Referendum sul lavoro: una mobilitazione straordinaria per far vincere i diritti
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Dalida Angelini:  relazione introduttiva all'Assemblea Generale (non solo dirigenti e delegati ma anche uomini e donne dell'apparato e dei servizi) del 9 febbraio all'Obihall di Firenze

Care compagne e cari compagni,
Oggi è la prima volta per noi della cgil toscana che ci ritroviamo tutti insieme, coloro che si occupano della tutela individuale e coloro che si occupano della tutela collettiva, insomma i tanti compagni che ogni giorno sono la faccia e il cuore della nostra organizzazione.
Penso anche che questa modalità debba diventare un impegno da ripetere annualmente.
Permettetemi di cogliere questa occasione rivolgendomi in modo particolare a voi che siete coloro che per primi toccate con mano la sofferenza, il bisogno, il dolore, l'esigenza di vedersi rispettare il diritto più elementare da parte di quelle persone, donne, uomini, giovani, che la crisi, ma non solo, sta mordendo nella carne viva e che noi rappresentiamo o intercettiamo anche grazie al vostro operato, ed al fatto che quelle persone scelgono di rivolgersi al nostro sistema dei servizi.
Questo è l'aspetto che rende importante e fondamentale in ogni struttura confederale il vostro lavoro, e per questo vi sono assolutamente grata, e penso che la vera integrazione tra di noi nasce dal dirci, dal compiere insieme in un condiviso orizzonte di riferimento, un’analisi concreta su ciò che tutti i giorni siamo chiamati a fare e su come ciò si possa legare all'attività contrattuale e alle campagne strategiche della nostra organizzazione.
Grazie anche perché con il vostro lavoro portate molti iscritti alla nostra organizzazione perché il tesseramento appunto è la dimostrazione della nostra rappresentanza.
E dobbiamo chiederci che forse quel lavoratore che si è rivolto ad uno dei tanti nostri servizi per una pratica e che si è iscritto alla nostra organizzazione, pensa che poi non ci sia il silenzio e la dispersione di quel rapporto, ma ci sia invece la possibilità che questa nostra organizzazione continui ad informarlo, a proporgli iniziative, a farlo sentire parte di essa ed a chiedergli di essere uno dei tanti che continua a battersi per i diritti.
In questi anni il nostro tesseramento è diminuito, frutto anche della crisi che ha spazzato via interi settori, vorrei anche dire però che siamo sempre un numero importante 498.000, un toscano su 5 in età lavorativa è iscritto alla cgil.
Si può fare di più e meglio, certamente, perché fare una tessera, proporre al non iscritto di iscriversi, convincerlo, andare a cercare nei luoghi di lavoro i possibili e futuri iscritti e non aspettare che loro vengano da noi è un lavoro che non possiamo delegare ad altri, ma deve essere una capacità o meglio una competenza di ciascun compagno e ciascuna compagna, a partire da chi ricopre incarichi di responsabilità politica ai vari livelli della nostra organizzazione.
Così come dobbiamo cambiare rispetto alla continuità di iscrizione, perché penso non sia accettabile che solo il 20% dei nostri iscritti fra gli attivi, al momento del pensionamento, si iscriva allo SPI.
Ieri abbiamo fatto un importante seminario sull' industria 4.0, un processo già in atto che cambierà sempre di più le imprese, che saranno popolate solo in piccola parte dalle lavoratrici e dai lavoratori che abitualmente rappresentiamo, e i nuovi avranno professionalità, attitudini, linguaggi e bisogni diversi da quelli che noi oggi conosciamo, e allora dobbiamo attrezzarci perché abbiamo strutturato una modalità di lavoro a compartimenti stagni, ognuno provando a costruire risposte ai lavoratori dentro il perimetro delle rispettive categorie, ma in realtà i problemi che vengono avanti assumono ormai da tempo una dimensione più generale e più trasversale. Se non lo facciamo inevitabilmente si restringerà il nostro ambito di rappresentanza.
Rappresentanza e rappresentatività è un'altra sfida che abbiamo davanti e dobbiamo vincere, perché niente è scontato.
E allora, il testo unico sulla rappresentanza e rappresentatività del gennaio 2014, la misurazione del voto, la certificazione degli iscritti sono ormai punti di leva positivi nella ricerca del consenso e nella mobilitazione intorno alle nostre proposte, ma sono anche un banco di prova importante e
pieno di difficoltà a cui tutta l'organizzazione, insieme, ha attinto per raggiungere risultati positivi in una stagione in cui sembrava scomparso dall'orizzonte il Contratto Nazionale.
