Ape sociale, l'inps ha respinto il 70% delle domande. Inca Cgil, richiesto nuovo incontro urgente
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Ape sociale, soluzioni insoddisfacenti. I sindacati chiedono incontro
Nonostante i nuovi indirizzi interpretativi, sono state accolte solo 3.000 delle 44.000 richieste respinte. Lavori gravosi e contribuzioni all'estero tra i nodi ancora irrisolti. Prossima scadenza il 30 novembre
Mentre prosegue il confronto governo sindacati sul complesso capitolo della previdenza, non si attenuano le preoccupazioni di Cgil, Cisl e Uil circa il destino delle tante, troppe domande respinte di Ape sociale e per lavoratori precoci, le quali restano sospese nonostante i nuovi indirizzi interpretativi estensivi, forniti dal ministero del lavoro.
Proprio per queste ragioni le tre confederazioni hanno chiesto un nuovo incontro urgente al ministro del Lavoro e al presidente di Inps, dopo quello del 25 ottobre, nel quale “erano stati assunti da parte di tutti degli impegni a cercare di riesaminare il maggior numero di casi possibili”, sottolineano nella lettera inviata i segretari confederali Roberto Ghiselli (Cgil), Maurizio Petriccioli (Cisl) e Domenico Proietti (Uil).
Sono passati oltre 15 giorni dal primo incontro e a oggi l’operazione di riesame da parte dell'Inps, con accoglimento delle richieste precedentemente respinte, ha riguardato un numero esiguo di richieste (ben al di sotto di 3.000), a fronte di 44.106 respinte su un totale di domande presentate di 65.972. Un fatto, sottolineano i sindacati nella lettera, che rischia di “compromettere il diritto a migliaia di persone di beneficiare degli importanti strumenti, nati dal confronto sindacale con il Governo e inseriti nel verbale di sintesi sottoscritto il 28 settembre 2016”.
Pur apprezzando lo “sforzo con il quale l’Istituto ha accolto positivamente alcune richieste respinte”, i sindacati segnalano come “sono ancora diverse le questioni irrisolte, che devono essere affrontate”. In particolare, resta il nodo delle domande dei lavoratori addetti ad attività gravose, respinte in grande numero, che dovrebbero essere state inviate dall’Inps al ministero del Lavoro, in attesa di una nuova verifica con il coinvolgimento degli enti preposti (Inail, Anpal e ministero del Lavoro). Così come rimane l’interrogativo legato alle richieste, che sono state ugualmente rigettate, perché la documentazione è stata presentata oltre il termine del 15 di luglio.
Altrettanto problematica rimane la questione delle richieste respinte di quanti hanno utilizzato periodi di contribuzione estera per far valere il diritto all’Ape sociale e che si sono visti respingere la domanda perché l’Inps ha inizialmente fornito un'interpretazione restrittiva (ritendendo ininfluenti tali periodi per il raggiungimento del requisito contributivo). Posizione successivamente modificata ed espressa nel messaggio numero 4170 del 24 ottobre, ma senza nessun impegno ad avviare il riesame delle richieste respinte.
Per tutte queste ragioni, Cgil, Cisl e Uil ribadiscono l’urgenza di un altro incontro “per affrontare nel migliore dei modi le problematiche aperte, anche in ragione dell’imminente scadenza per la presentazione delle nuove domande entro il 30 novembre”.

