal compact ed è duro, certo ma rispetto a questo visto che abbiamo accettato piano di rientro possiamo chiedere che Europa partecipi con sue risorse. Se non c'è domanda interna si crolla. Ma non si può essere soli.
Il debito con Padoa Schioppa arretrò, ma con Tremoti crebbe, e parecchio, ma ha radici antiche. Miguel Gotor in un suo libro riporta prospettiva da Moro: l'Italia era ferma dopo il forte sviluppo e la politica non aveva la forza ch occorreva per aprire una fase nuova, quella necessaria che implicasse una vera e propria solidarietà nazionale. Finì in tragedia, purtroppo lo sappiamo e tramontò quella prospettiva con quei due grandi statisti. Oggi, per queste eredita' e per il buon senso mostrato allora e soprattutto per quello che dobbiamo al nostro futuro, non deve sorprendere l'alleanza di centrosinistra in Italia. L'idea liberista ha intaccato in modo forte la politica, e conservatorismi contrastano questa prospettiva di futuro da intraprendere.
Su Monti e sull'agenda Monti, cos¡ chiamata io dico questo: vogliamo cambiare Legge Stabilità e Bersani lo dice sempre, ma si deve andare verso il lavoro. E nel dibattito che sento sulle primarie dico questo: ho sentito fesserie tipo che PD doveva andare al governo dopo la caduta Berlusconi e fare subito le elezioni. Sono fesserie, appunto: allora non avevamo la maggioranza e non l'abbiamo nemmeno oggi. Si guardino i numeri in Parlamento ed ecco, allora è venuto Monti. E mi ricollego alla cosiddetto Agenda Monti: io non parlo di singole cose ma faccio una valutazione piu' ampia: l'austerità senza risorse non è una buona politica, ma contro l'evasione fiscale, e con autorevolezza il Paese si e' rialzato. Ma no ai tagli di spesa lineare e dobbiamo spingere Monti settore per settore e  intervenire dove si può. Monti ha anche toccato la spesa pubblica come non si era fatto in passato.

II intervento: alla domanda di Marco Panara di Repubblica su rapporti tra sindacati, risponde:  parto dagli anni 1980, dal referendum sui punti di scala mobile. È necessario sempre trovare l'intesa tra sindacati ed oggi le difficoltà addirittura lo impongono. Nel 1984 referendum divise la politica, si discuteva se abrogare quell'accordo o meno. Mai era stato così aspro il rapporto tra sindacati. Ricordo che il sindacato confederale in Italia era rappresentato da Lama, Carniti e Benvenuto. Ebbene, dopo soli otto mesi da quello scontro ritornammo all'unità e non fu semplice ma allora c'era bisogno che i lavoratori trovassero unità nel sindacato. Oggi mi auguro che accada di nuovo. Bisogna farlo e raccomando a Susanna Camusso unità di azione. Certo, c'e' da ritrovare spazi nella contrattazione aziendale. Ma prima si arriva ad una intesa e meglio è.

zita gourmai  Zita Gurmai, presidente donne PSE. Sinistra, siamo pronti? La asinistra deve riprendersi i giovani ed è necessario pensare alle donne, perchè ci sono poche donne nella leadership europee. La risposta di "più Europa" è quella di Hollande, lui ha compreso cos'è l'Europa sociale, perchè l'Europa è impaziente, scalpita. E' vera una cosa: noi non siamo stati in grado di spiegare la situazione, perchè c'è necessità di Europa dei giovani, ci sono cinque milioni e mezzo di giovani disoccupati: per offrire loro qualcosa questi giovani vanno ascoltati. Abbiamo bisogno di maggiori socialdemocratici femministi come Zapatero, come diceva Jesus Caldera che mi ha preceduto.
Noi socialdemocratici dobbiamo capire che la disuguaglianza di genere è una questione di democrazia. Si può vincere solo se si capisce che donne e uomini devono essere sullo stesso cammino.
Partiamo Europa dal background conservatore del nostro continente che spinge per mettere al margine l'uguaglianza di genere. A Lisbona abbiamo fatto il progetto sulle donne nel mercato del lavoro, e ora la sfida è anche sulle nuove generazioni. I giovani disoccupati costano 100 miliardi: i socialisti devono guardare a questo e ridurre la disoccupazione e si può. La crisi da che nasce? Ci sono sempre uomini al potere, o sbaglio? Abbiamo donne sempre più povere e meno posti di lavoro tra le donne e penso alle migranti, alle madri single, al traffico di donne, alle violenze: è importante un'azione europea su più livelli per riaffermare i valori di uguaglianza e democrazia. Credo in quanto hanno detto e fatto Spinelli, Brandt ma non dobbiamo mai dimenticare di quanto fanno le donne. L'Italia tornerà a sinistra, e dobbiamo farlo insieme perchè i sindacati e i partiti vanno sempre d'accordo quando governa la destra e sono all'opposizione, ma devono trovarsi d'accordo anche quando governano.

II intervento: alla domanda di Marco Panara sul referendum europeo, risponde che i cittadini devono disporre di uno strumento, che serve agli Stati per ascoltare le voci. Purtroppo ci troviamo a parlare di euroscettici e nazionalismi, che aumentano in questa crisi aumentano. La nostra iniziativa è volta ad avere un'Europa migliore attraverso un vero dibattito transfrontaliero.

 

