Morti all'archivio di Stato (Arezzo), Fp Cgil Toscana e nazionale: ''Nessun settore al riparo, affrontare tema sicurezza''

Morti all’Archivio di Stato di Arezzo, la Fp Cgil Toscana: “Nessun settore è al riparo”
Morti all’Archivio di Stato di Arezzo, la Fp Cgil Toscana: “Esprimiamo cordoglio e vicinanza alle famiglie dei lavoratori coinvolti. Si tratta di un evento terribile che non ha precedenti in Toscana. Auspichiamo che la Magistratura faccia rapidamente luce su questa vicenda e chiarisca le responsabilità. Sui rischi per la sicurezza sul lavoro nessun settore è al riparo: manutenzione delle strutture, investimenti per la sicurezza e formazione del personale devono essere una priorità, tragedie come quella di oggi sono inaccettabili”: questa la nota di Fp Cgil Toscana sui morti all’Archivio di Stato ad Arezzo.

Morti Arezzo: cordoglio della Fp Cgil nazionale, affrontare tema sicurezza. Mancati investimenti, tagli e 'leggerezza' su sicurezza incidono sui Beni culturali

“La Fp Cgil Nazionale esprime tutta la propria vicinanza e solidarietà alle famiglie dei lavoratori morti sul lavoro nell’Archivio di stato di Arezzo. Quanto alle cause che hanno determinato questo gravissimo episodio e alle eventuali responsabilità aspettiamo gli accertamenti della Magistratura, ma c’è un problema di sicurezza che ormai avvolge da troppo tempo i luoghi della cultura”. È quanto si legge in una nota della Funzione Pubblica Cgil Nazionale. Un problema di sicurezza, aggiunge la categoria della Cgil, “derivante dai mancati investimenti, dai tagli ai bilanci che hanno inciso sulle spese di manutenzione ordinaria e dalla insostenibile leggerezza con la quale si bypassano le misure di sicurezza in nome delle politiche di valorizzazione”. Come Fp Cgil, aggiunge, “abbiamo denunciato, inascoltati, gli effetti di politiche che hanno fortemente indebolito i cicli di tutela e manutenzione del nostro patrimonio culturale, non dobbiamo aspettare i morti sul lavoro perché questo tema diventi centrale nella coscienza collettiva”. Per la Funzione Pubblica Cgil “serve da subito un piano straordinario di messa in sicurezza del patrimonio, dei lavoratori e dei cittadini che ne fruiscono e serve una riflessione profonda sugli effetti di politiche che hanno inciso in maniera negativa anche sulla percezione collettiva, inducendo a pensare che le misure di tutela e conservazione fossero un freno alla valorizzazione dei nostri luoghi della cultura. Non è così e la vicenda drammatica e profondamente triste che ha colpito i lavoratori dei Beni culturali evidenzia un declino apparentemente inarrestabile che interessa il settore degli Archivi di Stato, fondamento della memoria storica del nostro paese ma poco appetibile al mercato della valorizzazione”, conclude.

Morte all’Archivio di Stato: un altro passo verso il baratro. Le istituzioni e le imprese devono dare risposte immediate e certe. Dichiarazione dei sindacati confederali e delle federazioni di categoria funzione pubblica Cgil Cisl e Uil di Arezzo
E’ necessario agire e dare risposte concrete. Forse qualcuno si è assuefatto ai morti e gli incidenti sul lavoro, quelli eventi che provocano reazione e cordoglio per lo spazio di alcuni giorni. Noi no. Non solo non siamo assuefatti, non solo non siamo soddisfatti delle risposte che ci vengono dalle istituzioni ma siamo assolutamente determinati a confermare la vita e la sicurezza nei luoghi di lavoro quale nostro fondamentale e prioritario impegno. Con la tragedia all’Archivio di Stato si è fatto un ulteriore passo verso il baratro. La conferma è che non sono a rischio solo i tradizionali settori manifatturieri ma anche gli altri, quelli genericamente indicati come “dietro una scrivania”. E stavolta la morte è entrata in un ufficio dello Stato, quello stesso Stato che dovrebbe garantire, istituzionalmente, la regolarità e la salubrità di ogni lavoro. Come organizzazioni sindacali abbiamo incontrato, non più di quindici giorni fa, il Prefetto ribadendo per l’ennesima volta la nostra richiesta di riattivazione del tavolo sulla sicurezza nel lavoro. Confermiamo questa richiesta chiedendo che sia per i livelli istituzionali (Prefettura, Inail, Ispettorato del Lavoro, Usl) che per il sistema datoriale (non solo le associazioni di categoria ma anche enti pubblici e aziende di servizi pubblici) la difesa della salute e della vita nei luoghi di lavoro sia assunta come priorità. Non ci stiamo a che gli impegni assunti rimangano ancora un’altra volta scritti senza concreti passi successivi, i momenti di confronto devono trovare evidente applicazione nella quotidianità del lavoro privato e pubblico. Non accettiamo la sicurezza come variabile non dipendente da nulla e da nessuno, tantomeno da ragioni di profitto o di scarsità di risorse. Nessuna donna e nessun uomo deve lavorare in situazioni che possono portare alla sua morte o alla sua invalidità. In attesa di risposte che consideriamo doverose e immediate, porgiamo le nostre condoglianze alle famiglie dei due dipendenti dell’Archivio di Stato. E le esprimiamo la vicinanza e l’affetto non solo dei sindacati ma di tutti i lavori che abbiamo l’onore di rappresentare.

