LIVORNO: SPARIRANNO 25OO POSTI DI LAVORO UN'EMORRAGIA PER TUTTA LA PROVINCIA

Il Grande Freddo della crisi-choc lo pagheremo carissimo anche qui da noi: lo dicono tutti. Lo segnala Prometeia: aria ghiaccia di recessione con una perdita di ricchezza tanto nel 2008 (meno 0,9%) che nel 2009 (meno 0,7%). Lo ribadiscono gli imprenditori intervistati da Unioncamere: solo il 3% pensa che il fatturato aumenterà. Carissimo soprattutto in termini di disoccupazione, sì. Ma “carissimo” quanto? Rischiamo di veder sparire 2.500 posti di lavoro nella nostra provincia: parola dei riformisti di Libertà Eguale. E’ una «elaborazione-provocazione» che l’associazione riformista mette sul tavolo del confronto politico provando a “tradurre” su scala provinciale i numeri relativi all’effetto mannaia sull’occupazione: lo fa prendendo come riferimento le stime compiute a livello nazionale dalla Cgil (600mila posti di lavoro bruciati sull’altare della crisi) e dalla Confindustria (il tasso ufficiale di disoccupazione aumenterà del 2,3%). Il risultato è presto detto. Torneremo indietro rispetto ai 129mila occupati fotografati nel 2007 nel nostro territorio provinciale: ben 2.500 posti in meno se si presta fede agli scenari disegnati dal sindacato, addirittura qualcosa di più (fra 2.700 e 2.750) se dovesse avverarsi invece l’ipotesi confindustriale. Libertà Eguale presenta queste cifre per illustrare l’iniziativa in agenda per domani a Marina di Pisa in tandem fra Livorno e Pisa: alle 18 appuntamento sul lungomare all’hotel Manzi per discuterne con gli assessori provinciali Ringo Anselmi e Anna Romei, che nelle due città si occupano di lavoro e formazione (chiamato in causa anche l’assessore regionale Gianfranco Simoncini). Dal quartier generale del club riformista si ammette che si tratta di un’elaborazione «un po’ a spanne». «Diciamo pure “nasometrica”», avverte Paolo Borghi, esponente di LIbertà Eguale: pur con tutte le prudenze del caso - aggiunge - questi numeri servono per avere una idea concreta e tangibile di quel che abbiamo davanti. Praticamente un abisso: e soprattutto nella città capoluogo. L’appesantimento della disoccupazione pronosticato da Confindustria potrebbe portare al 6,8% la percentuale dei senza lavoro nella nostra provincia, ma nel sistema locale Livorno-Collesalvetti già dalla fine del 2007 «è al 7,6%». Possibile che il peggioramento della mancanza di lavoro arrivi al punto da scoraggiare anche soltanto il tentativo di cercarlo? No, Borghi immagina che possa avvenire il contrario: la crisi - rincara - probabilmente renderà sempre più difficile agganciarsi alla pensione del nonno come salvagente che consente di restare in qualche modo a galla anche senza un reddito. Borghi teme la polveriera sociale che può innescarsi da un mix devastante: «In anni lontani la robusta ristrutturazione dell’industria livornese è stata assorbita contando sulla “spugna” del commercio. Ma adesso no: c’è il fondato timore che entrambi i settori finiscano in ginocchio. Con quali conseguenze?». L’analisi fissa lo sguardo anche su un altro aspetto: «Di recente abbiamo visto la crescita tanto del tasso di disoccupazione quanto della percentuale degli occupati: un paradosso in tempi di calo demografico. Dipende dal fatto che in realtà c’è un afflusso di lavoratori stranieri. Ma come spiegare, di fronte alla ricerca del lavoro, l’atteggiamento di chi immigrato non è?». Borghi ha una sola risposta: «E’ evidente che, fiutando chissà come il vento in anticipo, le famiglie abbiano registrato le difficoltà prima che fosse possibile avvedersene tramite il “termometro” degli indicatori econometrici». Dietro la ricerca dell’associazione riformista che ha portato al convegno di domani, c’è un’idea: guai se le politiche di istituzioni e forze sociali pensano di continuare a immaginare un mercato del lavoro «spezzettato secondo i confini provinciali». Non è più così: «Fra l’autostrada Firenze-Mare e la superstrada Fi-Pi-Li - puntualizzano dal quartier generale di Libertà Eguale - c’è una striscia in cui si concentra più del 60% del Pil toscano. Aumenta il pendolarismo per lavoro: è lì che s’infilano i laureati della fascia costiera per cercare occupazione qualificata, è verso lì che si muovono gli operai specializzati che vogliono far valere la propria professionalità sempre più rara. E la manodopera di bassa qualifica? Anch’essa è sempre più disposta a muoversi verso là dove la porta il lavoro». Ammesso che sul tavolo rimanga ancora una torta da dividere. M.Z.

DA IL TIRRENO

Notizia del: mar 13 gen, 2009

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