Ci auguriamo che ai tanti contratti risolti positivamente si aggiungano quelli aperti: dal contratto del pubblico impiego, del commercio, dei tessili solo per citarne alcuni.
Insomma, senza girarci da un altra parte, ma affrontando di petto tutti i problemi in questi anni difficili di disintermediazione, abbiamo dato sicuramente una svolta alla sfida che ci era stata lanciata da più parti sul terreno del consenso.
In un contesto in cui la partecipazione al voto nelle elezioni politiche ed amministrative è diminuita, con la positiva eccezione del Referendum del 4 dicembre scorso, il voto nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro relativo ai contratti o alle elezioni delle RSU ha avuto ed ha un esito assolutamente diverso e più solido.
E allora, proprio su questo terreno avanza con forza il significato della relazione, del sentirsi comunità e se vogliamo dirlo più semplicemente di quel rapporto diretto, formale ed informale tra rappresentante e rappresentato che è alla base delle nostre strutture organizzative.
Qui è il centro della sfida: sul terreno del consenso nel mondo del lavoro, vario, frammentato, sulla quantità e qualità delle nostre RSU, sulla loro relazione ed autonomia con l'organizzazione, i nostri valori e la nostra identità.
Le sfide si vincono spingendo e strutturando la partecipazione dei nostri rappresentanti sindacali con l'informazione, il coinvolgimento, la larghezza e la profondità della discussione e delle decisioni.
La nostra democrazia rappresentativa può avere mille difetti, ma ha il pregio di selezionare, accrescere le singole responsabilità, di non affidare a qualcuno il potere assoluto, ma di privilegiare il lavoro collettivo.
Si, perché per difendere e rafforzare la nostra idea di sindacato abbiamo bisogno di un lavoro collettivo, di stringere la relazione tra tutela collettiva e tutela individuale, tra categorie e servizi, esaltando un modello che intreccia gli ambiti.
Il consenso rimane però, anche per chi pratica la politica della disintermediazione, il vero obiettivo che per sua natura è contendibile.
È contendibile nel contatto con le persone in carne ed ossa, è contendibile in quello che vivono e in ciò che pensano.
Lì, noi dobbiamo essere: nei luoghi di lavoro e nel territorio e attivare le nostre capacità di costruire comunità perché questo poi produce consenso.
La costruzione di relazioni di comunità rappresenta l'antidoto contro l'isolamento, l'impotenza, la solitudine.
E partendo da qui un anno fa con coraggio e con passione, ma soprattutto per dire basta alle tante troppe disuguaglianze, alle troppe leggi che hanno modificato le regole sul lavoro e che di fatto hanno prodotto la perdita di valore dello stesso, la cgil ha deciso di intraprendere una navigazione in mare aperto.
In questo nostro navigare ci siamo posti un obiettivo: raggiungere un porto importante la nostra carta universale dei diritti del lavoro, che insieme al piano del lavoro sono la proposta strategica della cgil.
Una proposta di legge di riforma complessiva che parte dall'idea di come immaginiamo e vogliamo il nostro paese, a partire dalla centralità dei diritti in capo alle persone e non più al contratto o al lavoro che hanno.
Un’idea di paese in cui non esistano le disuguaglianze che oggi incrociamo e che sono le ragioni della crisi, ma un’idea di paese in cui ci siano diritti universali per tutto il mondo del lavoro, che devono essere esercitati in modo universale, perché pensiamo che il lavoro tutelato, salvaguarda la dignità della persona, ma anche lo sviluppo stesso dell' impresa, e poi perché vogliamo bene a questo paese e pensiamo che questa è la strada maestra per ricostruire e ritrovare la coesione sociale, il lavoro e i diritti come punto cardine del cambiamento economico e sociale.
In questo nostro navigare ci siamo fermati in molti porti, abbiamo fatto assemblee con i lavoratori, nelle leghe dello spi, nelle piazze, abbiamo parlato con molte persone, le abbiamo ascoltate, e per la prima volta nella storia della CGIL abbiamo chiesto a tante persone una firma per la nostra proposta di legge di iniziativa popolare, ed una firma per i tre quesiti referendari:
Abolizione dei voucher
Responsabilità in solido negli appalti
Articolo 18
I tre referendum a sostegno della nostra proposta di legge.