caldera sanchez  Jesus Caldera Sanchez Capitan, PSOE, già ministro di Lavoro e Welfare del primo governo Zapatero. Per molto tempo la politica non ha fissato regole di governo giuste per l'economia, perdendo terreno. Noi dimostrammo che le scelte della politica e la politica avevano un valore. Dopo 8 giorni dal nostro insediamento abbiamo ritirato le nostre truppe dall'Iraq, abbiamo varato la legge sull'uguaglianza e alzato il salario minimo ma non ci siamo fermati perchè abbiamo messo obblighi alle imprese.
Posso dire con certezza che nel governo din un Paese, coloro che favoriscono l'inclusione hanno migliori risultati sia economici che sociali. Sono favorevole a sacrifici, se necessari, ma insieme e in modo condiviso. Mi spiego: possiamo ridurre il salario ai lavoratori ma poi occorre creare una situazione sopportabile intervenendo sui prezzi, sul mercato. L'equità ci guidò nel nostro governo ed è quello che occorre perseguire quando è necessario scegliere.
L'austerità non funziona e non dà risultati. Quando ci sono crisi finanziarie la conseguenza sono la contrazione generale, minori investimenti, minori consumi da parte dei cittadini e conseguentemente la depressione dell'economia. Nel 2009 sembrava si potesse uscire dalla crisi ma poi è arrivata austerità.
Ogni punto di caduta degli investimenti nel settore pubblico costituisce un moltiplicatore di conseguenze negative. O c'è uno stimolo per la crescita per creare impieghi associati a servizi o tutto il complesso ne risente. Creare occupazione nel sociale, nella conoscenza o ricerca, nell'energia. Sono quello che chiamo rispettivamente bianco, azzurro e verde. Deve esistere un nuovo diritto, quello di produrre energia, da regolamentare con sforzi e solidarietà, ma i tempi nuovi ci impongono nuovi modelli. Bene le riforme fiscali, d'accordo, ma occorre una crescita economica sostenibile.
Ignacio Lula a Madrid l'anno scorso, lodando il modello europeo fatto di inclusione e welfare, disse che tutto il mondo avrebbe dovuto ambire a quello. Anzi, disse che tutti ci aspirano. E sorpreso dalla situazione disse: voi che lo avete creato e praticato che fate, lo smantellate?

II interventoalla domanda di Marco Panara su Europa e separatismo, risponde: in Spagna c'è un federalismo addirittura più accentuato che in Germania, nei Lander. Pwer comprendere lo sviluppo sociale ed economico spagnolo occorre sempre tener presente il modello di autogoverno e di federalismo spagnolo. Il grande accordo postfranchista è stato un condiviso da tutti. Oggi in Catalogna c'è una spinta autonomista, c'è un referendum in calendario. Ma la Catalogna ha un altissimo livello di autogoverno! E' stato creato ad arte un problema del tutto artificiale, enfatizzato dalla forza autonomista ora lì al governo. Essi prtono dall'idea che loro paghino troppo e che lo Stato centrale non dà ad essi quanto dovuto, sento uno squilibrio insomma. Ma non sono le istituzoni a pagare, pagano i cittadini. Io credo che sia necessario rilegittimare decentramento in chiave di armonizzazione dello sviluppo e della coesione. Questo ci porta a ripensare fiscalità in termini redistributivi per attenuare la disuguaglianza. Perchè po alla fine accade che il risentimento porta alla via dell'isolamento e a poi a decisioni sbagliate.

 

klaus barthel  Klaus Barthel, SPD. Dobbiamo dare alla banca centrale la possibilità di dare stabilità alla moneta e all'economia, non certo il potere del fiscalismo. Ridurre tassi per mettere fine alla speculazione e non dobbiamo permettere che i soldi dei lavoratori e dei cittadini finiscano nella speculazione. L'austerità deve finire attraverso le riforme e abbiamo bisogno di un programma europeo per crescita e per gli investimenti. Un new deal per Europa, un più forte settore e maggiori responsabilità dello Stato nelle telecomunicazioni, nell'energia, nei trasporti. Sono settori nei quali l'attenzione europea deve essere forte. Non c'è solo la necessità di investimenti. Faccio l'esempio del sistema in cui le parti sociali e lo Stato assumano responsabilità comuni: insieme si può arrivare ad un piano di coinvolgimento “duale”. Questo accade in Germania. È un modello di cooperazione e di partenariato sociale. la crescita e l'occupazione sono i punti da cui partire, mentre dall'altra parte occorre ridimensionare i mercati finanziari. Abbiamo bisogno di una ricetta per il rifinanziamento della crisi. I debiti devono essere ridotti attraverso un miglior gettito. Molti patrimoni privati aumentano nonostante la crisi, per questo occorre una patrimoniale e una tassazione minima in Europa, perchè non è possibile che lavoratori debbano pagare. In Irlanda usano la tassa aziendale del 12% e altrove si deve pagare e scompaiono posti di lavoro. C'è bisogno di una vera giustizia sociale, debbono essere rafforzati gli investimenti e gli standard minimi comuni. Non è ammissibile che le politiche concorrenziali siano in atto con stipendi più bassi. C'è bisogno di quote minime di salari, di pensioni, di spesa. Deve finire dumping sociale e lo sciacallaggio in Europa.
Ci vuole pacchetto un comune perchè agire da soli non ha senso ma dobbiamo elaborare un concetto comune perchè funzioniamo solo così. Solo concentrandoci unicamente su gettito e aspetti finanziari lasciamo il sociale e non va bene.

II intervento: alla domanda di Marco Panara su unione bancaria con sorveglianza e vigilanza europea, risponde: può essere la soluzione della crisi ma con altri provvedimenti di vigilanza del settore bancario. Devono essere puniti gli attori sbagliati. Affrontare la crisi in modo mirato e senza politica neoliberale intervenendo su regole perchè non si possono usare le stesse regole per le grandi banche internazionali e per le banche del territorio.

 

brando benifei Brando Benifei, vice presidente Ecosy (Giovani PSE). Il rapporto Delors poggiava sull'unione monetaria e sull'unione politica. La prima è servita per arrivare all'unione politica, e da dopo Maastricht prevalse una visione nazionale. L'unione monetaria da strumento si è convertita in obbiettivo. Vi sono oggi varie campagne per impedire lo sviluppo della precarietà e per contrastare l'inattività dei giovani, nonchè per procedere a tassare le transazioni. Bisogna assolutamente impedire la disoccupazione di lungo periodo, e non è accettabile che giocando e scommettendo sulla crisi ci si arricchisca mentre in pericolo ci sono i lavoratori e lo stesso progetto Erasmus. Il ministro Fornero ha detto che la laurea non serve, che i giovani sono schizzinosi e questo non è accettabile.
Ci voglioni investimenti in strutture, economia verde, infrastrutture. I giovani devono essere i protagonisti della democrazia e il parlamento europeo deve avere adeguati strumenti di inizitiva legislativa.
Dipenderà molto anche dalla Germania, anche se sino ad oggi la cancelliera Merkel si è mostrata inadeguata alla guida di questo percorso. Siamo fiduciosi per il futuro, vogliamo rinnovamento, equità.

