SANTA CROCE (PI): CHIUDE LA CONCERIA NEPI 25 A CASA
 La conceria Nepi sarà messa in liquidazione, è stato accettato il concordato preventivo, 25 dipendenti perdono il posto ed entrano in mobilità. «Evidentemente la crisi si sta facendo sentire forte, anche in aziende impensabili», osserva il sindacalista Stefano Del Punta (Cgil), che ieri mattina ha condotto la trattativa per la salvaguardia dei diritti dei lavoratori. I quali avranno, dunque, circa 800 euro mensili: per un anno, coloro che hanno fino a 40 anni di età, per 2 anni fino a 50 anni, per 3 anni dopo i 50 anni. Si aspettava il 2009 per una ripresa produttiva e invece la situazione si aggrava. La maggior parte delle aziende ha ripreso il lavoro ieri, dopo uno stop che non era mai stato così lungo in inverno. «A novembre e dicembre - continua Del Punta - c’erano circa 400 dipendenti in cassa integrazione, ora con gennaio siamo a 600. Una situazione così non era mai esistita: in un raffronto con l’anno scorso di questi tempi, la cassa integrazione è più del doppio. E invece che per settimane, per mesi». Interviene anche il sindacalista Domenico Contino: «Purtroppo - aggiunge - aumentano le richieste di cassa integrazione. Siamo quasi a metà gennaio, ma, a differenza degli anni scorsi, il lavoro non dà segni di ripresa. E le concerie stanno valutando il da farsi. Gli imprenditori che continuano, magari di tre aziende ne fanno una. Una ristrutturazione necessaria per far fronte alla minore richiesta di ordinazioni. O addirittura, parlano di chiusura definitiva». Voci ne girano, e rischiano di diventare contagiose. E i lavoratori? Nel rispondere, Contino si rivolge agli imprenditori: «Prima di chiudere definitivamente, chiamino il sindacato e valuteremo insieme il percorso migliore. Possono fare ricorso agli ammortizzatori sociali e non ai licenziamenti. Dunque, la cassa integrazione ordinaria, circa 800 euro mensili per 12 mesi in due anni, restando dipendente. E quest’ultimo aspetto può essere utile anche per le aziende, perché appena si manifesta una ripresina non hanno perduto la manodopera e la professionalità. Che spesso è qualificata, e necessaria per produrre nel pronto moda». Insiste il sindacalista, pensando anche ai lavoratori: «La cassa integrazione ordinaria è per cali temporanei di commesse, oppure eventi fortuiti. Mentre quella straordinaria può essere richiesta sia per crisi che per ristrutturazione, e viene autorizzata dal ministero per un anno, prolungabile per un altro anno. Gli imprenditori devono chiedere la straordinaria e stare a guardare che cosa succederà, anziché cedere al pessimismo». Sembra impossibile che in questa situazione fosca ci sia anche chi sta peggio. «Sono i dipendenti dei contratti a termine - continua Contino - ai quali, alla scadenza, non viene rinnovato l’impegno. Per la maggior parte, si tratta di stranieri e comincia ad esserci qualcuno senza lavoro da tempo; ma dopo 6 mesi d’inattività gli extracomunitari perdono il permesso di soggiorno. Dovrebbero abbandonare il territorio italiano; ma poi chi li richiama?». Oppure rischia nel restare, e la situazione già drammatica potrebbe diventare esplosiva. «Sarebbe bene che tali norme, in un periodo come questo, venissero sospese. Anche perché certi lavori - conclude Contino - non li fa nessun altro». Luciano Gianfranceschi DA IL TIRRENO
Notizia del: mar 13 gen, 2009

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