Il programma della CES per le elezioni europee del 2019
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Il sogno europeo a rischio fallimento. I sindacati lanciano il programma per una Europa diversa e migliore
Le elezioni per il Parlamento Europeo, che si svolgeranno tra il 23 e il 26 maggio nei diversi paesi dell’UE, avranno un carattere decisivo per il futuro dell’Europa e del progetto di costruzione della casa comune dei cittadini e dei lavoratori europei. Nel vivo della sua crisi più grave – tra perdita di fiducia dei cittadini, politiche economiche e sociali sbagliate, fenomeni di egoismo, di razzismo, di estremismo neoautoritario e di antieuropeismo – l’Europa può superare questo momento solo se avrà il coraggio di cambiare e, attraverso il cambiamento necessario, di rilanciare la sua prospettiva. Gli anni alle nostre spalle hanno mostrato il fallimento delle scelte improntate all’ossessione per la disciplina di bilancio, al rigore, all’austerità, da parte della Commissione europea e delle altre istituzioni economiche e finanziarie. I cittadini e i lavoratori europei sono alle prese con condizioni di vita e di lavoro peggiori di quelle di dieci anni fa, con salari e pensioni non in grado di garantire il potere d’acquisto, con servizi pubblici – dalla sanità all’istruzione, dai trasporti alle protezioni sociali – falcidiati dai tagli di spesa, con un livello ancora troppo alto di disoccupazione, soprattutto giovanile e femminile, con una intollerabile crescita delle disuguaglianze e degli squilibri nella distribuzione della ricchezza.
Il ritorno all’egoismo sociale, al nazionalismo,al rifiuto della solidarietà
Non si tratta di un fallimento indolore, per il futuro del sogno europeo. Si trovano lì, nelle conseguenze concrete delle scelte di questi anni, le ragioni del ritorno all’egoismo sociale e al nazionalismo, del rifiuto della solidarietà, del voltare la testa rispetto al fenomeno delle migrazioni e alla strage di innocenti nel Mediterraneo, del sostegno crescente a partiti e gruppi politici che esplicitamente lavorano per distruggere il processo di integrazione, dei fenomeni di rifiuto dell’Europa come ad esempio la Brexit. Di fronte a questa situazione, le organizzazioni sindacali a livello nazionale ed europeo – che avvertono la insostenibilità della attuale condizione dell’Europa e spingono per l’avvio di un processo di cambiamento – hanno deciso di lanciare un proprio programma per le elezioni europee e di aprire sulla base di tale programma un confronto con le diverse forze politiche che parteciperanno alla competizione elettorale per il Parlamento europeo. La nostra convinzione è che è possibile costruire una Europa diversa e migliore per i lavoratori, che la speranza per il cambiamento non è inattuale né infondata. È evidente a tutti, anche solo guardando alla situazione politica dei singoli stati dell’UE, che il nazionalismo, il neo autoritarismo e il populismo non rappresentano la soluzione dei problemi dell’Europa. Soluzione che invece richiede una nuova assunzione di responsabilità delle classi dirigenti e una loro capacità di ritrovare coraggio e visione nel prospettare la ripresa del percorso di integrazione europea.