 

guglielmo epifani Guglielmo Epifani, presidente Associazione Trentin. La crisi ha accentuato i problemi che già esistevano. Si sta usando la crisi per colpire il modello sociale europeo ma anche il diritto uguaglianza e cittadinanza. La CES ha deciso per 14 novembre una giornata mobilitazione per tutta Europa. La crisi divide tra Paesi che hanno l'euro e tra Paesi che hanno la stessa moneta, tra debitori e creditori e divide all'interno degli stessi Paesi. La crisi toglie anche la speranza. La crisi sta allargando le disuguaglianze tra generazioni, tra fasce sociali. Si sta discutendo il bilancio europeo e sappiamo che l'Inghilterra minaccia di non votarlo. Vediamo difficoltà di unire l'euro con le politiche di convergenza. L'Europa sembra una nave con il mare in tempesta senza timoniere o anzi con troppe guide, in balia di onde e di eventi con processi che non si riesce a governare.
Tutti hanno la propria legittima ragione. Ha ragione la Grecia. Hanno regione i Paesi più forti, hanno ragione i creditori. Ma cosa aspettiamo a dotarci di una agenzia di rating europea? Abbiamo pensato alla moneta ma non alle strutture di supporto. La moneta è potere ed è tra poteri dello Stato quello di battere monenta. Dall'entrata dell'euro ci siamo cullati nell'età dell'oro con la crescita e con il calo dei tassi di interesse. Ci sono Paesi che ci guadagnano ed altri in difficoltà. Ora non c'è più la corsa per entrare nell'euro. Si dice di “fare i compiti a casa propria”, che poi significa essere lasciati soli. Come si fa ad avere la stessa moneta con differenze tra costo del denaro, costo del debito e del credito? Questo sistema non regge. Riguarda imprese ma anche i cittadini, per esemopio per tutti coloro che chiedono prestiti e mutui. Con 150 miliardi avremmo potuto salvare la Grecia tre o quatto anni fa, oggi invece occorre almeno il triplo.
Ma oggi, chi decide e chi decise per chi? Come si tengono insieme democrazia e moneta senza Stato?
Ieri Sommer ricordò che Hitler arrivò al potere per strade democratiche e oggi la nascita dell'antieuropeismo e derive antidemocratiche riguardano e riguarderebbero tutti. Ci vuole una comune democrazia. Pensare a se stessi in Europa non è il futuro perchè chiudere stabilimenti in un Paese per portarli in un altro accentua il racndore, fare alleanze a scapito di altri fa nascere i nazionalismi.
Per millenni in Europa si sono massacrati, c'è stata la guerra. Oggi non è più così grazie alla nostra cultura e grazie all'Europa. Se l'Europa si presenta divisa, se l'Europa non si sveglia, saremo meno forti. Ci sarà meno Europa anche per la democrazia, per i diritti, per i doveri, per la cultura.
Continuo a pensare che austerità non risolve i problemi ma divide. Il FMI ha dato due anni per salvare la Grecia: dovevamo farcelo dire da fuori? E il fondo salvastati e le decisioni del 28 giugno, è tutto fermo? Oggi c'è tregua e dopo?
Concludo con due osservazioni. Jaques Delors diceva che l'Europa è come una bicicletta, se non pedali ti fermi e cadi. E poi, questo è il secondo anno di questa iniziativa a Firenze. Abbiamo ancora voglia di proseguire con la CGIL e con la Fondazione Ebert in questa esperienza in Toscana. Dobbiamo indicare un manifesto, una "carta di Firenze" per proseguire e costruire qualcosa che possa essere diretta al futuro. Firenze e la Toscana e l'orgoglio di essere europei, perchè siamo tutti i figli di una comunità più grande.

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Enrico Rossi Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana. La speculazione induce alla recessione e distrugge la ricchezza. Ma passi avanti sono stati fatti. Politiche di austerità e di rigore senza crescita e sviluppo daranno risultati negativi. Cita il presidente Napolitano su questo, su disoccupazione giovanile e assenza prospettive per i giovani, su disoccupazione europea, su preparazione occupazionale. In Toscana con Giovani Sì sono stati raggiunti 35.000 giovani, e questo è stato possibile grazie a alle imprese, al settore pubblico e con la concertazione con i sindacati. Con FSE la Regione contribuisce con 300 euro, a cui si aggiungono altri fondi e forme di abbattimento fiscale. È poco ma è un inizio, fa uscire dall'immobilismo e dall'inedia. La metà di questi giovani trova lavoro. Abbiamo creato anche un fondo per l'agricoltura. I giovani quando vengono aiutati rispondono. Non devono essere solo i figli di papà ad accedere alle banche!
Ripartire dall'Europa, e dire no all'antipolitica europea e italiana. Martin Schultz ha parlato di necessità democratica anche per il bilancio. Ci vuole un cammino europeo per un governo economico e finanziario, per il lavoro e per l'economia reale.
Vogliamo risposta precisa su contributo di solidarietà dei ricchi per gli esodati. 
 

art 1 Ascolta l'intervento in podcast - Clicca qui

 


