Intesa Confindustria-sindacati sulle relazioni industriali
accordo contratatzione

Con un rush finale che serve innanzitutto a fissare un punto fermo prima delle elezioni Confindustria, Cgil , Cisl e Uil , dopo mesi di trattative, hanno raggiunto un’intesa su come dovranno essere in futuro i contratti di lavoro. E soprattutto su come dovranno essere calcolati gli aumenti futuri. Ma l’intesa sul nuovo modello contrattuale e le relazioni industriali introduce anche novità importanti allo scopo di arginare il fenomeno dei contratti pirata.
In particolare sono confermati i due livelli di contrattazione, il primo nazionale e il secondo aziendale o territoriale. L’intesa introduce il Trattamento economico complessivo (Tec) e il Trattamento economico minimo (Tem). E soprattutto, per la prima volta, come già avviene per i sindacati arriva la misurazione della rappresentatività anche per le imprese al fine di arginare i fenomeno degli accordi-pirata siglati al di sotto dei livelli di retribuzione fissati dal contratto collettivo nazionale.
Il testo, dice una nota congiunta diffusa stanotte al termine del vertice a quattro tra Boccia, Camusso, Furlan e Barbagallo, è stato condiviso dai tre segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e dal presidente di Confindustria e sarà sottoposto, nei prossimi giorni, alla valutazione degli organismi delle tre organizzazioni sindacali. L’accordo sarà firmato al termine di questa verifica nel pomeriggio del 9 marzo.
I due livelli
In dettaglio, secondo l’intesa raggiunta, “il contratto collettivo nazionale di categoria dovrà assolvere la sua principale funzione di fonte di regolazione dei rapporti di lavoro e di garante dei trattamenti economici e normativi comuni a tutti i lavoratori del settore, ovunque impiegati sul territorio nazionale”. Il contratto collettivo nazionale di categoria, invece, “conserverà la sua funzione di regolatore delle relazioni sindacali del settore, disciplinando anche le principali iniziative di 8 bilateralità in coerenza con le linee di indirizzo definite negli accordi interconfederali”. In questa logica i contratti nazionali di categoria dovranno individuare il trattamento economico complessivo (TEC) e il trattamento economico minimo (TEM).
Il trattamento economico complessivo (TEC) sarà costituito dal trattamento economico minimo (TEM), e da tutti quei trattamenti economici - nei quali, limitatamente a questi fini, sono da ricomprendere fra gli altri anche le eventuali forme di welfare - che il contratto collettivo nazionale di categoria qualificherà come “comuni a tutti i lavoratori del settore”, a prescindere dal livello di contrattazione a cui il medesimo contratto collettivo nazionale di categoria ne affiderà la disciplina.
I contratti nazionali
Il contratto collettivo nazionale di categoria, invece, “ avrà cura di evidenziare in modo chiaro la durata e la causa di tali trattamenti economici e il livello di contrattazione a cui vengono affidati dovendosi, comunque, disciplinare, per i medesimi trattamenti, gli eventuali effetti economici in sommatoria fra il primo e il secondo livello di contrattazione collettiva. Il contratto collettivo nazionale di categoria dovrà inoltre “incentivare lo sviluppo virtuoso - quantitativo e qualitativo - della contrattazione di secondo livello, orientando le intese aziendali - raggiunte anche attraverso i percorsi definiti nell’Accordo Interconfederale del 14 luglio 2016 - ovvero quelle territoriali (laddove esistenti, secondo le prassi in essere), verso il riconoscimento di trattamenti economici strettamente legati a reali e concordati obiettivi di crescita della produttività aziendale, di qualità, di efficienza, di redditività, di innovazione, valorizzando i processi di digitalizzazione e favorendo forme e modalità di partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori”.
Come si calcolano gli aumenti
Il contratto collettivo nazionale di categoria individuerà i minimi tabellari per il periodo di vigenza contrattuale, intesi quali trattamento economico minimo (TEM). La variazione dei valori del TEM (minimi tabellari) avverrà - secondo le regole 9 condivise, per norma o prassi, nei singoli CCNL - in funzione degli scostamenti registrati nel tempo dall’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi membri della Comunità europea, depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati come calcolato dall’Istat. Il contratto collettivo nazionale di categoria, in ragione dei processi di trasformazione e o di innovazione organizzativa, potrà modificare il valore del TEM. Da la stampa.it

Creato il:mer 28 feb, 2018 1:44 pm

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