CRISI: UNIONCAMERE TOSCANA; UNA IMPRESA SU 4 PENSA CHIUDERE

Calo di fatturato e aumento delle difficoltà di accesso al credito: questi i principali effetti della crisi tra le imprese toscane e un quarto di queste, come rimedi, pensa anche a ridurre occupazione o addirittura a chiudere. E' quanto emerge da una indagine condotta dall'ufficio studi di Unioncamere Toscana tra il 26 novembre e il 10 dicembre scorsi su un campione di 854 imprese dei comparti manifatturiero e dell'estrazione di minerali. Secondo la ricerca, il saldo percentuale tra coloro che hanno registrato un aumento di fatturato e coloro che ne hanno rilevato una diminuzione è più che raddoppiato, passando da -22 punti del 2007 a -46 del 2008. Quasi otto imprese su 10 hanno visto un calo di ordini e quasi tre su 10 hanno problemi di credito con le banche. Il 26% del campione, inoltre, prevede di ridurre gli organici o sta provvedendo alla chiusura dell'attività. L'indagine è stata presentata nel corso di un convegno a Firenze al quale hanno partecipato, tra gli altri, il presidente di Unioncamere Toscana Pierfrancesco Pacini, il segretario generale Enrico Ciabatti e il responsabile dell'ufficio studi Alberto Ravecca. La maggioranza delle imprese, comunque, tendono a sopravvivere: il 68% ha provveduto a razionalizzare i costi di approvvigionamento e di produzione, il 65% ha compresso i margini di profitto mentre il 53% ha ridotti gli ordini. Meno numerose, invece, le aziende che hanno in programma una diversificazione dell'offerta (23%) e investimenti (19%). Tra le richieste che, secondo il sondaggio, gli imprenditori rivolgono alle istitutzioni c'é soprattutto quella, auspicata dal 91%, di una minore tassazione sul reddito delle imprese. "Occorre subito una task force - ha affermato Pacini - che metta in campo Unioncamere, Regione, mondo dell'industria e dell'artigianato. Crediamo che nel futuro le istituzioni pubbliche possano svolgere un ruolo importante, consentendo alle imprese di attraversare il tunnel. Confidiamo non solo nella capacità della Regione di predisporre strumenti adeguati: anche il sistema camerale si è attivato mettendo a disposizione strumenti come i consorzi fidi per far fronte alle difficoltà finanziarie". "Il 2009 - ha sottolineato Ravecca - sarà peggio del 2008: non c'é un settore produttivo che regga. Il problema principale delle imprese è l'accesso al credito, e le banche sono i veri convitati di pietra a convegni come questo". "A preoccupare - ha aggiunto Ciabatti - sono soprattutto le imprese che hanno rilevato una riduzione del fatturato ma anche quelle che hanno ventilato possibili tagli all'occupazione". (ANSA).

Notizia del: lun 22 dic, 2008

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