È stato un viaggio intenso, abbiamo incontrato tante persone, abbiamo incontrato il paese reale, abbiamo incontrato tanta disperazione, nuove povertà, crescente disoccupazione, e abbiamo maturato, ancor più con fermezza, la convinzione che la ricostruzione del paese deve partire dalla condizione materiale degli uomini e delle donne, dei giovani e degli anziani, dei nativi e dei migranti, del nord e del sud, dei precari, dei lavoratori dipendenti e degli autonomi, dalla loro insoddisfazione relativa alla propria condizione.
Lavoro e libertà sono stati la nostra bussola di questi anni, della nostra azione sindacale ed hanno trovato nella carta e nei quesiti referendari la loro compiutezza.
Care compagne e cari compagni, se la Cgil, attraverso un percorso democratico e partecipato, ha scelto di presentare una proposta di legge di rango costituzionale, questo non costituisce solo un fatto politico rilevante, una novità importante giuridicamente e sindacalmente, ma rappresenta anche un atto impegnativo, che certo suscita interesse, ma crea anche attese.
Sono quelle attese che abbiamo alimentato, quella speranza che cambiare si può e si deve!
E allora noi quella speranza non possiamo deluderla!
E noi tutti dobbiamo esserne consapevoli perché da noi si aspettano atti conseguenti e coerenti.
L'11 gennaio la Consulta ha ammesso due dei tre referendum, Voucher ed appalti, non è stato ammesso quello relativo all'articolo 18.
Noi rispettiamo le sentenze, non ci convincono le motivazioni: respinto perché considerato di carattere propositivo e comunque l'impegno che oggi dobbiamo assumerci in questa sala è che non possiamo fermarci e dobbiamo insieme proseguire questa battaglia fino anche a ricorrere alla corte di giustizia europea, non per un ricorso contro la sentenza della Corte, ma per un atto di coerenza tra quanto previsto dalla carta sociale europea in materia di diritti del lavoro e la legislazione del nostro paese, perché per noi, il diritto alla reintegra nel licenziamento illegittimo parla di libertà nel lavoro.
E poi perché non possiamo e non vogliamo fermarci di fronte all’arbitrarietà che subisce un lavoratore o una lavoratrice che viene licenziato ingiustamente. Infatti oggi il jobs act permette ad un giudice di riconoscere l’illegittimità del licenziamento senza però che ciò significhi la riconquista del posto di lavoro.
E allora dobbiamo continuare a rivendicare il diritto ad un lavoro libero e senza il ricatto del licenziamento nella contrattazione, ma soprattutto attraverso la discussione in parlamento della nostra proposta di legge.
Lo dobbiamo a tutti coloro che hanno scioperato prima e poi sostenuto la nostra iniziativa, lo dobbiamo per riaffermare con tutta la forza necessaria il nostro giudizio di illegittimità politica che abbiamo dato sulla norma inserita nel jobs act.
La non ammissibilità di questo quesito non riduce il nostro impegno sugli altri due referendum: voucher ed appalti. In Toscana nel 2016 oltre 10 milioni di voucher venduti!
La nostra navigazione per arrivare al grande porto della carta e vincere la sfida per i diritti è ricominciata, ed un risultato lo abbiamo già ottenuto:
nel paese, nella politica, tra i mass media si è tornati a parlare di lavoro, del suo valore, del suo futuro.
Noi avviamo la nostra campagna, e non aspettiamo le modifiche che hanno circolato sulla stampa, da varie parti politiche. Se poi queste arriveranno e saranno in linea con quanto previsto dalla nostra proposta di legge negli articoli 80 e 81, questo sarà il frutto della nostra iniziativa.
Cosi come ripristinare la responsabilità solidale del committente per rispondere degli atti che l'impresa compie nel momento in cui affida in conto terzi l’attività. Su questo registriamo un silenzio preoccupante, vi è quasi un disconoscimento, che presumibilmente copre interessi economici delle imprese, delle condizioni che si determinano per i lavoratori che sono impiegati negli appalti.
Noi chiediamo ogni giorno che venga fissata la data dei referendum, che dovrebbe essere tra il 15 aprile ed il 15 giugno, e dopo vari incontri con i gruppi parlamentari, che abbiamo avuto anche in Toscana, l'incardinamento della nostra proposta di legge è avvenuto e questo è positivo perché significa che andrà in discussione.
Siamo soddisfatti di questo, ma ora arriva il lavoro più difficile, più complicato a cui non siamo abituati, ma a cui tutti dobbiamo contribuire.
Care compagne e cari compagni, dobbiamo vincere i due referendum perché significa dare forza alla carta universale dei diritti che è e resta il cuore della nostra iniziativa, e significa riaprire in questo paese una prospettiva diversa su cosa significa lavoro e significa soprattutto riaffermare una cultura del lavoro.
