Marmo: "No ai ricatti occupazionali, no ad atteggiamenti padronali"
cave

Cave e taglio della cima dei Bettogli (Carrara), Brotini e Porzio (Cgil Toscana) agli industriali: “No ai ricatti occupazionali, no ad atteggiamenti padronali. Il marmo è un bene comune, bisogna salvaguardare lavoro e ambiente”
Il dibattito tra ambiente, lavoro, istanze collettive e pubblici poteri che ha attraversato ed attraversa la comunità delle Apuane e la politica regionale vede in questi giorni un ulteriore elemento di riflessione e criticità. Dalla piazza centrale di Carrara, piazza Alberica, si vede la cima di un monte. Quello è il paesaggio naturale e storico della città. E' la cima dei Bettogli. C’è una parte di industriali che vogliono fare i predatori del marmo e pretendono di tagliarla adducendo - solo adesso - problemi di sicurezza e ricorrendo all’insopportabile e consolidato ricatto occupazionale. Se si pongono dei limiti alla assoluta ed insindacabile libertà dell’impresa, siano essi diritti dei lavoratori e di sicurezza sul lavoro o ambientali, la stanca ed insopportabile litania da parte padronale è sempre la stessa. Quella cima, però, rappresenta e viene vissuta da sempre come un elemento costitutivo del paesaggio urbano della città. L'amministrazione di Carrara e la Regione Toscana, attraverso un cogente intervento di contingentamento sulle quantità e qualità del materiale escavato, sembrano porre delle limitazioni rispetto al controllo unilaterale delle imprese nei confronti di un bene comune e della intera vita associata di quei luoghi. Ancora più insopportabile ed inaccettabile dello stesso ricatto occupazionale è l’atteggiamento padronale condito da tratti di paternalismo autoritario come la proposta diretta alla cittadinanza di un risarcimento in forma di scuole per il popolo. Cari imprenditori, l’Ottocento sarebbe passato da un pezzo.
Il marmo e le cave non sono un bene privato, nonostante il ridicolo anacronismo dei cosiddetti beni estimati, sono un bene comune soggetto ad un regime concessorio ed autorizzatorio che sta in capo all’Ente Regione ed ai Comuni. Non sono un bene delocalizzabile, sono un bene prezioso e limitato che sta subendo un processo di depauperamento accelerato viste le innovazioni tecnologiche che permettono di estrarre negli ultimi anni più marmo di quanto non ne sia stato estratto nei secoli precedenti, con conseguenze sulla sicurezza sui lavoratori e sull’accumulo degli scarti della lavorazione. Come Cgil siamo e saremo per un lavoro in pienezza di diritti e di sicurezza ed ambientalmente sostenibile, impedendo che la smodata ricerca di profitti si scarichi sui lavoratori e sull’ambiente. Ma soprattutto saremo contro gli atteggiamenti padronali che ricalcano quelli dei padroni delle ferriere, che pensano di comprare la benevolenza del popolo con regalie ed elargizioni. Con i lavoratori ed il loro posto di lavoro, con le comunità e con la qualità ambientale. Sempre disposti ad una trattativa, mai a subire ricatti.
Maurizio Brotini (segreteria Cgil Toscana), Simone Porzio (Dipartimento ambiente e territorio Cgil Toscana)

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Cave, la Cgil di Massa Carrara: "Ambiente e lavoro devono poter convivere, nell'interesse di una comunità"

La questione marmo è una questione delicata e complessa che se affrontata come sta avvenendo in questi giorni rischia di falsare la natura del dibattito e nascondere le reali implicazioni che sono in campo. La questione del monte Bettogli, così sentita dai carraresi perchè legata al paesaggio della città e vincolata dalle norme del piano paesaggistico di tutela delle vette, è oggi l'argomento centrale del dibattito. Intanto dobbiamo fare chiarezza e distinguere la questione della legge 35 con il suo articolo 58 bis dalla questione Bettogli, e dal Piano Regionale Cave che si interseca su entrambe.
Come CGIL diciamo una cosa chiara e netta ossia che la normativa e l’azione nei confronti delle autorizzazioni e dell’attività delle cave devono essere improntate alla salvaguardia ambientale, alla sicurezza e alla certezza del lavoro e alla redistribuzione nel territorio della ricchezza prodotta.
Dire questo significa confrontarsi con i problemi che ne possono derivare dalla gestione del bene marmo. In primis l’articolo 58 bis, da quello che ci è stato detto anche da alcuni tecnici, porterà probabilmente alla sospensione dell’attività estrattiva di decine di cave nelle prossime settimane. Questo per il nostro territorio è sicuramente un problema che necessita di essere affrontato con decisione e con l’utilizzo di strumenti straordinari visto che non possiamo permetterci di perdere posti di lavoro. La cosa però non può avvenire nè contro una comunità nè tantomeno calpestando le risorse naturali del territorio. Per questo abbiamo chiesto di potenziare gli uffici tecnici comunali con una task force regionale. Nei 60 giorni di sospensione sono le aziende a doversi far carico delle spettanze dei lavoratori, visto che sono loro ad aver violato la normativa. L’amministrazione dal canto suo dev’essere in grado di fornire una risposta in questo lasso temporale. Se così non fosse anche il comune e la regione, oltre alle imprese, dovranno farsi carico di garantire un apporto economico ad un fondo che funzioni da ammortizzatore sociale nei casi di revoche delle autorizzazioni. L’istituzione del fondo deve affiancarsi ad una clausola sociale che tuteli i lavoratori sia a fronte del passaggio di società ed imprese come datori di lavoro, sia come impegno al riassorbimento delle eventuali messe in mobilità o licenziamenti da parte delle aziende del sistema, in modo da non disperdere le professionalità presenti sul territorio. Questo è indispensabile per uscire dal ricatto occupazionale a cui siamo sottoposti anche in questi giorni.
Per quanto riguarda Bettogli la conferenza dei servizi, sulla base del parere negativo della commissione paesaggistica, ha bocciato il progetto presentato da una delle cave del monte Bettogli, quello che prevedeva il taglio di parte della cima, il cosiddetto "zuccotto", che negli ultimi giorni è stato al centro di un grande dibattito in città e grandi preoccupazioni.
L'ufficialità non c'è ancora ma, da fonti accreditate, la bocciatura del piano implicherà la presentazione di un nuovo progetto di messa in sicurezza che dovrà essere rielaborato e presentato entro aprile 2019. L’ing. Pellegri ha detto che le questioni son due: o si taglia un pezzetto sopra del cocuzzolo per mettere in sicurezza, oppure si lavora in galleria. A questo punto la palla passa alla politica: noi vogliamo un tavolo politico e daremo delle priorità, ma dobbiamo trovare un modo per tutelare il lavoro nel rispetto dell’ambiente e della sicurezza. Mentre l' estrazione continua chi ha ruolo di governo dovrà trovare delle condizioni di sviluppo alternative. In mancanza di altro abbiamo necessità di dare risposte immediate, non contro qualcuno ma incontrando i vari interessi. Lo chiederemo alla politica e agli imprenditori con forza, serve la volontà di ricercare una soluzione che permetta il mantenimento dei livelli occupazionali, il rispetto della legalità e la salvaguardia ambientale.
Nei prossimi giorni dovrebbe esserci la convocazione di un tavolo politico, richiesto da noi, alla presenza di tutti i soggetti coinvolti (e noi abbiamo già chiesto un confronto con tecnici, politici e mondo ambientalista) al fine di trovare una soluzione che tenga conto di tutte le prerogative in campo con resposansabilità e coesione.
Documento approvato all’unanimità dall’assemblea generale CGIL Massa Carrara

