MASSA: EATON, SI TRATTA SULLA CASSA INTEGRAZIONE

Trattative serrate, durate tutta la mattinata e, poi, dopo una pausa chiesta dall’azienda fino a sera. È cominciata la “fase due” per il futuro di Eaton. Ormai abbandonate le speraze di un ripensamento della multinazionale riguardo alla chiusira dello stabilimento di Massa, la partita si gioca ora sul re-insediamento di altre industrie nell’area di via Aurelia e sulle prospettive di ri-assunzione dei 350 dipendenti. Ieri nella sede dell’Associazione industriali, in un faccia a faccia con i dirigenti di Eaton programmato da tempo, i sindacati hanno messo sul piatto le loro proposte. Cgil, Cisl e Uil chiedono, in sostanza, l’avvio della cassa integrazione straordinaria per 24 mesi, cioè per i due anni ritenuti dall’azienda necessari per la re-industrializzazione dell’area. Per trovare, cioè, un’altra o più aziende disposte a insediarsi al posto della fabbrica di componenti per auto - incarico questo che Eaton ha annunciato di aver affidato a un’agenzia di scouting - e per il riassorbimento dei lavoratori. Il pacchetto di richieste presentato dalle organizzazioni sindacali prevede poi un incentivo economico: 20mila euro netti da erogare a tranche ai lavoratori durante questi mesi di “cassa”. In sostanza, una compensazione fra la busta paga standard e la ridotta retribuzione prevista dalla cassa integrazione in attesa di tornare a stipendio pieno. Si parla, tuttavia, anche di dipendenti disposti ad accettare la mobilità e, quindi al licenziamento. Per questi ultimi è previsto, nel pacchetto sindacale, un bonus di 20mila euro (lordi) come incentivo all’uscita dalla fabbrica. Se queste proposte verranno accettate, è ancora l’offerta di Cgil, Cisl e Uil, le maestranze «libereranno» lo stabilimento, consentendo a Eaton di smantellare, rivendere, spostare i loro macchinari. I dirigenti della multinazionale hanno chiesto tempo per valutare la proposta. Dopo una pausa pranzo in un noto ristorante di Carrara - dove avvocati e manager di Eaton si sono recati accompagnati da una nutrita scorta di body guard - le trattative sono riprese nel tardo pomeriggio. In serata, ancora nessun accordo. Ma se sulla possibilità di trovare un’intesa sulla parte economica delle trattative i sindacati nutrono un certo ottimismo, ben più difficile appare la soluzione della questione del riutilizzo delle aree e dei capannoni. In questo periodo di crisi mondiale dell’industria, dove le fabbriche più che insediarsi, chiudono, non è davvero facile trovare un’azienda disposta ad assumere 2-300 lavoratori (numero che già sconta quel centinaio di operai che potrebbe optare per la mobilità e cercare un altro lavoro). E non aiuta certo la posizione della multinazionale che indica il prezzo delle aree a 21 milioni (considerato prezzo di mercato). Nelle trattative di ieri si è anche parlato di uno “sconto” del 20% che farebbe scendere la valutazione a 17 milioni. Ancora lontano da quel “prezzo politico” chiesto da sindacati e istituzioni locali per favorire nuovi insediamenti. Di questo, però, si discuterà lunedì prossimo (il 15) al tavolo «politico», dove il sindaco Roberto Pucci - questo l’orientamento dell’amministrazione - chiederà conto a Eaton dell’operato dell’agenzia di scouting e ribadirà che il valore delle aree è indissolubilmente legato ai progetti di re-industrializzazione. C.F.

DA IL TIRRENO

Notizia del: mer 10 dic, 2008

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