PISA: MARCHETTI (FILCEM CGIL), "I COMUNI AIUTRINO CHI NON HA PIU' LAVORO"

I Comuni aiutino chi non ha più il lavoro




Nella provincia di Pisa, come purtroppo nel resto del Paese, oramai la crisi colpisce tutti i settori merceologici. Abbiamo davanti a noi la messa a cassa integrazione di molti lavoratori, sono diverse le aziende che purtroppo chiudono i battenti. È chiusa la Baxter, 59 persone in meno, è chiusa la Gentili, 20 persone, la Abiogen ha collocato in mobilità 44 persone, chiude la Arsonsisi, 13 persone altre sono in Cig e diverse altre hanno ridotto il personale chiedendo la procedura di mobilità. Ci sono poi aziende che pur non ricorrendo ad ammortizzatori sociali, non rinnovano i contratti in scadenza. Sono davvero pochi i casi in cui non c’è crisi. Allora dobbiamo porci il problema del che fare per non rimanere spettatori passivi. Questa situazione c’impone di ripensare il nostro sistema produttivo, innovando i processi, rinnovare le aziende, cercare sinergie tra le stesse aziende, favorire processi di cooperazione di servizi che sono similari. Nel contempo dobbiamo far si che le risorse disponibili vengano spese nel modo più appropriato possibile. Ciò significa mettere in piedi corsi che permettano la riqualificazione professionale soprattutto per quelle persone che altrimenti avrebbero maggiori difficoltà ad essere ricollocati nel mondo del lavoro. Molti di quanti perdono il lavoro sono sopra i trenta anni e non hanno requisiti per essere collocati in pensione. Quando una persona ha lavorato 10/15 o 20 nel solito posto di lavoro o nel solito settore merceologico, svolgendo mansioni che altri gli richiedevano, difficilmente oggi si trova in possesso di una professionalità che lo favorisce nell’inserimento in altri luoghi di lavoro. Questa è la ragione per cui dobbiamo intervenire anche e soprattutto sulla formazione delle persone. Poi ci sono i comportamenti del Governo, il quale vorrebbe mandare in pensione le donne ai 65 anni; già ora le donne vanno dopo gli uomini, e poi tra le persone che vengono collocate in mobilità, quindi licenziate ci sono moltissime donne. Infine l’effetto immediato per coloro che vengono collocati in Cig o in mobilità c’è una decurtazione immediata dei salari delle famiglie per cui dobbiamo tenerne conto. Come? Andare anche solo in Cig si perde subito minimo il 25%-30% del salario, dipende da settore a settore, in ogni caso non si possono superare i tetti stabiliti dall’Inps di anno in anno e che vanno dagli 840 ai 1050. Chi poi va in mobilità, se ci sta un solo anno perché ha meno di 40 anni percepisce le cifre suddette, se ci sta due o tre anni perché ha più di 40 anni o 50 anni percepisce ancora meno. Infine, dopo la mobilità, o trova un altro lavoro o è licenziato. Pertanto, in questo periodo nel quale i Comuni stanno predisponendo i bilanci comunali, si tenga di conto di quanto avviene e alle famiglie, alle persone che si vedono ridotto il salario: vengano loro ridotte le rette da pagare per i servizi (asili, mense comunali ecc). Sarebbe un aiuto vero; poi, quando trovano lavoro, si torna alla retta prevista. Si potrebbe obiettare che anche agli enti locali vengono tagliate le risorse, questo è vero, non a caso abbiamo fatto lo sciopero generale lo scorso 12 dicembre perché certi tagli non fossero attuati, ma nei bilanci che debbono essere predisposti possono esserci delle priorità rispetto ad altre e la condizione economica e sociale di tante persone deve essere una priorità assoluta. Se non operiamo concretamente rischiamo poi di non essere credibili quando ci si limita unicamente alla denuncia. Franco Marchetti Segr. Filcem/Filtea-Cgil Pisa

DA IL TIRRENO

Notizia del: gio 08 gen, 2009

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