IMMIGRATI: CARITAS, MEDITERRANEO UN CIMITERO. OLTRE 13 MILA MORTI
Definire il tratto di Mediterraneo che unisce le coste libiche alla Sicilia ''un cimitero senza lapidi'' non e' pura fantasia ma ''una drammatica realta''' suffragata dai numeri che parlano di decine di migliaia di vittime che non riescono a raggiungere le coste italiane. La Caritas torna oggi, dopo il dramma delle imbarcazioni naufragate al largo della Libia, a denunciare una situazione sulla quale ''i piu' continuano, invece, a preferire il silenzio e la dimenticanza''.
''Fare stime sul numero dei decessi nel Mediterraneo - dice all'ASCA il responsabile Caritas per l'immigrazione, Oliviero Forti - e', di fatto, impossibile perche' la stragrande maggioranza delle morti non ha la possibilita' di essere segnalata. Sono, insomma, morti di cui non si conoscera' mai ne' storia, ne' identita'. Ma di certo, per ora, ci sono gli oltre 13 mila corpi recuperati in mare negli ultimi dieci anni e le testimonianze quotidiane dei pescatori che si trovano sempre piu' nella condizione di dover recuperare corpi in mare impigliati nelle reti''.
La Caritas italiana, che recentemente ha tenuto un importante convegno proprio a Lampedusa per affrontare i temi legati alle tratte di immigrazione e ai Cie, lancia, quindi, un nuovo allarme.
''Innanzitutto - afferma Forti - le condizioni della traversata si fanno sempre piu' drammatiche per queste persone con un tempo di percorrenza che, di media, e' di tre giorni con mezzi sempre piu' provvisori. I cosiddetti 'scafisti', poi, non rischiano piu' in proprio e preferiscono far guidare le barche agli stessi immigrati con scarse indicazioni sulle rotte e solo un satellitare per poter comunicare. I dati in nostro possesso parlano di barche che possono stipare anche quattro immigrati per metro quadro e di condizioni di trasporto, se e' possibile, peggiori di quelle degli schiavi del Settecento...''. Una situazione che, secondo, la Caritas potrebbe addirittura peggiorare con l'estate per l'incrementarsi dei trasbordi.
A non convincere in pieno l'organismo caritativo della Chiesa italiana sembrano essere poi gli accordi con la Libia di Gheddafi e, in generale, le politiche adottate dal governo per l'immigrazione.
''Lo abbiamo detto piu' volte e lo ripetiamo anche oggi davanti a questo nuovo dramma - afferma il responsabile immigrazione Caritas -. Occorre rivedere ormai tutto il sistema di accoglienza perche' i Cie, come dimostra il caso di Lampedusa, non sono piu' sufficienti a fornire risposte e perche' non si puo' puntare tutto e solo sui controlli e i pattugliamenti ma occorre anche procedere a forme di regolamentazione nuova degli ingressi. Queste persone, e' ormai dimostrato, sono disposte anche a rischiare la vita pur di raggiungere l'Europa. Per quanto riguarda, poi, l'impatto che potra' avere l'accordo con la Libia e' difficile stabilirne oggi l'efficacia. Ricordiamo, ad esempio, il caso poco virtuoso di 'Frontex'. Ma anche se dovesse avere una certa efficacia abbiamo chiesto al ministro Maroni, senza per altro ricevere risposta, cosa accadra' delle persone, e tra questi donne e bambini, che verranno rimandati indietro dalla Libia semmai verso il deserto. Forse ci si plachera' la coscienza un po' di piu' ma la loro sorte sara' peggiore della traversata nel Mediterraneo...''. Insomma, quasi a dire, che le tombe verranno solo spostata di qualche chilometro.
ASCA
Notizia del: mar 31 mar, 2009

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