25 OTTOBRE - TUTTI GLI INTERVENTI

Toxo  Ignacio Fernandéz Toxo, segretario generale Comisiones Obreras, Spagna. Grazie alla CGIL e a voi. Il comitato esecutivo CES del 17 ottobre mi ha eletto presidente e sono contento di questo, ottenuto anche grazie alla CGIL.
Decisione presa su 14 novembre credo sia storica: è una iniziativa europea comune. È un passo avanti da completare da altri passi, senza aspettare troppo. Dopo quattro anni e mezzo di crisi si fa un'azione comune. Sono passati i tempi delle migliaia e migliaia di partecipanti, è vero ma è una giornata di azione e di solidarietà, infatti pensavo dopo Sommer che i tedeschi avrebbero dovuto muoversi per solidarietà. Sì, certo ma è solidarietà propria perchè quello che tutti vogliamo è il cambiamento del paradigma europeo e il movimento sindacale deve interiorizzarlo. La crisi attacca e intacca tutti. La cifre della Spagna sono chiare e l'austerità e le riduzioni di spesa determineranno un 2013 peggiore del durissimo 2012. Dopo Keynes e Smith c'è ancora un'Europa in recessione. Quest'anno ci saranno più di sei milioni di disoccupati. Le protezioni sociali hanno limiti e milioni di persone saranno senza alcun tipo di protezione. Quasi 53% di disoccupazione giovanile. Lo scoppio della bolla immobiliare ha creato disastri nell'occupazione e nella tenuta del welfare. In Europa (in particolare riguardo a Grecia Italia Portogallo Spagna) la crisi è politica, alimentare, sociale non solo economica.
Nei paesi in crisi cresce l'antipolitica. C'è anche il tentativo di limitare le azioni sindacali. Il licenziamento è la prima cosa a cui fa ricorso immediato l'impresa. Abbiamo messo in opera due iniziative: un accordo di contenimento dei salari per contenere i prezzi, una specie di patto per contenere la situazione. Oggi siamo al terzo sciopero, noi facciamo attenzione a come usarlo, e ora dovevamo passare allo sciopero generale una volta il cui governo presenta misure depressive. Ma c'è altra un'iniziativa: il sindacato da solo non può fare tutto. Il PSOE cala nei consensi e il movimento sindacale ha l'obbligo di circondarsi di altri attori per avere luoghi, altre voci come organizzazioni associazioni etc. e con loro abbiamo lanciato lo sciopero e il referendum. Il governo spagnolo ha partecipato alle elezioni e governa con il programma non suo, con cui si è presentato agli elettori. È quello di adesso un programma imposto e allora il popolo deve dare un segnale e reagire, affinchè non prosperi l'antipolitica. Per il referendum per contrastare riforma del lavoro abbiamo raccolto firme per un milione, ma adesso vogliamo raccogliere milioni di firme per contrastare il mancato rispetto.
Oggi vi sono molte persone che riconoscono la resistenza alla crisi nei Paesi dove c'è tenuta sociale. Il modello sociale in ognuno dei Paesi deve essere corretto grazie alla presenza nel pubblico in economia e nei servizi, per iniziare una nuova fase. La soluzione è in Europa: più Europa. La cessione sovranità a favore dell'Europa va adesso su altre basi, per preservare il modello sociale europeo. C'è molto da fare e la deriva attuale è un rischio. Attenzione con questa dinamica su riduzione del debito solo con misure di aggiustamento. È importante che si ponga fine al mercato speculativo o nessuna misura sarà utile. I mercati capiscono che la mancanza di misure decisive trasformeranno tutto in tempesta. L'Europa non può essere solo una moneta, senza governo economico. Questo deve essere punto di riferimento del movimento sindacale per creare un modello alternativo in Europa. Non è l'austerità il fondamentaleproblema dell'Europa, ma è la gestione della crisi.
Il movimento sindacale deve occupare gli spazi lasciati vuoti. È importante muoversi, i sindacati che l'hanno capito devono trascinare tutto il movimento verso questo. Il nuovo paradigma deve considerare il lavoro come base, come punto centrale per la redistribuzione della ricchezza. Non si può continuare a generare il divario. O il modello sociale si protegge o non torneremo al modello sociale dei padri fondatori dell'Europa. 

dassis  Georges Dassys, presidente economico sociale Europeo GSEE, Grecia. In Grecia ho fatto autocritica. Mi hanno detto che l'unica via è austerità e si sono concentrati sui piccoli. L'austerità porta alla recessione e a misure sbagliate. Visti gli interessi che la Grecia paga, è aumentato il debito. Se le cose vanno male è per la scarsità di Europa. Perché a livello mondiale non possiamo esprimerci con un'unica voce? Perché preferiamo gli accordi bilaterali tra singoli Stati? Accanto allo stipendio minimo occorre un reddito minimo. Il messaggio dev'essere quello dell'Europa dei propri cittadini. Abbiamo il compito di dare un futuro ai nostri figli affinchè loro credano all'Europa. Spero che tra CES e sindacati troviamo una linea comune perché non credo sia possibile pretendere accordi dagli altri se non ci mettiamo d'accordo noi.
Uscire dalla crisi non è il salvataggio ma la condizione dell'Europa nuova. Solidarietà e lavoro. 


Grignard  Marcel Grignard, segreteria nazionale CFDT. In Europa c'è una cosa che ci accomuna, l'aumento della disoccupazione e della precarietà. Questa crescerà ancora nel 2013 con la crescita di populismi e la demagogia, con il conseguente rischio per la democrazia. In Francia è successo qualcosa, c'è stata la vittoria di Hollande. Hollande ha proposto ai sindacati di affrontare i problemi con il dialogo sociale prima che il parlamento affrontasse gli stessi problemi in termini legislativi. Ci siamo incontrati ed abbiamo trovato un accordo, che sarà molto difficile far passare nel Paese e fra gli altri sindacati. I problemi sono iniziati prima della crisi, quando con l'entrata nell'unione dei paesi dell'Est si sono create le condizioni per il dumping sociale. La globalizzaione prima e la crisi poi hanno aggravato il tutto.
In Francia siamo d'accordo sul fatto che bisogna riformare il mercato del lavoro per eliminare la differenza fra garantiti e non garantiti, per dare un futuro di diritti ai nostri giovani, ma come è possibile farlo se le riforme degli altri mettono a dura prova la nostra competitività?
Quando aumentano le disuguaglianze aumentano anche i rischi per il sindacalismo europeo. Non abbiamo niente da dire in proposito? No, a livello teorico abbiamo delle risposte, la fine dell'austerità è una. Ci mancano proposte concrete, obbiettivi precisi che valgano per tutti i lavoratori di tutti i Paesi, che rispondano alle domande dei lavoratori.
Se questo non avverrà negli anni a venire il modello sociale scricchiolerà e l'Europa diventerà attore marginale del mondo. Il 14 novembre questo è quanto cercheremo di dire. 
 