LA RICOSTRUZIONE

Due persone sono morte a causa di una fuga di gas in un locale dell'Archivio di Stato di Arezzo: si tratta di due dipendenti che sarebbero rimasti intossicati. Una terza persona è stata soccorsa dal 118. L'allarme è scattato intorno alle otto nella sede dell'Archivio in piazza del Commissario, nel centro di Arezzo, al momento dell'entrata dei dipendenti al lavoro. Sul posto polizia, carabinieri, vigili urbani e del fuoco. Zona transennata ed edificio evacuato.
Da una prima ricostruzione sembra che i due impiegati deceduti siano rimasti intossicati da un gas inodore, l'Argon, sprigionatosi dal sistema antincendio. I due si sono sentiti male dopo essere andati ad effettuare un controllo in un locale-ripostiglio perché era scattato l'allarme dell'antincendio. (ANSA).

Morti Arezzo: vittime due uomini di 55 e 59 anni Il terzo dipendente intossicato, non grave, è 57enne di Bucine
Sono Piero Bruni, 59 anni, di Arezzo, e Filippo Bagni, 55, anche lui aretino, i due dipendenti dell'Archivio di Stato uccisi stamani da una fuga di argon all'interno di un deposito dell'edificio, nel centro storico di Arezzo. Il terzo dipendente, come confermato dal 118, rimasto intossicato e trasferito in codice giallo all'ospedale San Donato di Arezzo dove ora è ricoverato, è un 57enne di Bucine. (ANSA).

Morti Arezzo: vigili fuoco,erano in ambiente saturo di argon Allarme in tutto il centro storico, poi rientrato
"Le due persone", scese per verificare cosa avesse fatto scattare l'allarme nel locale-ripostiglio, "si sono trovate in un ambiente saturo di argon rimanendo intossicati: il gas non provoca scoppi ma brucia l'ossigeno". Lo ha spiegato il dirigente dei vigili del fuoco di Arezzo Roberto Tommasini aggiungendo che "le nostre indagini dovranno appurare cosa sia accaduto". I vigili del fuoco, appena arrivati sul posto, hanno subito transennato la zona, facendo evacuare il palazzo ma anche invitando tutti i residenti a tenere le finestre aperte per evitare che nei locali si accumulasse il gas. L'intero centro storico, a due passi dall'Archivio di Stato, dove ci sono le sedi della biblioteca, del comune, della provincia e il cuore di Arezzo l'antica Piazza Grande, è stato messo in allarme, che poi è rientrato appena è stato accertato quanto successo. (ANSA).

Una prima ricostruzione
Due persone sono morte a causa di una fuga di gas in un locale dell'Archivio di Stato di Arezzo: si tratta di due dipendenti dell'ente. Una terza persona è stata soccorsa dal 118. Tutto è iniziato intorno alle otto, all'ora di ingresso dei dipendenti, quando nella sede dell'Archivio in piazza del Commissario è scattato l'allarme dell'impianto anti incendio. I due dipendenti morti, entrambi sopra i 50 anni, risiedevano uno a Bucine e l'altro ad Arezzo.
I due impiegati sono scesi nel seminterrato dove si trova la centralina. Qui sarebbe avvenuta la fuoriuscita di gas da alcune bombole - forse argon - che avrebbe saturato lo spazio privandolo di ossigeno. Questo avrebbe causato il soffocamento dei due, caduti a terra esanimi. I colleghi, insospettiti dal mancato rientro in ufficio, sono andati a cercarli. Sarebbe stato il centralinista ad avvisare un altro collega che è sceso di sotto e ha trovato i due distesi sul pavimento.
Sul posto polizia, carabinieri, vigili urbani e del fuoco e la pm Laura Taddei. Zona transennata ed edificio evacuato. Per precauzione tutti i residenti intorno alla zona sono stati invitati dalla polizia locale a tenere le finestre aperte per evitare infiltrazioni del gas tossico (fonte larepubblica.it)

Notizia del: gio 20 set, 2018

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