La protesta Rai, contro il «degrado» si fermano Roma e Milano

Venerdì 12 ottobre braccia incrociate dei lavoratori del settore allestimento della capitale. Domenica 28 ottobre scioperano quelli del centro di produzione milanese. Slc: "Serve un piano industriale capace di rafforzare la mission del servizio pubblico"
Lavoratori Rai in fermento. Da Roma a Milano si accende la mobilitazione che partirà domani, venerdì 12 ottobre, con lo sciopero degli addetti del settore allestimento studi della Rai di Roma. Poi sarà la volta dei lavoratori del centro di produzione Rai di Milano che incroceranno le braccia domenica 28 ottobre.
“Lo sciopero, proclamato dalla Rsu di Produzione Tv Rai di Roma – spiega in una nota Dino Oggiano, segretario della Slc Cgil di Roma e del Lazio – ha lo scopo di sensibilizzare l’azienda e gli spettatori sulle difficoltà in cui versa questo settore strategico per la produzione radiotelevisiva della Rai. Un settore indebolito dalla mancanza di risorse, dal continuo ricorso ad appalti e subappalti e, più in generale, depauperato dall’assenza di un'efficace progettualità, che imbriglia le straordinarie professionalità presenti in Rai in questo come in altri settori”.
Contro questo “progressivo degrado”, i lavoratori e le lavoratrici dell’allestimento studi di Roma incroceranno le braccia, “con l’auspicio – continua Oggiano –, per loro come per gli altri dipendenti Rai, che venga a breve presentato un piano industriale convincente dopo tutti questi anni di vuoto. Un piano industriale capace di rafforzare la mission del servizio pubblico e in grado di assicurare un futuro alla più grande azienda culturale del nostro paese”.
Motivazioni simili alla base anche dello sciopero del 28 ottobre a Milano. “Entro la fine dell'anno 86 lavoratori andranno in pensione (il 10 per cento dell'organico), di cui quattro quinti nel settore della produzione, ma non avverrà alcuna nuova assunzione – spiega il segretario generale Slc Cgil Milano Francesco Aufieri –. Con i tagli la Rai sta depauperando il Centro di produzione di Milano, abbandonando una città cruciale per l'economia italiana e puntando tutto su Roma”. “Chiediamo il pieno reintegro dell'organico, lo stop all'estemalizzazione del lavoro e il rilancio del centro di produzione tramite investimenti tecnologici, oltre alla nomina di un direttore”, conclude Aufieri. da rassegna.it

Notizia del: gio 11 ott, 2018

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