Questa non è la campagna elettorale sul referendum costituzionale, questa è una iniziativa della nostra organizzazione, e non c'è libertà di coscienza!
Oggi Il primo compito di ogni dirigente della cgil, di ogni delegato, di ogni impiegato è spendersi per il successo di questa campagna.
Allora noi in Toscana dobbiamo portare a votare il 50% più uno dell'elettorato che significa 1 milione e 500mila persone, e dobbiamo mettere in moto una capacità democratica di coinvolgimento e di iniziativa forte. Noi abbiamo uno straordinario potenziale fatto di delegati e militanti che dobbiamo mettere in moto.
Dobbiamo fare una campagna elettorale che va oltre i confini della nostra rappresentanza oggettiva e teorica. Siamo gli unici protagonisti di una campagna referendaria, ci giochiamo molto e dobbiamo essere collettivamente ed individualmente responsabili e consapevoli,
E deve essere l'assoluta priorità di lavoro per i prossimi mesi.
Questo impegno straordinario dovrà coinvolgere ogni singola persona, compagna o compagno che si sente parte del nostro quadrato rosso.
Dobbiamo continuare ad essere i compagni e le compagne che ogni giorno contrattano, tutelano, lottano quando è necessario, e oggi dobbiamo aggiungere una capacità: quella di essere soggetti di una campagna elettorale, che dobbiamo imparare a fare con tutti gli strumenti di cui disponiamo e soprattutto con la passione ed il coraggio che abbiamo.
Ed è per questo che oggi siamo qui per imparare grazie all’aiuto del professor Amadori, che ringrazio di cuore, e che ci fornirà appunto strumenti e riflessioni utili al lavoro che ci attende.
Dobbiamo intrecciare il nostro lavoro di ogni giorno con la sfida che abbiamo di fronte, non possono esserci occasioni mancate.
Dobbiamo parlarne, convincere, ascoltare, dobbiamo farlo anche nel confronto unitario con i delegati delle altre organizzazioni, nelle assemblee di luogo di lavoro, e nelle leghe dello spi, nei nostri servizi quando raccogliamo le richieste delle persone, dobbiamo farlo attraverso un porta a porta che si snoderà lungo la nostra regione.
Dobbiamo farlo insieme ai nostri tanti delegati e attivisti pensionati, a cui dobbiamo dare spazio e visibilità nella nostra iniziativa, perché loro sono la vera e grande ricchezza della cgil.
Dobbiamo provare in tutti i nostri territori a dar vita a gruppi di sostegno ai nostri due referendum. Dobbiamo interessare e coinvolgere tutta la società, dai singoli cittadini alle associazioni, dalle forze politiche alle istituzioni. Stiamo già raccogliendo disponibilità che ci dicono che non siamo né soli, né isolati nella nostra sfida per i diritti.
Non dobbiamo lasciare niente al caso e dobbiamo sapere che di tutti abbiamo bisogno.
E allora compagne e compagni, se molti cercheranno di oscurarci, noi dovremmo rompere il silenzio con le molte iniziative che dovremmo organizzare, iniziative grandi e piccole ascoltando e parlando con milioni di nostri concittadini, a partire da quelle di sabato 11 nelle piazze di tutta la regione e di tutto il nostro paese.
Da lì continueremo a navigare verso quel grande porto che ci aspetta che, come citavo all'inizio, è la nostra carta, e durante la nostra navigazione incontreremo due fari: i referendum.
Sono certa che con l'impegno di tutti e la responsabilità di essere gruppo dirigente di questa organizzazione possiamo farcela.
Dobbiamo essere capaci di essere una grande forza collettiva per il cambiamento, dobbiamo vincere la sfida inedita nella storia della cgil.
Facciamolo pensando alla nostra storia, facciamolo con la passione e con l'orgoglio di un organizzazione che ha oltre 110 anni, e nella sua storia non ha cambiato né simbolo né bandiere, ma che da sempre con grande responsabilità vuole rappresentare gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati.
Questa volta l'obiettivo è ambizioso, ma raggiungibile.
Con due Si vogliamo riscrivere la storia di questo paese, vogliamo liberare il lavoro, vogliamo non deludere le speranze che abbiamo alimentato.
E allora compagne e compagni, a volte ci troveremo a favore di vento altre volte controvento, ma vogliamo vincere la nostra sfida quindi issiamo le vele e puntiamo la nostra barca verso la meta.

Creato il:mar 28 feb, 2017 2:23 pm

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