FIRENZE: PER GAZA, IN PACE E NEL NOME DEI BAMBINI

Tre ore di corteo attraverso la città, di protesta appassionata ma pacifica nel cuore di un sabato di shopping per dire no alla strage di Gaza e chiedere «a chiunque ne abbia responsabilità di promuovere l´immediato cessate il fuoco». La prima grande mobilitazione della Comunità palestinese e della Comunità islamica di Firenze e della Toscana dopo le manifestazioni che nei giorni scorsi hanno messo alla prova l´ordine pubblico di altre città italiane, è finita ieri sera con una bandiera di Israele bruciata sul piazzale davanti al Consolato americano quando già tutto era finito, per opera di alcuni giovani subito fuggiti (che la Digos sta ora cercando di identificare) ma da cui gli organizzatori hanno subito preso le distanze. La vera conclusione, a poche decine di metri dal consolato Usa contro cui si temevano gesti di teppismo e isolato dai cordoni di agenti, è stata in realtà una preghiera comune di un imam, di un prete di rito cristiano malekita e di un prete cattolico.
Intorno migliaia di persone con in mano le bandiere della Palestina e striscioni contro Bush e Israele, bambini per mano e nel cuore un´angoscia mai sfociata in violenza, riunite da uno slogan scandito in italiano e in arabo come un mantra collettivo dai megafoni di un´auto gialla: «Palestina Libera/Gaza Gaza vincerà!», «Sasso qui, sasso là/Intifada vincerà». Alle quattro del pomeriggio, scortati da decine di agenti antisommossa, sono partiti da piazza San Marco in mille, diventati strada facendo 2 mila secondo la questura, quasi 5 mila secondo gli organizzatori, alla testa l´imam di Firenze Ezzeddin Elzir, il presidente della Comunità palestinese Abel Daas e il portavoce Abuna Julio, prete malekita, esponenti delle Comunità islamiche di tutta la Toscana, e i sostenitori, da Marco Romoli del Tempio per la pace a Ornella De Zordo di Unaltracittà/unaltro mondo, a militanti sparsi di Rifondazione, del Pdci, della Sinistra, gli unici partiti ad aver aderito formalmente, mentre la Cgil ha «condiviso idealmente» la manifestazione, ma non i toni di chi chiede «stop alla barbarie sionista», e Francesca Chiavacci, dell´Arci, e Lisa Clark, dei Beati i costruttori di pace sono arrivate «in solidarietà» ma a titolo personale. In fondo al corteo i giovani del Cpa Firenze sud e di altri centri sociali, le bandiere dei marxisti leninisti e del partito umanista. Si sventolano striscioni e foto agghiaccianti di Gaza, con morti e case sventrate, tanti bambini sfilano accanto alle madri col velo e ai padri con le kefiah, alcuni con in mano piccoli fagotti insanguinati che simboleggiano i loro coetanei uccisi. Sfilano immigrati, lavoratori, studenti, come il ragazzo palestinese con la famiglia a Gaza che grida al megafono «Vogliamo vivere!», ma anche tanti fiorentini, e Elzir si dice «orgoglioso dei miei concittadini», mentre con Daas spiega che «gli avvertimenti ai nostri sono stati chiari: niente atti di violenza, niente gesti folli come bruciare bandiere, e niente slogan religiosi». «Allah Akbar», Dio è grande, risuona lo stesso, e sventola la bandiera verde con la dichiarazione di fede nell´Islam, ma senza conseguenze. In via Cavour una delegazione sale in Regione dall´assessore Massimo Toschi, che assicura «piena adesione» ma invita a evitare «gesti e parole violenti per non restare nella logica della guerra», in via Martelli qualcuno lancia un piccolo fumogeno e poco dopo, intorno al Duomo, esplodono uno, due, tre potenti petardi, «ragazzate», li liquida Elzir, anche se più tardi, davanti al Consolato Usa, per inseguire altri lanciatori di petardi e gli incendiari della bandiera, due funzionari della polizia cadranno riportando contusioni. Via Calzaiuoli, piazza Signoria, Por S.Maria, piazza Repubblica, via Strozzi, e in lungarno Corsini compare su un palo una scarpa anti-Bush. Sono le 18,20 quando si giunge alla meta, davanti al Consolato (chiuso di sabato, ma il console riceverà domani una delegazione), giusto in tempo perché la preghiera rituale delle 18,20 si trasformi in quella a tre voci di Elzir, Abuna Jiulio e Santoro. Con il prete delle Piagge che invita a chiedere a Dio «il segno di una giustizia per il bene di tutti». Ed Elzir, in piedi sul tetto dell´auto gialla, che «ringrazia per aver fatto una cosa grande nel rispetto della legalità». (12 gennaio 2009)di Maria Cristina Carratù DA REPUBBLICA.IT/FIRENZE

Notizia del: lun 12 gen, 2009

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