Lo studio. La parità di genere vale 7 punti di Pil. ''Basterebbe attuare la Costituzione agli articoli 3 e 51''

Una ricerca della Banca d'Italia illustrata dalla segretaria confederale Cgil Gianna Fracassi nel corso di un incontro promosso a Palermo dal Centro studi Pio Latorre. "Basterebbe attuare la Costituzione agli articoli 3 e 51"
“Se ci fosse parità di accesso al lavoro, il Pil del nostro Paese crescerebbe del 7%. Invece le donne continuano ad avere difficoltà ad inserirsi e quando riescono continuano ad essere pagate meno”. Questi i dati di una ricerca della Banca d'Italia illustrati dalla segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi nel corso di una conferenza oggi (5 febbraio) a Palermo per il ciclo di incontri del progetto educativo antimafia e antiviolenza promosso dal Centro studi Pio La Torre.
“Per lo stesso lavoro – ha ricordato la dirigente sindacale –, se un uomo guadagna un dollaro, una donna ne riceve 0,77. È un insuccesso democratico il fatto che ancora oggi nel 2018 si parli dell'uguaglianza di genere come un obiettivo da raggiungere nonostante 139 Paesi nel mondo abbiano leggi che favoriscono o, addirittura, obbligano la parità di genere. Anche in Italia gli articoli 3 e 51 della Costituzione stabiliscono alcuni princìpi e impongono la rimozione di ogni ostacolo. Ma purtroppo in Italia e nel mondo non vengono attuati. Tanto che l'Onu tra gli obiettivi primari da raggiungere entro il 2030 ha inserito proprio la parità di genere e l'enpowerment delle donne. Obiettivi che dovrebbero essere alla base dell’agenda di governo degli esecutivi di tutto il mondo”. Per Mimma Argurio, della segreteria regionale Cgil, “è necessaria una sinergia tra Stato, datori di lavoro, lavoratori, giornalisti e società per abbattere stereotipi e vincoli alla mancata realizzazione della parità di genere. Tanto lavoro ancora rimane da fare, ma è un obiettivo raggiungibile”.
La professoressa Pina Lalli, del dipartimento Scienze politiche e sociali dell'Università di Bologna, ha poi illustrato i risultati di una ricerca condotta sui principali quotidiani italiani su come i media raccontano i femminicidi: “Il fenomeno della violenza estrema sulle donne – ha osservato – si è imposto da qualche anno all’interno dell’agenda dei mezzi di informazione italiani; prima era considerato questione privata poco notiziabile nello spazio pubblico”. Nel periodo analizzato, il 2012, sono stati compiuti 72 femminicidi “domestici”, per opera cioè di partner o ex partner. Di questi, 53 casi hanno avuto copertura nazionale in almeno uno dei 3 quotidiani Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, per un totale di 166 articoli.
Quattro casi attirano quasi un quarto degli articoli: storie dai risvolti particolarmente efferati, o vittime multiple, o donne molto giovani. Oltre la metà (92) dei 166 articoli raccolti collegano i femminicidi a una dimensione di amore deluso, mentre in 102 articoli su 166 si fa ricorso a un termine di uso corrente privo di evidenza medico-scientifica: “raptus”. Solo 17 articoli su 166 accompagnano il racconto evocando una dimensione di dominio maschile, ma di solito il racconto riguarda cittadini stranieri.
La prossima conferenza si terrà il 9 marzo sul tema “Il ruolo della Chiesa di Papà Francesco nel contrasto alle mafie, alla corruzione, alla povertà e alle diseguaglianze sociali”. da rassegna.it

Notizia del: lun 05 feb, 2018

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