di Lisa Bartoli

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Purtroppo, le previsioni di Inca Cgil sulle tante, troppe domande respinte di Ape sociale si sono avverate. I dati comunicati dal direttore generale dell'Inps, Gabriella Di Michele, alla commissione Lavoro della Camera, confermano quanto era stato preannunciato nel dossier del patronato della Cgil il 12 ottobre scorso. “Il 70% delle domande respinte dicono sostanzialmente che – osserva Morena Piccinini, presidente Inca– ci sono problemi sostanziali di interpretazioni delle norme, che vanno risolti. L’auspicio è che gli ulteriori chiarimenti, non ancora noti, ma comunque forniti ad Inps dal ministero del Lavoro soltanto dopo la denuncia di Inca, vadano nella direzione di un allargamento della platea dei beneficiari”. “Quanto alle risorse già stanziate per una platea previsionale di circa 60 mila domande, e che inevitabilmente resteranno inutilizzate – aggiunge – pretendiamo che vengono ugualmente spese per consentire a tanti disoccupati, invalidi e precoci di essere riammessi, come è giusto che sia”.
Per la presidente dell’Inca quanto sta succedendo sull’applicazione dell’Ape sociale resta “inaccettabile e non cancella le responsabilità sui ritardi con cui Inps e Ministero del lavoro stanno cercando di porvi rimedio, ammesso che le nuove disposizioni ministeriali siano effettivamente estensive e non invece rivolte a togliere da una imbarazzante quanto davvero poco comprensibile posizione in cui si è ficcata Inps”. “Il riesame delle domande respinte, promesso dall’istituto previdenziale – afferma ancora Piccinini – deve essere fatto applicando correttamente la normativa e non con arbitrarie interpretazioni, che rischiano di vanificare lo spirito della legge istitutiva dell’indennità Ape sociale e, soprattutto, ad azzerare le già magre aspettative di numerosi lavoratori, che versano in precarie condizioni occupazionali, ultrasessantatreenni, ai quali va riconosciuto il sacrosanto diritto di poter anticipare il pensionamento di tre anni”.
Per l'Inca, insomma, sull’Ape sociale si è già perso molto tempo. Si doveva partire il 1° maggio, ma il decreto applicativo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale soltanto il 17 giugno, con oltre un mese e mezzo di ritardo, senza però modificare la data di scadenza per la presentazione delle domande, che è rimasta confermata al 15 luglio. A disposizione degli Istituti abilitati nell’inoltro delle richieste, sono rimasti poco più di venti giorni lavorativi effettivi (escludendo i fine settimana) per svolgere l’attività di tutela individuale. Da allora, gli uffici territoriali del patronato, ricordano all’Inca, sono stati presi letteralmente d’assalto e hanno dovuto fronteggiare gli inevitabili stop end go delle procedure informatiche, che pure erano state predisposte da Inps, a suo dire, molto tempo prima.
Anche considerando come attenuante la pausa estiva, si è arrivati a settembre quando oramai gli errori interpretativi delle norme cominciavano a produrre un numero significativo “sospetto” di domande respinte. Ciononostante, soltanto il 9 ottobre, cioè tre giorni prima della pubblicazione del dossier di Inca e sei giorni prima della scadenza del 15 ottobre, l’Inps si è attivata presso il ministero del lavoro per chiedere chiarimenti interpretativi. Risultato: l’applicazione dell’Ape sociale, che pure doveva partire il 1° maggio, ha accumulato quasi 6 mesi di ritardo; ancor di più ne ha già maturati l’Ape volontario, il cui decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale soltanto il 17 ottobre scorso. Anche questo provvedimento non può dirsi completamente fruibile perché mancano ancora le convenzioni con le associazioni bancarie e assicurative.
Insomma, dalla legge di Bilancio 2016, che ha introdotto l’indennità Ape sociale e l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (Ape volontario), è trascorso quasi un anno senza che queste misure siano state rese effettivamente operative, bruciando quasi la metà del tempo della sperimentazione di tali strumenti (fino al 2018), prevista nei rispettivi decreti attuativi. “Tutto questo si sta consumando – osserva ancora Piccinini – mentre il Consiglio dei ministri approva una manovra finanziaria respingendo la richiesta di Cgil, Cisl e Uil di rimodulare l’innalzamento automatico dell’età di pensionamento, che invece consentirebbe di restituire qualche elemento di flessibilità di uscita dal lavoro favorendo, anche per questa strada, l’occupazione stabile dei giovani”. di Lisa Bartoli (Inca Cgil Nazionale)

Creato il:ven 20 ott, 2017 1:23 pm

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