Maggio Musicale Fiorentino: occupazione simbolica della Sovrintendenza. Anfols: "Espresso un sentimento diffuso"

Maggio Musicale Fiorentino: occupata simbolicamente la Sovrintendenza (piazza Gui 1, Firenze). Si tratta di un’azione di protesta nazionale lanciata da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom e Fials contro la “destrutturazione” delle Fondazioni lirico sinfoniche. L'Anfols: "Iniziativa che esprime un sentimento diffuso"

Maggio musicale fiorentino: oggi i sindacati (Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom, Fials), in ottemperanza alle decisioni prese a livello nazionale per protestare contro gli effetti della L.160/2016 e la destrutturazione delle Fondazioni lirico sinfoniche, hanno occupato simbolicamente la Sovrintendenza del Teatro (piazza Gui 1, Firenze) dalle ore 11 alle 13.

LE RAGIONI DELLA PROTESTA DEI 4 SINDACATI

Le Fondazioni Liriche da tempo sono interessate da una crisi debitoria, principalmente dovuta alla progressiva riduzione delle risorse pubbliche. La legislazione fino ad oggi ha indicato la soluzione a questo problema nel taglio del costo del lavoro. Ma questo rimedio ha comportato la perdita di posti di lavoro e la riduzione degli stipendi dei lavoratori. Abbiamo perso così i corpi di ballo, esternalizzato servizi, aumentato la precarietà.
Ora, mentre il Parlamento definisce una nuova legge per lo spettacolo, pur giudicando positivamente la previsione di stralciare il debito delle Fondazioni che abbiamo letto sui quotidiani, non possiamo che esprimere la nostra preoccupazione nel leggere che contemporaneamente si manifesta l’intenzione di mantenere le disposizioni della legge 160/2016, in particolare la possibilità di declassare le Fondazioni Liriche, che non saranno in equilibrio finanziario, a teatri di tradizioni. Nulla si dice sulle risorse e sulla governance di questi teatri. Il declassamento di una Fondazione Lirica a Teatro di Tradizione non potrà garantire il livello qualitativo offerto. La riduzione delle risorse conseguente, oltre che sulla produzione si abbatterà sui lavoratori. Non sarà possibile mantenere il modello della Fondazione Lirica, basato sulla stabilità. Noi chiediamo invece di discutere una vera riforma delle Fondazioni Liriche, che abbia come base la garanzia delle risorse necessarie in ambito pluriennale, con un forte coordinamento di quelle nazionali e locali. E’ infatti necessario stabilire, oltre che l’incremento del FUS, anche la quota spettante alle istituzioni locali che deve essere garantita anche nei tempi di effettivo pagamento. Va garantita anche una governance maggiormente trasparente e una miglior vigilanza da parte del Ministero. E’ necessario rilanciare il ruolo della lirica nell’ambito musicale, per tornare ad essere un Paese che attrae le eccellenze e bloccare l’attuale fuga degli artisti. Va ricordato che le attuali retribuzioni degli artisti non sono al livello di quelle europee.
Esprimiamo contrarietà all’intenzione di separare le Fondazioni Liriche dai restanti soggetti che hanno accesso al FUS. Ricordiamo che le Fondazioni Lirico Sinfoniche sono solo 14, e non coprono equamente il territorio nazionale.

LE PAROLE DI CHIAROT (ANFOLS)

“I lavoratori che hanno deciso di promuovere questa particolare contestazione, in merito alla recente Legge 160/2016 ed agli eventuali rischi occupazionali che si potrebbero produrre, esprimono un sentimento diffuso tra tutti quanti amano la lirica e la musica in Italia". Così il presidente dell’Anfols – Associazione Nazionale Fondazioni Lirico Sinfoniche – Cristiano Chiarot commenta le occupazioni avvenute oggi degli Uffici delle Sovrintendenze dei Teatri d’Opera da parte delle Organizzazioni Sindacali. “Si intravede in questa contestazione non una vena polemica nei confronti dei Sovrintendenti, ma una autentica preoccupazione per il futuro di tutto il comparto. Spetta al legislatore – ha proseguito Chiarot – adoperarsi per definire quelle norme che possano salvaguardare il futuro di quello straordinario patrimonio identitario che sono le Fondazioni Lirico Sinfoniche. L’attenzione che proprio in queste ore viene rivolta alla scrittura di un “Codice dello Spettacolo” ci rende fiduciosi che il
Parlamento si stia ponendo seriamente il tema del futuro delle Fondazioni e dei suoi lavoratori”. “ Per parte nostra – conclude il Presidente Anfols – ribadiamo alle Istituzioni la nostra disponibilità ad offrire un contributo, finalizzato all’elaborazione di una normativa autenticamente utile al settore, ed ai lavoratori l’assoluta disponibilità al confronto.

