Operai a nero in fabbrica a Prato, 2 arresti. La denuncia di Filctem cgil Prato

Facevano lavorare a nero, nella loro confezione di abiti cinese, sette operai di origine africana, irregolari sul territorio nazionale. Per questo due donne di origine cinese sono state arrestate dai carabinieri in flagranza di reato. Le due, erano rispettivamente la titolare e colei che gestiva la fabbrica che, peraltro, era stata già controllata e chiusa meno di un mese fa ma che cambiando ragione sociale aveva ripreso le attività. La confezione non solo aveva disatteso la prescrizione di sospensione, ma impiegava sette lavoratori clandestini, sfruttandoli "con condizioni lavorative disumane e minacce", come riferiscono i militari. Essendo sprovvisti dei necessari documenti di soggiorno, i sette operai sono stati denunciati per immigrazione clandestina ed è stato avviato l'iter per l'eventuale espulsione. I carabinieri dell'Ispettorato del lavoro hanno elevato una sanzione amministrativa di oltre 25 mila euro e la sospensione dell'attività. Le due donne sono state trattenute presso il proprio domicilio in regime di arresti domiciliari in attesa del rito direttissimo.(ANSA).

La denuncia di Filctem Cgil Prato
“Il secondo blitz nella stireria illegale di Oste pone a tuti delle domande. –dichiara Massimiliano Brezzo, segretario della Filctem pratese- Come è stato possibile che una azienda fermata 20 giorni fa, con 20 dipendenti, tutti senza contratto, dove era evidente lo sfruttamento lavorativo, confermato dai dipendenti per paghe e orari, e che era stata sanzionata per 50000 euro, sia potuta ripartire il giorno stesso?”
“A quanto pare, è bastato che una delle operaie senza contratto diventasse prestanome e tutto è potuto ricominciare come prima, magari anche con gli stessi dipendenti. Questo ha prodotto il secondo blitz di ieri, che stavolta ha visto l’arresto della titolare e della prestanome. Ciò evidenzia un grosso passo avanti nella capacità di controllo e un grosso sforzo da parte delle forze dell’ordine che hanno dovuto fare due volte lo stesso lavoro”
“Le domande sono: – continua Brezzo- si poteva evitare di fare lo stesso lavoro due volte? E ancora: serviranno un terzo blitz, e poi forse un quarto, fino a quando si troveranno possibili prestanome disposti?”
“Non abbiamo le risposte. – prosegue il sindacalista- Sappiamo però che se i committenti della stireria si fossero visti contestare dall’Inps i contributi non pagati dei 20 operai senza contratto, quella stireria non sarebbe ripartita semplicemente per mancanza di lavoro, salvo regolarizzare i dipendenti, invece del titolare-prestanome. E se fosse stata applicata da subito la legge sul caporalato forse si sarebbero regolarizzate anche altre aziende che avrebbero capito che è meglio mettersi in regola piuttosto che trovare il modo di aggirare le leggi per continuare a lavorare nell’illegalità. com


 

Notizia del: gio 18 ott, 2018

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