Nessuna invasione
immigrazione

"Immigrati in Toscana", la ricerca di Ires Toscana e la scheda del presidente Francese
La ricerca "Immigrati in Toscana", presentata durante un  seminario ("L'immigrazione dalla cronaca alla storia") al polo Universitario di Novoli a Firenze, si compone di una prima parte di inquadramento storico ed una seconda che fotografa la presenza e le condizioni delle persone straniere nel mondo del lavoro della nostra regione (scarica QUI la ricerca completa).
Ciò che emerge con grande chiarezza, con sguardo retrospettivo a partire dalla metà degli anni cinquanta del secolo scorso, è la capacità attrattiva della Toscana rispetto ad un fenomeno migratorio che prima è connotato, dal punto di vista interno, prevalentemente dai flussi provenienti dalle regioni meridionali e poi, a partire dagli anni ottanta, vede una forte crescita della componente straniera proveniente dai paesi più poveri.
Queste due componenti migratorie si intrecciano prima e si sostituiscono poi nel processo di industrializzazione della Toscana e nella formazione di quella dimensione distrettuale fatta di piccole imprese che rappresentano il terreno più favorevole per l'ingresso al lavoro e, talvolta, per la sommersione della manodopera straniera.
Non c'è dubbio che questo processo, pur nelle sue distorsioni, ha visto un'ulteriore forte accelerazione a partire dagli anni novanta con l'arrivo delle ondate migratorie dall'Est Europa che soppiantano in termini di presenze le nazionalità fino a quel momento maggiormente rappresentate. Gli albanesi ed i romeni scalzano marocchini, filippini e cinesi.
Si determina un fenomeno spontaneo ed abbastanza naturale che tende ad aggregare le diverse comunità nazionali intorno ad alcuni distretti produttivi e ad alcune zone della regione, raffinandone le specializzazioni professionali.
È questa la fase in cui le diverse procedure di regolarizzazione alimentano una crescita fortissima delle presenze straniere, al punto da determinare una profonda trasformazione della Toscana che passa dai 50000 stranieri residenti del 1995 ai 400000 del 2015.
Viceversa da quel momento si assiste ad un'inversione di tendenza che riguarda un rallentamento dei ritmi di crescita migratori e nel caso di alcune nazionalità ad una diminuzione in termini assoluti.
Ciò è frutto sicuramente della crisi che ha investito la Toscana rendendola un territorio meno attrattivo che in passato, oltre che della legislazione nazionale che rende pressoché impossibile emigrare legalmente nel nostro paese.
Tuttavia, quello che appare in modo inequivocabile è che gli immigrati rappresentano ormai una componente strutturale eradicata dell'apparato produttivo e della società toscana.
In questo contesto le persone straniere rappresentano oltre il 10% del lavoro dipendente in Toscana (a netto dei lavoratori domestici e dell'agricoltura ) arrivando gli extracomunitari a 108000 unità nel 2016, mentre gli estcomunitari sono diminuiti fino a circa 24000 unità nello stesso periodo.
Nel periodo preso a riferimento (2008/2016) a una notevole diminuzione di lavoratori estcomunitari (-17%) ha corrisposto un notevole incremento di extracomunitari (+34%) in particolare dei cinesi (+171/%).
Se si guarda, infine, alla composizione del mercato del lavoro toscano si nota una lieve diminuzione della componente autoctona (86,5%) ed un inversamente proporzionale aumento della componente extracomunitaria.
Altro fenomeno che si evidenzia è quello di un accelerato processo di invecchiamento generazionale che riguarda sia indigeni che immigrati come effetto della Legge Fornero, mentre dal punto di vista professionale tra gli stranieri diminuiscono gli apprendisti, mentre si incrementala quota di operai a fronte di un esiguo numerosdi impiegati dirigenti.
Firmato: Gianfranco Francese, presidente di Ires Toscana

