LIVORNO: LA GIOPESCAL CHIUDE, 100 LICENZIATI
 Non erano solo voci. Un brivido era corso lungo la schiena dei cento lavoratori della ex Genepesca - ora Giopescal - quando dopo una riunione informale il 24 novembre era filtrata l’indiscrezione che la proprietà voleva chiudere tutto. Ieri è arrivata la conferma, nell’incontro tra i dirigenti dell’azienda e i rappresentanti del sindacato. Il gruppo Giolfo e Calcagno, proprietario al 100% della Giopescal, cesserà l’attività. Di conseguenza il 31 dicembre saranno chiuse tutte le attività controllate: compresa lo stabilimento Giopescal di Livorno, dove è concentrata la lavorazione del pesce congelato. 97 i dipendenti livornesi che saranno licenziati, 150 se si considerano anche quelli dell’altro stabilimento (Bari) e della sede di Genova. Si ritrovano senza lavoro pure i 6 dipendenti della cooperativa Italia, che prestavano servizio nello stabilimento in via Leonardo da Vinci. Un cataclisma sociale. Metà dipendenti sono donne, quasi tutti non più giovani ma neppure vicino alla pensione. «Un dramma» ammette Maurizio Strazzullo della Cgil. Subito dopo l’annuncio i lavoratori si sono riuniti in assemblea permanente. Stamani marceranno in corteo fino alla superstrada Fi-Pi-Li. Dopo cent’anni di storia, l’azienda chiude. E nella peggiore maniera. «Alla domanda se la chiusura era in qualche modo evitabile ci è stato risposto seccamente: no, non è evitabile». La situazione finanziaria è precipitata, tanto che - stando a quello che è stato comunicato ai rappresentanti sindacali - non si sa se il gruppo Giolfo e Calcagno chiuderà con una liquidazione volontaria o ricorrerà a una procedura concorsuale. E’ da un paio di anni che gli affari non vanno più bene. Nel 2007 - ultimo bilancio depositato - il fatturato della Giopescal è sceso a 90 milioni (-14 mln rispetto al 1996), a fronte di costi cresciuti a 95 milioni. L’allungamento dei tempi di pagamenti da parte dei clienti della grande distribuzione, anche oltre i 120 giorni, hanno costretto l’azienda a ricorrere maggiormente al sistema bancario, con un “plus” di oneri finanziari di 1,2 milioni nel solo 2007. L’indebitamento è così salito a una cifra quasi pari al fatturato: 81 milioni di euro, di cui 53 con banche e 45 a breve termine. L’insostenibile peso degli oneri finanziari, unito al peggior andamento commerciale, ha prodotto nel 2007 una perdita di 7,9 milioni di euro. E nel 2008 i conti non sono migliorati. Da qui la decisione di chiudere, nonostante solo due anni fa il gruppo abbia investito sullo stabilimento di Livorno, concentrandovi l’attività di lavorazione del pesce. «La fabbrica è ferma, abbiamo appena terminato la commessa dei gamberi» dice sconsolato un operaio. Quegli stessi gamberi che allieteranno le tavole degli italiani per le feste natalizie. Feste per tanti ma non per questi cento lavoratori. Cristiano Meoni
Notizia del: gio 11 dic, 2008

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