sommer  Michael Sommer, presidente DGB. Con Camusso e Toxo c'è una discussione aperta, in corso. L'Europa sarà sociale o non ci sarà Europa. Ora siamo di fronte ad un bivio: se non c'è sviluppo di modello europeo o modello di Europa, la stessa verrà distrutta dall'interno. Oggi c'è una contraddizione del movimento sindacale europeo: vediamo diversi problemi, diversi interessi ma emergenze diverse che come conseguenza è l'unione dei lavoratori con difficoltà ma i conservatori hanno sempre più forza. Oggi in Germania nel sindacato entra la propaganda. Oggi è difficile parlare, per me e per tutto. Non è un problema del vertice dei sindacati, ma è una forma di difesa dei propri interessi interni.Vedo sindacati uno contro l'altro ma non solo a livello di cose da fare ma a livello più profondo. Si tratta di capire cosa fare nell'interesse dei lavoratori per salvare l'Europa comune. Se perdiamo questa idea perderemo noi i nostri lavoratori e lavoratrici.
Il 23 marzo del 1933 Hitler nelle istituzioni democratiche tedesche avanzò la proposta per il governo di agire al posto del parlamento. Socialdemocratici e comunisti, minoranza, si opposero. “Ci potete togliere libertà ma non dignità”. Una istituzione non può essere salvata se l'idea fallisce: non posso salvare l'Europa senza modello sociale. Senza questo, l'Europa è finita. Sul Fiscal Compact: concordato contro Lisbona, Maastricht e Roma: è colpo contro idea delle idee, è contributo a cancellazione della democratizzazione di Europa. È il passo verso la distruzione del modello sociale. Quello che abbiamo visto è il tentativo di massa verso coloro che hanno causato la vera crisi finanziare di discolparli a scapito dei lavoratori. Quando Merkel parla, intende togliere diritti, togliere il sistema sociale, distruggere, creare società con ampio divario e questo accade in Germania. Se 5 anni fa mi avessero chiesto autonomia contrattuale o salario minimo avrei detto si. Oggi il 25% dei lavoratori tedeschi sono in povertà, e questa politica è stata definita e concordata con Socialdemocratici e Verdi. Oggi la Germania è guarita? Forse sì, ma ci sono state amputate braccia e gambe.
Ci sono tre strategie: la prima, deregulation del finanziatore. C'è stata la crisi e i contribuenti hanno pagato. Due: il lavoro è caro e c'è possibilità per ridurre costo lavoro: vanno così a repentaglio diritti, c'è precarietà, si riducono stipendi o ci sono minori tutele per lavoratori e pensionati. Questo è accaduto, ma non sono riusciti a distruggere i sindacati. Noi siamo forti, noi abbiamo combattuto contro Agenda 2010 contro conservatori, socialdemocratici e verdi, ma abbiamo perso la battaglia. La Germania ha investito e salvato per esempio il mercato e per salvare posti di lavoro, abbiamo accordato politiche di riduzioni e fatto accordi per lavorare insieme per riqualificazione non dicendo che i lavoratori dovevano solo guadagnare di meno.
La Grande coalizione disse che non c'erano stati peggioramenti. Si deve lavorare con i lavoratori e non contro: va fatto tutto insieme, non contro i lavoratori e questo è punto decisivo.
Dal 2008 al 2010 sono stati anni di crisi per noi e non abbiamo fatto austerità ma il contrario e così siamo usciti. Senza austerità siamo usciti. La battaglia sul lavoro è vinta ma altre le abbiamo perse. Sindacato si è sempre battuto ma mai più deve succedere che speculatori finanziari non vengano puniti. Nessuno ha fatto qualcosa all'epoca: leggete la biografia di Monti e Draghi, oggi sono loro al potere e da me mai avranno il governo economico dell'Europa.
Oggi combattiamo per l'Europa sociale e per la democratica, ma le istituzioni democratiche falliscono. La commissione Europea agisce per i governi conservativi, Consiglio più o meno uguale e governi nazionali dicono poco. BCE spenderà 1 miliardo di euro con riduzioni tassi interessi dell'1,5% ma noi vogliamo un'Europa diversa per combattare contro il peggioramento dei diritti dei lavoratori. Per il futuro ma anche respingendo gli attacchi immediati, quelli di oggi. Condizioni sono difficili. Va fatto tutto questo insieme: in Germania molti lavoratori pensano di vivere su un'isola di benessere, senza crisi. Per alcuni è vero, come l'industria dell'esportazione. Ma finchè si crede che crisi non c'è o che la crisi è finita sarà difficile mobilitare le persone. La Germania è una grande industria di esportazione, ma sindacati europei devono lavorare per colmare il gap tra nord e sud europa. Linee di coollegamento ci possono unire: Europa di lavoro, crescita e dignità umana.
Riforma dell'Agenda in Germania: va avanti la precarizzazione crescente e galoppante. Prima si parlava di manodopera. Non siamo riusciti ad evitare questo ma combattere le precarizzazioni è un dovere. Il lavoro in tal modo è economico. Il lavoro interinale è un settore ben pagato e questo porta la non emergere dei settori meno pagati. Se partiamo dall'idea di solidarietà che dobbiamo attuare, dobbiamo creare anche un pacchetto di richieste comuni, con una strategia comune e questo è il contenuto di una campagna comune. Il patto sociale è una possibilità per il benessere, per la dignità dei lavoratori. C'è possibilità di un'Europa democratica e sociale coniugando queste forze e quanto siamo vicini gli uni agli altri, ma il nocciolo non è diverso nel movimento sindacalista europeo. Ciò che manca è punto tra consapevolezza e azione: raggiungere le persone all'interno dell'azienda. Dimostrare che c'è un'alternativa all'austerità perun' Europa sociale e democratica.
Concludo: a Susanna e altri colleghi. In Germania è difficile organizzare qualcosa per il 14 novembre e dobbiamo lottare per le alternative. Stamani ho parlato con altri sindacati e avremo i coinvolgimenti dei rappresentanti nei comitati aziendali, dei delegati. Più di quanto pensavo in partenza. Possiamo farcela e sarà quella del 14 novembre una tappa fondamentale per la strada comune verso il futuro. Dobbiamo arrivare al momento in cuoi partiti appoggiano le nostre richieste 
 

