PISA: IKEA A MIGLIARINO NELL'IMBUTO DEI REGOLAMENTI
La telenovela di Ikea a Migliarino continua. Il 2009 si è aperto con la notizia che la giunta regionale ha varato la bozza definitiva del regolamento sul commercio che adesso affronterà il percorso del consiglio (tempi previsti per la definitiva approvazione circa cinque mesi). Una bozza che rende ancora più stretta la strada per l’arrivo del colosso svedese nel comune di Vecchiano senza però sbattergli la porta in faccia. Non dimentichiamo che nella nostra provincia c’è un altro megaprogetto che attende il via libera. Si tratta dell’outlet di Crespina per il quale la locale amministrazione comunale, al contrario di quella vecchianese, ha già dato parere favorevole e avviato le pratiche per la variante urbanistica nonostante le dimensioni siano nettamente superiori agli attuali limiti (forti in tal senso le polemiche della Confesercenti per una mancanza di concertazione, tanto da ipotizzare il ricorso alla magistratura). Dunque, in questa fase gioiscono le associazioni di categoria (in particolare proprio la Confesercenti che si è battuta fino all’ultimo per ottenere alcuni punti fermi al regolamento) che vedono mantenuti i paletti dei limiti; ma gioisce anche la grande distribuzione che può contare su alcuni piccoli margini di manovra per aprire nuovi punti vendita. Paletti. L’assessore regionale al commercio Paolo Cocchi ha accolto le forti pressioni delle associazioni di categoria per il mantenimento delle così dette griglie. Si tratta di parametri ferrei per determinare le superfici di nuovi insediamenti della grande distribuzione in base alle dimensioni del comune in cui dovrebbe aprire. Griglie che impongono per realtà come Vecchiano e Crespina un limite massimo di 10mila metri quadri, molto inferiore a quello proposto nei progetti Ikea e outlet. Poi nella bozza del regolamento è stato previsto un ulteriore limite valido questo per i prossimi due anni. Nella macroarea in cui è inserita la provincia di Pisa (insieme a Massa, Lucca e Livorno) non si possono superare i 20mila metri quadri di area commerciale per la grande distribuzione. Insomma, un insediamento come quello svedese a Migliarino in un sol colpo chiuderebbe la porta nei prossimi due anni ad altre aperture in tutta la macroaerea. DEROGHE. Discorso chiuso quindi per Ikea? La multinazionale del mobile non si arrende e cerca tra le pieghe del regolamento qualche margine. Margine che viene dato da un articolo che prevede la deroga al limite dei 10mila metri quadri (la griglia) attraverso un accordo tra il Comune e la Provincia. I termini di questo accordo sono da chiarire, ma possiamo dire che se ci fosse la volontà delle due istituzioni si potrebbe sforare il tetto. A questo punto, però, Ikea si troverebbe in netto svantaggio rispetto al progetto di Crespina per il quale l’iter è già stato avviato. Insomma un progetto escluderebbe l’altro e pare proprio che gli svedesi in questo caso siano gli sfavoriti. Posti di lavoro. La possibilità di nuove assunzioni (per Ikea si parla di 400 posti di lavoro) è sicuramente l’aspetto che i fautori dei nuovi insediamenti stanno mettendo sul tavolo della discussione. Nel caso di Vecchiano tra i più attenti alla vicenda è il partito socialista che esprime in giunta il vicesindaco (Baldoni). «Noi non facciamo una questione di sì o no a Ikea - spiega il coordinatore comunale Alessandro Ghelardi -. Mettiamo al centro l’occupazione. È evidente che la giunta Pardini deve decidere su come impiegare l’area di Migliarino visto che ormai non ha senso mantenerla agricola. Individui la sua nuova destinazione tenendo conto che commercialmente è appetibile non solo da Ikea. Qualcosa deve essere fatto - conclude Ghelardi - mantenendo fermo l’aspetto occupazione ed anche gli interni di riordino della viabilità nella frazione attesi da tempo e che da sola l’amministrazione non può fare». Polemica Cgil. Nei giorni scorsi sulla questione Ikea e nuovi posti di lavoro era intervenuta anche la Cgil pisana esprimendo parere favorevole all’insediamento proprio per le ricadute occupazionali. La risposta a quella presa di posizione arriva dalla Confesercenti. «Il sindacato - dice il segretario provinciale Marco Sbrana - esprime apprezzamento al progetto Ikea poiché le ricadute negative sarebbero su un settore ormai in crisi come quello del mobile. Un modo di ragionare che ci sorprende. Secondo questo schema non avrebbe senso salvare un’industria in crisi; togliamo dunque la cassa integrazione, tanto poi arriverà un’altra realtà che assumerà di nuovo. La Cgil - insiste il segretario Confesercenti - dimentica che il commercio non ha ammortizzatori sociali. Il rapporto tra nuove assunzioni nella grande distribuzione e licenziamenti nel piccolo commercio è uno a due. Per questo - conclude - ci batteremo ancora per impedire che simili insediamenti devastino un tessuto economico come quello pisano già fortemente in difficoltà». DA IL TIRRENO
Notizia del: mer 07 gen, 2009

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