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Il Dossier Statistico Immigrazione 2018 raccoglie tutti i dati necessari per capire il fenomeno migratorio verso e dall’Italia. Ecco gli aspetti principali.
Il Dossier Statistico Immigrazione è uno strumento necessario che attraverso la lezione dei numeri e un’analisi ragionata della realtà, può aiutare a conseguire una comprensione più esatta di un fenomeno sempre più discusso. La 28esima edizione, realizzata dal Centro Studi e Ricerche IDOS, in partenariato con il Centro Studi Confronti e con la collaborazione dell’Unar, mette insieme ricerche sul campo e indagini qualitative a dati provenienti da archivi amministrativi.
«Sono dati che ci parlano della cruciale importanza delle politiche di integrazione, di cui oggi nessuno parla più e su cui sempre meno i governi intendono investire», spiega Luca di Sciullo, presidente del Centro Studi e Ricerche Idos, aggiungendo, inoltre: «i numeri non bastano più: abbiamo bisogno di esempi, di testimoni, di buone prassi che mostrino in maniera concreta e tangibile che l’integrazione è possibile».
Ecco alcune delle tematiche principali indirizzate nel nuovo rapporto.
Nessuna invasione. Il dossier evidenza come non ci sia nessuna “invasione” di stranieri in corso, anche perché il numero degli stranieri che vivono in Italia è pressoché stabile intorno ai 5 milioni dal 2013.
Alla fine del 2017 gli stranieri residenti in Italia sono 5.144.000, circa 97.000 in più rispetto all’anno precedente (+1,9%), per un’incidenza dell’8,5% sulla popolazione totale. Tra i soli non comunitari, circa due su tre (2.390.000) hanno un permesso di soggiorno di durata illimitata, che attesta un grado di radicamento e stabilità ormai consolidato. I restanti 1.325.000 (35% del totale) hanno un permesso a termine, in maggioranza per famiglia (39,3% del totale) o per lavoro (35,2%). Meno di 1 su 5 (239.000) è titolare di un permesso inerente alla richiesta di asilo o alla protezione internazionale o umanitaria. Alla fine dell’anno erano 187.000 quelli inseriti in un centro di accoglienza (Cas piuttosto che Sprar, 80,95% contro 13,15%).
Il crollo dei flussi. Secondo quanto hanno rilevato Unhcr e Oim, nei primi 9 mesi del 2018 l’Italia ha accolto sul suolo poco più di 21.000 migranti, un dato crollato di quasi il 90% rispetto allo stesso periodo del 2017.
Italiani in Italia e all’estero. Gli italiani in Italia sono diminuiti di 203.000 nell’ultimo anno, nonostante le 147.000 acquisizioni di cittadinanza italiana avvenute nel 2017 da parte di cittadini stranieri residenti in Italia (senza le quali la diminuzione annua della popolazione italiana sarebbe stata di 350.000 unità).
In base ai dati Istat, oltre 114.000 italiani si sono trasferiti all’estero nel 2017. Una tendenza diffusa anche tra gli italiani “per acquisizione”, cioè di origine straniera: costoro infatti, dopo essersi naturalizzati, sempre più finiscono per trasferirsi all’estero (25.000 tra il 2012 e il 2016, con età media intorno ai 25 anni e per quasi la metà nati in Italia), specialmente all’interno dell’Ue (19.000, il 75,6% del totale), grazie alla libera circolazione loro assicurata dalla cittadinanza italiana.
La scuola multiculturale. Sono 826.000 gli iscritti di cittadinanza straniera nell’anno scolastico 2016/2017, circa un decimo (9,4%) della popolazione scolastica complessiva.
Una incidenza in continua crescita, visto che gli alunni figli di italiani vanno sempre più diminuendo (-96.300 in un anno, -1,2%) per il costante calo delle nascite, mentre quelli nati da genitori stranieri vengono gradualmente aumentando (+11.200 e +1,4%), grazie alla maggiore giovinezza e fecondità della popolazione di origine immigrata.
Sebbene tra loro siano rappresentate 190 nazionalità, si tratta, per oltre la metà dei casi, di giovani romeni (158.000), albanesi (112.000), marocchini (102.000) e cinesi (49.500).
Ma il dato più importante è la quota sempre più ampia di alunni stranieri che sono nati in Italia, le cosiddette “seconde generazioni”, che spesso riconoscono l’italiano come propria lingua madre, vivono con e come i coetanei italiani e si sentono tali a tutti gli effetti, condividendo con loro ogni cosa eccetto la cittadinanza (e ciò che essa comporta, in termini di riconoscimento giuridico e di diritti). Se nell’a.s. 2007/2008 erano appena un terzo (34,7%) di tutti gli alunni stranieri, nell’a.s. 2016/2017 sono più di mezzo milione (503.000), i tre quinti (60,9%) del totale. Rispetto all’a.s. precedente, costoro sono aumentati di ben il 12,9% (+57.600).

SCARICA LA SCHEDA DI SINTESI DEL RAPPORTO

PER INFO ULTERIORI:

CARITAS RAPPORTO MIGRANTES 2017-2018

Creato il:lun 05 nov, 2018 12:17 pm

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