busch  Klaus Busch, università Osnabruk. L'indebitamento eccessivo è stata la causa. L'Europa non ha un'unione politica. Secondo me gli interventi degli Stati per salvare le banche hanno causato questo indebitamento, infatti i dati dimostrano che è aumentato il rapporto tra debito e PIL. I tagli degli stipendi del 10 e 20% in Grecia e Spagna ne sono la testimonianza. Le roforme del mercato del lavoro che avevamo visto una quindicina di anni fa fanno da padroni. Europa era il bastione contro il neoliberismo ed oggi l'austerità sta minando questi modelli. Politica di austerità deteriorerà tutto. I vertici europei degli ultimi mesi: nessuna soluzione, molti errori. A giugno 2012 c'è stato l'intervento della BCE e a giugno 2012 è stato concordato patto di crescita ma pacchetto di crescita era vuoto: 120 miliardi di euro, altri 60 miliardi da mobilitare ma prima occorre trovare questi investitori e non c'è nessuna considerazione su come questo pacchetto potrà avere effetto sul modello sociale. In molti Paesi si è risparmiato ma questo pacchetto forse arginerà debito ma sarà del tutto marginale. Francia e Germania lo hanno accetttato ma il pacchetto è ridicolo. Unione bancaria: nell'ultimo vertice si è prolungato quanto deciso lo scorso anno. Evento positivo emerso è l'annuncio di intervenire per ridurre i tassi di interesse soprattutto di Italia e Spagna. Solo con BCE si è salvata eurozona, sarebbe crollato tutto. Ma soluzione migliore sarebbe quella di un'Europa ma diversa.
Le misure:
1. Sarebbe importate avere “new deal”. Attuare programmi ecologici, coordinare autorità con Stati meridionali.
2. Sarebbe importante avere eurobond. È importante che sindacali e politica di sinistra sia concorde su questo. È necessaria una maggior partecipazione e un maggior coordinamento. Se ci fosse maggior crescita in paesi meridionali e tassi minori si ridurrebbe rapporto debito/PIL.
3. Governo economico europeo è fondamentale: ne abbiamo già discusso 15 anni fa. La bolla immobiliare è frutto d questo (Spagna per esempio). Con governo economico europeo avrebbe posto misure su gettito fiscale per bilanciare la situazione. La gestione comune del debito evita falle e permette di uscire a tempo debito dalla crisi. In Germania il dibattito è stato aperto da IGMetall.

Cosa ci attende: tre possibilità. Maggior Europa ma diversa. Nonostante intervento BCE c'è il rischio di crollo dell'eurozona e trascinamento USA per aumento imposte che causeranno profonda crisi mondiale. E questa era la seconda. La terza possibilità: da un vertice ad altro c'è austerità. Lo stallo non è più possibile perchè o c'è crollo o c'è cambio. Se i neoliberali riescono a porre fine a nostra resistenza. Saremo deboli e basta. Se invece nella crisi il disavanzo migliora e in Europa meridionale calano i tassi e capacità concorrenziale avanza migliorerà tutto. Altri tre anni di austerità porteranno a crescita e con politiche di austerità, smantellamento welfare, calo sanità e istruzione è tutto il peggio che possiamo immaginare. Non è questa la vera prospettiva. Occorre fare il possibile per Europa diversa: maggior democrazia, unione sociale. 

durante  Fausto Durante, segretariato Europa CGIL. I sindacati europei il 14 novembre scioperano e noi a UGT e CCOO auguriamo il massimo successo in Spagna. Ci sarà lo sciopero generale anche a Cipro, Malta, Portogallo. Stiamo discutendo in Italia cosa fare, anche con altri Paesi. La CES è orientata a concentrare in un unico giorno tutte le iniziative. Anche la CISL e la UIL spero siano coerenti con le scelte prese in Europa dai sindacati europei. Occorre unitarietà del mondo del lavoro.
I principi fondamentali: opposizione a misure di austerità. Consolidare alleanza sindacati europei per fermare smantellamento stato sociale. Il patto di stabilità va allentato per liberare risorse per crescita e produttività. Ci vogliono politiche fiscali unificate nella tassazione di persone fisiche e imprese. Riaffermare sostegno a sindacati e imprese che lavorarno per condizioni dignitose. UE ha ingerenza sulla contrattazione collettiva. Non è Barroso a Bruxelles che determina livelli salariali. L'autonomia della contrattazione collettiva è compito dei sindacati. CGIL e CES: va riaffermato come potere autonomo di sindacati e parti sociali. Insistere che l'Europa avrà consenso se c'è democrazia, che la democrazia non è solo elezioni. Non è più accettabile l'idea per cui negli Stati ci sono governi ma le politiche le fa solo BCE. 

Conclusioni del pomeriggio: Stanno provando a mettere in dubbio l'istituto stesso della contrattazione e il salario minimo non è cosa che vede la CGIL contraria, attenzione, perchè la nostra contrarietà riguarda la potestà dello Stato o di uno Stato di imporlo il salario minimo. Lo Stato e gli Stati, e gli interventi della giornata mi trovano concorde, devono tornare a investire nell'economia reale. Economia reale e non finanza, non speculazione. 

Braun Michael Braun, presidente Fondazione Ebert Italia. L'anno scorso questa analoga iniziativa a si intitolava “uscire dal tunnel”. Qualcosa è accaduto: non c'è più Berlusconi, non c'è più Sarkozy. Ma aumentano le divergenze, c'è una divaricazione crescente, il rigore, le tasse. Sappiamo a cosa è dovuto, alla cancelliera Merkel, perchè la Germania non si limita a chiedere, spesso impone. Ma esiste un'altra Germania. Quella di Gabriel, della SPD. Gabriel, leader della SPD e Bersani leader del PD a Roma stanno definendo una linea comune per l'Europa, e domani saranno in Francia con Hollande al congresso dei socialisti francesi per porre le basi della nuova Europa.
Oggi qui c'è Ignacio Toxo, segretario generale di CC OO. Ci sono i francesi, i greci, c'è Sommer della DGB, c'è Susanna Camusso. Questa è la Germania che voglio, quella che dialoga, nel rispetto reciproco. O si trovano soluzioni comuni o non c'è futuro. 


