PONTEDERA (PI): CRISI ALLA TMM, 32 FAMIGLIE SUL LASTRICO
Crisi strutturale e irreversibile. Sono le motivazioni della riduzione di personale annunciata dalla Tmm Spa, impresa del gruppo piemontese Csl, specializzata nella costruzione di marmitte per motoveicoli. L’azienda prevede un taglio del 44% al reparto produzione, 32 su 72 che sono a oggi. Nessuna riorganizzazione, invece, negli altri settori: 41 tra impiegati e tecnici. Nel complesso la forza lavoro è di 113 addetti ma solo dieci anni fa, con il subentro della Tmm a seguito del fallimento della Lmm, erano in 498. «È il riflesso di una crisi che viene da lontano - afferma Angelo Mangino, segretario Fim Cisl - Una situazione aggravata, dal generale rallentamento dei mercati. Chiediamo il ritiro dei licenziamenti annunciati». L’annuncio della procedura di mobilità sulle scrivanie dei sindacati è arrivato ieri mattina. L’incontro con i vertici dell’azienda si terrà entro la settimana. «Chiediamo la disponibilità dell’azienda a negoziare - sostiene Fabio Carmignani della Fiom Cgil - perché è un’impostazione troppo dura e poco attuabile in una fase come questa». A rallentare la produzione tra le aziende della galassia Piaggio è la Ristori Spa. Da lunedì dei 135 addetti 68 operai sono in cassa integrazione ordinaria per quattro settimane. «L’impresa realizza prodotti per i veicoli commerciali e la vespa - spiega Marcello Casati della Uilm - Meno di altre ha da temere di questa crisi perchè specializzata su stampati che vengono inviati anche in India. La Cig è anche un modo per alleggerire i carichi in uno scenario di rallentamento della domanda. Si cerca di limitare al massimo il magazziono dei prodotti finiti». Desta sconcerto invece la prospettiva annunciata da Tmm. «La precedente procedura di mobilità volontaria si è chiusa da meno di due settimane - dice Casati - C’è da capire se la posizione dell’azienda è una forzatura per far leva sui contratti di commessa della Piaggio». Eppure, per le Rsu Tmm il lavoro che viene meno è da imputare solo alle scelte della direzione. «Con l’ultima mobilità a uscire sono stati in 20 - spiegano le Rsu Simonetti, Parola e Martini - Altre 6 persone del reparto presse lavorano da un anno con un contratto di solidarietà e nel frattempo 2 si sono licenziate. L’ultima settimana di cassa integrazione dallo scorso settembre si è chiusa il 19 gennaio, ma dicembre siamo stati fermi tutto il mese». Tutti numeri che denunciano lo stato di crisi profonda che ha investito la Tmm. La direzione non rilascia dichiarazioni ma la crisi dipende in buona misura dalla diversa politica di approvvigionamento adottata dal cliente storico, orientato per il prezzo su fornitori cinesi. E il carico che rischia di affondare la nave è stata la congiuntura internazionale, che ha iniziato a mordere nel secondo semetre del 2008, da cui nel breve periodo non si intravedono vie d’uscita. La produzione di marmitte è circa il 30% degli anni precedenti e la riorganizzazione aziendale, con il ridimensionamento dei reparti di produzione, è ritenuta essenziale per non compromettere ulteriormente le condizioni economiche dell’azienda. Sulle forme di protesta le Rsu Tmm mantengono uno stretto riserbo. «Vedremo giorno per giorno - dicono - La lotta sarà lunga e dobbiamo amministrare le energie. Respingeremo la mobilità a tutti i costi - dicono le Rsu Tmm - Neppure un operaio deve finire per strada». Manolo Morandini DA IL TIRRENO
Notizia del: mer 04 feb, 2009

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