CGIL: SEI INCINTA? TI LICENZIO O TI SPOSTO
 Donne che rientrano dalla maternità e trovano la lettera di licenziamento come benvenuto. Altre che vengono trasferite, oppure gli viene cambiata mansione, quando il bimbo compie un anno, un modo per aggirare la legge. Aumentano in modo esponenziale le violazioni e vessazioni nei confronti delle lavoratrici, nei confronti delle quali le aziende in crisi sembrano avere meno occhio di riguardo. L’allarme arriva dall’ufficio vertenze della Cgil la cui, responsabile, Luana Del Bino, è anche alla guida dell’ufficio regionale. E in questi giorni sta raccogliendo i dati provenienti da tutte le province, che evidenziano tutti lo stesso problema: vertenze al femminile in aumento, maternità presa di mira nei licenziamenti, fino alla discriminazione. «Siamo impressionati da questo aumento, tanto da poter dire che, attualmente, il 52-53% delle vertenze che passano da questi ufficio riguardano le lavoratrici - dice Luana Del Bino - Questo dato è ancor più significativo per il fatto che la maggioranza di iscritti alla Cgil sono uomini. E’ ormai evidente come, nel momento dell’espulsione dal posto di lavoro, le donne sono le prime a perdere il posto. E in questo nuovo corso discriminatorio, la maternità è al primo posto fra le scuse dei datori di lavoro: quando non vengono direttamente licenziate, cosa che la legge 1204 impedirebbe, vengono spinte ad autolicenziarsi, con cambiamenti di mansione e di orario, oppure trasferimenti verso méte impossibili. Questo dato della maternità può dirsi una novità degli ultimi anni, perché dieci anni fa i casi erano pochissimi, a Pistoia come altrove. C’è stato sicuramente un aggravemento con la crisi economica degli ultimi anni». Nessun settore si salva, secondo la dirigente sindacale, neppure quello pubblico. «Come numero di licenziamenti femminili il manifatturiero è sicuramente in testa - continua Del Bino - ma le vessazioni sono plasmate su tutti i comparti. Ed anche gli enti pubblici non sono esenti da questo andazzo. «Cito solo tre casi che sono passati dall’ufficio vertenze di Pistoia. Il primo si riferisce a una sentenza già pronunciata dal giudice del lavoro, che ha visto protagonista una ragazza licenziata al rientro dalla maternità. Il secondo è una causa in corso di una donna che lavora in una catena di negozi ed è stata trasferita a Lucca appena il bambino ha compiuto un anno: l’escamotage è quello di far scadere i termini di protezione previsti dalla legge 1204. Infine, il terzo che stiamo trattando è una causa contro l’Asl 3 per il presunto mancato rispetto della legge sulle adozioni, visto che anche le mamme che adottano hanno le loro tutele di maternità». Francesco Albonetti
DA IL TIRRENO
Notizia del: mer 04 feb, 2009

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