simoncini   Gianfranco Simoncini, assessore regione Toscana. Siamo in una fase rilevantissima del nostro continente. Rigore esasperato colpisce le prospettive di sviluppo del nostro continente. Determinare una svolta per le politiche nazionali e per il panorama comunitario. Dobbiamo perseguire l'obbiettivo di Europa Lavoro e Crescita. C'è bisogno di essere in grado di spostare l'iniziativa del governo dai temi di tenuta sociale. Come Toscana siamo capofila e coordinatori sul lavoro per garantire ammortizzatori sociali ma siamo preoccupati per le risorse messe in campo: dopo giugno-luglio saranno problemi, non si saranno più risorse. C'è impegno per rilanciare la crescita e sviluppo perchè il mercato interno è sostanzialmente bloccato e buisogna non proseguire da parte del governo su tagli e rigore che hanno funzione depressive. Tornare a parlare di politiche industriali e diseconomie di fondo. Parlare di siderurgia, componentistica senza essere spettatore ma attore positivo. Dinanzi a questioni di Finmeccanica non essere spettatori rispetto alla magistratura ma parlare di futuro, riorganizzazione, non solo risanamento ma anche sviluppo e rilancio. L'Italia è secondo paese manifatturiero di Europa, il lavoro va valorizzato.
La riforma mercato Lavoro permeato da eccessiva ideologia. Quella riforma non ha prodotto quei risultati che ci venivano presentati al tavolo nazionale. Regione Toscana cerca di far la sua parte, con concertazione, modifiche significative alla normativa: tirocini, competitività, contro precarizzazione, ma anche discussione sul bilancio 2013. Lo sviluppo e il lavoro siano le priorità. Riqualificare, spendere meglio. 
 

(Tutte le sintesi sono state raccolte da Pierluciano Mennonna, CGIL Toscana) 

gramolati  Alessio Gramolati, segretario generale CGIL ToscanaSaluto di Alessio Gramolati, Segretario generale della CGIL Toscana al Convegno “Per l’Europa del lavoro e della crescita”

Buongiorno a tutte e a tutti. Benvenuti ! Welcome! Con questo saluto vorrei ringraziare in primo luogo la Fondazione Ebert, la Fondazione Trentin, l’IRES toscana, insieme alla CGIL Nazionale che ci hanno consentito di realizzare questo app.untamento.
Un ringraziamento ai qualificati relatori, agli ospiti, alle delegazioni europee dei Sindacati e delle forze politiche, alla Regione Toscana.
Grazie a tutti coloro che hanno lavorato all’organizzazione del Convegno.
Un caro augurio di pronta guarigione a coloro che pur avendo concorso alla preparazione di questo evento sono stati costretti, loro malgrado, a rinunciarvi come Walter Cerfeda, il Presidente Jacques Delors.
Infine vorrei ringraziare ciascuno di voi per essere qui a questo secondo appuntamento sull’Europa del lavoro e della crescita e aggiungo della solidarietà.
Un’occasione per una riflessione analitica e strategica sulle condizioni del lavoro del nostro continente e sulle su prospettive.
In questi mesi l’attenzione all’Europa è cresciuta, non altrettanto la partecipazione dei cittadini alle sue scelte.
Questo Convegno vuole provare a colmare questo vuoto e per farlo non può che partire da una domanda: come sta l’Europa?
La recente attribuzione alla UE del Premio Nobel per la pace è stata una bella cartina di tornasole. Un indicatore interessante sugli umori – o gli spettri - che si aggirano per l’Europa.
C’è chi si è inorgoglito e a ragione: L’Europa è un continente che è stato tracciato per secoli da fiumi di sangue. Grazie all’invenzione comunitaria, ormai più di tre generazioni di europei non hanno vissuto la tragica condizione della guerra, e della fame! Fino a ritenerle inimmaginabili. Hanno conosciuto invece fino ad adesso benessere e prosperità. Condizioni che si stanno estendendo – per il momento - da 6 a 27 paesi: mezzo miliardo di cittadini. Un mondo che, nonostante il prorompente processo di globalizzazione, resta il più grande mercato interno del pianeta.
Eppure a questo processo oggi c’è anche chi reagisce con fastidio. La crisi ha aperto nuove fratture e nuove contraddizioni, in primo luogo in campo sociale: disoccupazione e condizione giovanile sono lì a testimoniarlo. L’Europa è sempre più stretta in uno spazio nel quale non diviene quel soggetto inclusivo e democratico che la Carta di Nizza aveva immaginato, mentre resta un non luogo dove le sovranità nazionali si dissolvono senza partecipazione e consenso dei popoli e a volte, come nel caso della Grecia, con la loro umiliazione. Proprio ora, con la crisi che è crisi economica, sociale, democratica. Crisi di identità e di progetto. L’Europa, in qualche momento, sembra diventata il problema e non la soluzione. A partire dall’Euro, dal quale qualcuno pensa anche di liberarsi. Per non dire della crescente inconsistenza dell’Unione sul quadro internazionale, nano politico in mezzo a soggetti globali che si ingigantiscono sempre di più e che fanno soccombere i singoli stati come i “10 piccoli indiani” del romanzo di Agata Christie.
Senza cedere alla propaganda, miope e strumentale, dei sostenitori delle piccole patrie. Non possiamo difendere uno status quo inconsistente.
Dobbiamo avere il coraggio – noi, che solo nella dimensione europea vediamo una possibilità di crescita e di eguaglianza – di riconoscere che quella crisi di prospettive esiste. E anzi dobbiamo denunciarla con forza. Questa crisi di prospettiva si trascina da tempo, dall’inizio di questo secolo. Da quando la Finanza ha preso il sopravvento sull’economia reale, da quando le destre europee, e l’ideologia liberista, hanno preso l’egemonia politica, imponendo un ri-nazionalizzazione strisciante delle politiche, la riaffermazione del punto di vista inter-governativo su quello comunitario. Basta guardare alla sempre più stanca e ripetitiva scenografia degli infiniti vertici dei capi di stato e di governo. In vista di ognuno dei quali veniamo preparati ad attenderci qualche decisione, miracolosa e risolutiva. E, al termine dei quali, invece, non succede niente, relegando sempre le altre istituzioni comunitarie – Commissione e Parlamento – nel ruolo di comparse.
No, così non si può continuare. Bisogna lavorare ad una grande, profonda svolta politica. Rilanciare il progetto dell’unità politica dell’Europa. Una piattaforma politico-istituzionale che preveda una più integrale condivisione delle sovranità, un Presidente della Commissione eletto dai cittadini, riconosca ancora più fortemente il ruolo del Parlamento. Creando così le basi di una incisiva governance economica, fiscale, industriale. Ma anche un programma economico e sociale qualificato ed aggiornato, in grado di dare significato attuale a quella rinnovata architettura istituzionale: sviluppo sostenibile, rilancio della società della conoscenza, welfare unitario di nuova generazione, democrazia d’impresa. La riforma della governance europea è un tema che interroga anche il complesso e articolato sistema della rappresentanza e in ciò chiama in causa direttamente anche noi, i nostri sindacati nazionali, nel rapporto con la CES.
Ma è possibile darsi obbiettivi così ambiziosi? In una situazione così confusa e contraddittoria?
Facile non é. Possibile sì. Dipende anche da noi.
Intanto, non è del tutto vero che – anche nelle condizioni attuali – tutto sia fermo e paludoso. Bene o male – tanto per fare un esempio – l’idea della Tobin Tax sì è fatta strada. Sia pure sotto la forma della cooperazione rafforzata, sta per diventare operativa una prima forma di tassazione delle transazioni finanziarie. E’ vero. Riguarderà solo 11 Stati Membri su 27. Ma rappresenta un segnale forte, una possibile inversione di tendenza. Tanto più se gli introiti andranno ad alimentare la capacità di investimento di progetti comuni.
In secondo luogo, c’è da dire che negli ultimi mesi, anche sul piano strettamente politico, si sono colti i primi segni – parziali e contraddittori - di una possibile inversione di tendenza. Penso al successo di Hollande in Francia, ma anche a quanto si è verificato in Olanda. Se poi si guarda alle scadenze elettorali più importanti che ci aspettano, possiamo immaginare e sostenere attivamente, pur nella nostra autonomia, un più radicale mutamento dello scenario politico europeo. Penso alle elezioni politiche del 2013, in Italia prima e poi in Germania. Ma poi anche al voto europeo del 2014, che – come molti autorevolmente sostengono - potrebbe essere anche di tipo “costituente”.
E c’è, infine, quello che più direttamente può fare il movimento sindacale europeo. Procedendo – come si sta facendo – ad una mobilitazione sempre più coordinata ed anche – io credo – ad un rafforzamento della contrattazione di settore nei comparti strategici dell’industria e dei servizi rompendo questa spirale neoautoritaria che punta a decontrattualizzare le relazioni sociali a tutti i livelli. Ma, in vista di quelle scadenze politiche che ho richiamato, bisogna forse pensare anche a qualcosa di più. Qualcosa che possa risultare più efficace per chiamare a raccolta i lavoratori, i cittadini, i giovani europei. Per farli diventare protagonisti , critici ed attivi, di un nuovo ciclo del progetto europeo. Mi domando per esempio se non sia giunto il momento di impugnare, direttamente o indirettamente, uno dei pochi strumenti realmente innovativi del Trattato di Lisbona: il diritto popolare di iniziativa legislativa mediante referendum. Diversi sono i campi su cui potrebbe svolgersi questa importante iniziativa dal basso. Quel che conta è però capire il significato di una possibile azione di questo genere. Anche di fronte agli auspicati cambiamenti del quadro politico, questa volta, a differenza di 60 anni fa, la nuova Europa non la può fare – solo! – un gruppo di statisti, di padri nobili, per quanto avveduti e lungimiranti. Richiede una partecipazione, diretta e informata, dei popoli europei. Che condividono, loro, una comune cittadinanza in cui riconoscersi. Quella di oggi rappresenta una prima tappa di questo cammino. Il 14 novembre ne faremo un’altra ancora più grande ed inedita. Quel giorno l’Europa del lavoro parlerà con una sola voce ed esprimerà un unico obiettivo, che coniughi solidarietà e lavoro, crescita ed equità. Siamo orgogliosi e ringraziamo tutti voi di aver consentito alla Toscana ed a Firenze di essere una tappa di questo cammino.
Vorrei chiudere questo mio saluto citando un toscano, uno di quei padri nobili dell’Europa: Carlo Azeglio Ciampi. Nel suo libro “Non è il Paese che sognavo” Ciampi scrive: Non c’è nulla di più moderno degli ideali unitari nazionali ed europei. Tanto più ora che sembrano messi sotto attacco, defraudati del loro valore, sminuiti nella loro portata storica.
Voglio continuare a sperare, pur nella disillusione rispetto a tanti obiettivi non raggiunti, che proprio l’incertezza ci stimola a cambiare e a rimuovere gli ostacoli frapposti ai nostri ideali. E’ una sfida, va raccolta. Affida poi alla parole di Guido De Ruggero il compito di motivarci .
Diceva De Ruggero nel 1946 : Vi sono periodi di crisi, di trapasso in cui viviamo nello scontento e nell’indecisione, tra una vecchia routine che non più ci appaga e che ci ripugna e una prospettiva nuova che non ci offre ancora una solida presa. Sono questi i periodi in cui è più ingrato vivere…ma sono questi anche i periodi in cui è più degno vivere per coloro che vogliono farlo da uomini, cioè da artefici del proprio avvenire.
E Ciampi conclude dicendo: Non ho trovato ancora parole migliori di queste per dare il senso della sfida da cogliere. E sono certo che L’Europa e l’Italia la coglieranno.
Anche io non ho trovato parole migliori per augurarvi buon lavoro.  (fine intervento ore 10)