IL PUNTO ANSA
Note e protesta, lavoratori occupano fondazioni liriche  Giornata di mobilitazione contro crisi e rischio declassamento
(di Marzia Apice)  Dall'Opera di Roma al Petruzzelli di Bari, dal San Carlo di Napoli al Maggio musicale di Firenze fino al Regio di Torino: è stata una mobilitazione generale quella che nella giornata di oggi ha coinvolto da Nord a Sud i lavoratori delle 14 fondazioni lirico sinfoniche italiane che hanno occupato simbolicamente gli uffici dei teatri per esprimere la preoccupazione in merito alla crisi del settore. Al centro della protesta, che ha visto unite tutte le sigle sindacali di Cgil, Cisl, Uil, Fistel e Fials, c'è l'art.24 della Legge 160/2016, che prevede il declassamento a Teatri di tradizione per le Fondazioni che non raggiungeranno il pareggio di bilancio previsto dalla Legge Bray. Già da questa mattina, ognuno secondo le proprie modalità (al Maggio gli artisti del teatro hanno cantato Va' pensiero e l'Inno di Mameli, e la stessa cosa è accaduta a Torino con i lavoratori che hanno occupato suonando e cantando brani di repertorio), le rappresentanze sindacali hanno consegnato ai sovrintendenti delle fondazioni un documento unitario: nel testo si ribadisce non solo il timore per il destino delle fondazioni da tempo interessate da una forte crisi debitoria, ma soprattutto si pone l'attenzione sul rischio concreto di non essere stabilizzati per i molti lavoratori precari presenti nelle orchestre, nei corpi di ballo, nei cori e nelle maestranze. Secondo i lavoratori, infatti, ora che il Governo si sta interessando al Codice dello Spettacolo a lungo atteso, si teme che la logica per la soluzione ai problemi del comparto sia il taglio del costo del lavoro, anche considerando le restrizioni a cui la legge 160/2016 sottopone i teatri lirici. Anche il risanamento debitorio, a cui il Governo starebbe pensando, sarebbe inutile ai fini della stabilizzazione dei lavoratori se permanesse la legge Bray. Il primo a commentare le occupazioni di oggi è stato il presidente dell'Anfols - Associazione Nazionale Fondazioni Lirico Sinfoniche - Cristiano Chiarot che in una nota ha scritto di intravedere "in questa contestazione non una vena polemica nei confronti dei Sovrintendenti, ma una autentica preoccupazione per il futuro di tutto il comparto. Spetta al legislatore adoperarsi per definire quelle norme che possano salvaguardare il futuro di quello straordinario patrimonio identitario che sono le Fondazioni Lirico Sinfoniche. L'attenzione che proprio in queste ore viene rivolta alla scrittura di un 'Codice dello Spettacolo' ci rende fiduciosi che il Parlamento si stia ponendo seriamente il tema del futuro delle Fondazioni e dei suoi lavoratori". Sebbene ci fosse preoccupazione tra i lavoratori, da ogni occupazione è emersa comunque la volontà di costruire al più presto un dialogo con le istituzioni. "E' stata un'adesione unitaria e anche i sovrintendenti hanno dato appoggio ai lavoratori. Attendiamo di capire cosa succederà con il Codice dello Spettacolo. Speriamo si faccia, perché i tempi sono lunghi e il testo deve passare ancora da Camera e Senato", ha detto all'ANSA Emanuela Bizi, segretaria nazionale Slc Cgil. Comunque oggi in nessuna delle fondazioni si è palesata l'idea di azioni più incisive come lo sciopero, anche perché, precisa Bizi, "lo sciopero per i lavoratori dei teatri lirici è l'ultima ratio: si rischia di allontanare il pubblico. Però i lavoratori hanno già pagato troppo e la legge sullo spettacolo dal vivo va fatta bene. Intanto i teatri continueranno a fare azioni che tengano alta l'attenzione su questi temi, sempre cercando di coinvolgere il pubblico". Bizi ribadisce la necessità "di una riforma vera dello spettacolo dal vivo, senza separare le fondazioni dal resto del comparto della musica. Le 14 fondazioni italiane non coprono neppure tutto il territorio nazionale, e il timore è che si voglia ridurne ancora il numero. Se si spengono i teatri è inutile anche avere tanti conservatori. E molti dei nostri artisti già vanno all'estero". (ANSA).

Notizia del: gio 15 giu, 2017

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