Da anni il movimento dei lavoratori chiede un cambiamento radicale
Da anni il movimento dei lavoratori in Europa chiede un cambiamento radicale delle politiche economiche e sociali. Negli ultimi tempi, abbiamo visto da parte delle principali famiglie politiche europee qualche timido cenno di autocritica sugli errori del passato recente, insieme a un tentativo di riaprire la discussione sul rilancio del carattere sociale del modello europeo. La proclamazione del Pilastro europeo dei diritti sociali (che pure, purtroppo, non ha un carattere vincolante e prescrittivo per gli stati europei) ha segnato l’avvio di percorsi legislativi verso migliori condizioni per il distacco transnazionale dei lavoratori, verso il diritto alla forma scritta e trasparente delle regole di assunzione e delle condizioni di lavoro, verso diritti sociali garantiti anche ai lavori atipici e non standard. Inoltre, hanno ripreso vigore tanto la richiesta per un piano straordinario di investimenti per la creazione di lavoro stabile e di qualità quanto il dibattito sulla creazione di una Autorità europea del lavoro e sull’istituzione di una sorta di ministero europeo dell’economia e delle finanze, in grado di assicurare il necessario coordinamento delle politiche dell’area euro. A queste proposte, la Confederazione europea dei sindacati affianca quella della definizione di un “social contract”, di un nuovo patto tra le parti sociali europee in grado di ristabilire la fiducia dei cittadini nel progetto europeo, di riconquistare a quel progetto le lavoratrici e i lavoratori con l’idea di costruire una società nuova, più giusta e in grado di offrire reali e concrete opportunità di crescita e di progresso per tutti.
Battaglia politica e culturale a difesa del concetto di democrazia
Tutto ciò richiede innanzitutto una battaglia politica e culturale in difesa del concetto di democrazia, concetto oggi messo in discussione dall’affermarsi nella discussione pubblica di idee e opzioni esplicitamente reazionarie, nazionalistiche, xenofobe e razziste, anti europee. L’Europa si rilancerà se le forze di sinistra e di progresso saranno capaci di avviare una azione in difesa dei principi e dei valori della democrazia, dello stato di diritto, del primato della legge, della partecipazione dei cittadini nel processo decisionale. E se, al contempo, si contrasteranno e si elimineranno le tendenze ai discorsi e ai programmi politici che esaltano l’odio, la violenza, la contrapposizione tra gruppi e interessi. Nella difesa e nel rilancio della democrazia, dal punto di vista del sindacato europeo un particolare risalto devono avere il ripristino di un corretto dialogo sociale tra le forze sociali a livello nazionale ed europeo, così come il rilancio della contrattazione collettiva quale agente della democrazia economica e sociale. Se vogliamo costruire una società europea nuova e più giusta, la contrattazione collettiva è lo strumento migliore per garantire una corretta dinamica dei salari, il superamento dei divari nelle retribuzioni specie per le donne e i giovani, la convergenza dei livelli retributivi nelle diverse aree dell’Europa, le cui storture sono alla base del dumping salariale e sociale. E, assieme alla contrattazione collettiva, occorrono nuove politiche economiche per rendere più trasparente e democratico il governo dell’economia europea, nuovi modelli partecipativi per superare l’autismo e la burocratica ripetitività del “semestre europeo”, nuovi e progressivi sistemi di tassazione per redistribuire i profitti delle imprese verso i lavoratori e la società.
Soluzioni positive ai problemi posti dalle sfide planetarie del cambiamento climatico
Noi pensiamo a una Europa in grado di affrontare la competizione internazionale e i nuovi scenari del tempo presente con un ruolo da protagonista. Un ruolo che le permetta di indicare soluzioni positive ai problemi posti dalle sfide planetarie del cambiamento climatico, della transizione verso una economia “low or zero carbon”, della nuova rivoluzione industriale e del lavoro digitale, del commercio internazionale improntato non a dazi e barriere ma a una crescita globale armoniosa e condivisa, delle migrazioni e del diritto delle persone a trovare accoglienza, benessere, pace. In tutto questo c’è il compito della sinistra del XXI secolo, il compito di reinterpretare il grande bisogno di uguaglianza e di giustizia sociale che esiste nel mondo, e che in Europa può essere il fondamento di una nuova stagione di conquiste e di affermazione di diritti individuali e collettivi, nel quadro di una nuova fase del processo di realizzazione del sogno europeo. La speranza è che le elezioni di maggio 2019, le più difficili e impegnative nella storia del Parlamento europeo, possano essere la base per la ripresa di questo impegno e di questo lavoro comune, per la sinistra e il movimento dei lavoratori. By Fausto Durante

Creato il:mar 05 mar, 2019 5:30 pm

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