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Marmo: Cgil e Uil Toscana, serve un fondo per lavoratori cave sospese finanziato da imprese, amministrazioni locali e Regione

"Un Fondo che funzioni da ammortizzatore sociale nei casi di sospensioni o revoche delle autorizzazioni"
Serve "un Fondo che funzioni da ammortizzatore sociale nei casi di sospensioni o revoche delle autorizzazioni" delle cave del distretto apuo-versiliese, "finanziato dal sistema delle imprese, dalle amministrazioni locali che hanno visto incrementare la tassa sul marmo e dalla Regione Toscana". E' quanto affermano in una nota le segretarie generali di Cgil e Uil Toscana, Dalida Angelini e Annalisa Nocentini. Il fondo, per Angelini e Nocentini, si deve affiancare "a una clausola sociale che tuteli i lavoratori sia a fronte del passaggio di società ed imprese come datori di lavoro, sia come impegno al riassorbimento delle eventuali messe in mobilità o licenziamenti da parte delle aziende del sistema, in modo da non disperdere le professionalità presenti sul territorio". In generale, sostengono Cgil e Uil, "il contingentamento del materiale escavato, lo stabilire un rapporto tra quantità e dipendenti addetti, il fissare un coefficiente di resa sono criteri utili e condivisibili", con l'auspicio di una "applicazione della responsabilità delle aziende a fronte della sicurezza dei lavoratori e della salvaguardia dei territori dove le cave insistono". (ANSA).

IL COMUNICATO STAMPA
Per CGIL e UIL Regionali, relativamente alla normativa e all’azione nei confronti delle autorizzazioni e dell’attività delle cave – con particolare riferimento per quelle del distretto apuo-versiliese - deve essere improntata alla salvaguardia ambientale, la sicurezza e certezza del lavoro e la redistribuzione nei territori della ricchezza prodotta.
Le proposte della Regione Toscana vanno nella giusta direzione, riprendendo sollecitazioni e proposte delle Organizzazioni Sindacali.
Il contingentamento del materiale escavato, lo stabilire un rapporto tra quantità e dipendenti addetti, il fissare un coefficiente di resa sono criteri utili e condivisibili che debbono essere accompagnati dalla costituzione di un Fondo che funzioni da ammortizzatore sociale nei casi di sospensioni o revoche delle autorizzazioni, finanziato dal sistema delle imprese, dalle amministrazioni locali che hanno visto incrementare la tassa sul marmo e dalla Regione Toscana.
Un Fondo che si affianchi ad una clausola sociale che tuteli i lavoratori sia a fronte del passaggio di società ed imprese come datori di lavoro, sia come impegno al riassorbimento delle eventuali messe in mobilità o licenziamenti da parte delle aziende del sistema, in modo da non disperdere le professionalità presenti sul territorio.
Ribadiamo che la risposta dei soggetti istituzionali ed amministrativi deve svolgersi entro i termini tassativi stabiliti dalla Regione Toscana, nessun ritardo deve scaricarsi sui lavoratori e le lavoratrici.
Questi punti, assieme alla necessità di garantire la trasformazione di una significativa e ben maggiore rispetto ad adesso quota di escavato in loco e di applicazione della responsabilità delle aziende a fronte della sicurezza dei lavoratori e della salvaguardia dei territori dove le cave insistono, costituiscono le richieste che CGIL e UIL Toscana rivolgono al sistema politico-istituzionale ed alle parti datoriali.

Creato il:ven 07 dic, 2018 2:06 pm

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