 


La seconda edizione delle " Riflessioni sull'Europa" promossa da CGIL e Ires Toscana con il contributo determinante della Fondazione Friederich Ebert, della CGIL nazionale e dell'Associazione Bruno Trentin, porta a Firenze i maggiori esponenti del sindacalismo europeo a confronto con economisti e rappresentanti di alcuni tra i principali partiti progressisti europei.
E' dal congresso regionale del 2010 che la CGIL Toscana individua nelle politiche dell'Europa, che devono essere improntate a criteri di maggiore equità, meno condizionate dalla finanza e dal pensiero neoliberista, una delle chiavi per rispondere ad una crisi dai risvolti drammatici che risulta aggravata da politiche economiche che aumentano le diseguaglianze.
Non solo una cessione di sovranità verso un Governo coordinato di politiche fiscali ed economiche, ma un cambio di linea.
Per questo abbiamo intitolato questa 2 giorni " PER L'EUROPA DEL LAVORO E DELLA CRESCITA"; ci auguriamo che i prestigiosi ospiti che discuteranno con noi possano fornire un contributo allo sviluppo di un dibattito che affronti davvero i nodi strategici della democrazia e dell'uguaglianza in Italia e in Europa a partire dalla difesa dei diritti dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati e dei soggetti più deboli in generale.

Programma

25 26 ottobre cgil toscana

Creato il:mar 09 ott, 2012 1:57 pm
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