LIVORNO: GRUPPO MERCURIO, LICENZIATI IN 15 LE RSU, ASSURDO IL LAVORO C'E'
La crisi fa paura e non possiamo più aspettare: sarà licenziamento senza l’avvio della cassa integrazione. E’ questo, in estrema sintesi, il contenuto della lettera giunta via fax lo scorso venerdì nei locali di via Firenze con la quale il gruppo Mercurio spa ha comunicato l’avvio della procedura di mobilità per i lavoratori della filiale livornese. Una doccia fredda dal momento che la ditta di trasporti impegnata in porto sembrava davvero lontana - almeno fino alla scorsa settimana - dal terremoto che ha scosso l’intero settore dell’auto. Saranno quindici, come specificato nel documento, le persone che dovranno abbandonare il proprio posto di lavoro «senza la possibilità di reimpiego in altra sede o il ricorso a part time e contratti di solidarietà». L’azienda ha infatti già deciso per la soppressione delle attività di assistenza all’imbarco e controllo danni-qualità, nonché alla esternalizzazione di tutte le attività del piazzale, comprese la gestione della portineria e l’assistenza al porto. A giudizio dei vertici aziendali non è prevedibile all’orizzonte, perlomeno secondo gli indicatori economici, una stabilizzazione della crisi e dunque non si può fare a meno di procedere a tagliare gli organici. Ma i diretti interessati non hanno alcuna intenzione di stare a guardare. «Molti di noi - spiega Riccardo Bolognini, esponente delle Rsu - lavorano qui da più di vent’anni e ora l’azienda vuole metterci tutti a casa. Lo potremmo capire se non ci fosse lavoro, ma non è così. Nonostante il lieve calo degli ultimi mesi i traffici non mancano sia per noi che per le due coop con le quali collaboriamo, Unicoop Servizi e BB Service. Prima l’operazione di automatizzazione delle attività sul piazzale, ora il licenziamento. E’ scandaloso». L’azienda chiude la propria comunicazione informando che che non potrà fare nient’altro se non cercare di convincere l’impresa che in futuro si occuperà di tali attività a offrire lavoro ai dipendenti licenziati. «Ma così i diritti accumulati negli anni sarebbero azzerati - commenta Bolognini - e il nostro stipendio ridotto. In molti hanno famiglia e un mutuo sulle spalle. Vogliamo rendere vivo il nostro diritto di prelazione: perché affidare ad altri il lavoro che possiamo continuare a svolgere noi?». Ed è proprio per trovare una via d’uscita che ieri, in un incontro andato avanti fino a tarda sera, i lavoratori si sono riuniti con i rappresentanti sindacali nella sede Cgil. Juna Goti
DA IL TIRRENO
Notizia del: gio 19 feb, 2009

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