Ex Ccf: giudici, Verdini imprudente e ambizioso Dal 2008 senatore e cda sapevano dell'imminente disastro

La gestione del Credito cooperativo fiorentino (Ccf) è "risultata imprudente quanto ambiziosa, seguita dalla consapevolezza, maturata dapprima dal senatore Verdini e, subito dopo, quanto meno a partire dal settembre 2008 anche dal management, di un imminente disastro, ormai inevitabile e reso poi palese dall'ispezione della Banca d'Italia del 2010". Lo scrivono i giudici del tribunale di Firenze nelle motivazioni della sentenza con la quale hanno condannato Denis Verdini, senatore di Ala, a 9 anni. (ANSA)

Ex Ccf: giudici, spregio delle regole, pena congrua Da Verdini e altri imputati indifferenza verso vigilanza
Quella decisa dal tribunale di Firenze per il senatore di Ala Denis Verdini non poteva prescindere, "nell'individuazione di una pena congrua ed adeguata al fatto concreto, dalle dimensioni della vicenda, dalla gravità enorme del fatto ricostruito, dalla patologia dei finanziamenti concessi, dall'indifferenza verso la vigilanza e dallo spregio delle regole". Lo scrivono gli stessi giudici nelle motivazioni della sentenza con la quale hanno condannato Verdini a 9 anni di reclusione. (ANSA).

Ex Ccf: giudici, condotte gestionali abnormi e irregolari  Riconducibili a management e non attribuibili a commissari
Lo stato di insolvenza in cui finì l'ex Credito cooperativo fiorentino, per 20 anni presieduto dal senatore Denis Verdini, fino al suo commissariamento nel luglio 2010, è "ascrivibile a condotte gestionali abnormi ed irregolari, riconducibili al management", della banca "e non certo attribuibili a chi era intervenuto per porre fine e rimedio alle stesse". Lo scrivono, nelle motivazioni della sentenza, i giudici del tribunale di Firenze che il 2 marzo scorso hanno condannato Verdini (9 anni di reclusione) e altri 33 imputati (pene da 1 anno e 6 mesi a sei anni). Una risposta alle difese di alcuni imputati, in particolare del senatore di Ala, che avevano puntato il dito contro i commissari e la loro gestione. "Il danno è stato enorme". Per quanto riguarda il Btp (di Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei), per i giudici "un gruppo", il tentativo di ristrutturare il debito fu "un'operazione davvero assurda". (ANSA).

Ex Ccf: giudici, Verdini ha cercato delegittimare Bankitalia
Il senatore di Ala, Denis Verdini, per 20 anni presidente del Credito cooperativo fiorentino (commissariato nel luglio 2010), nel corso del processo davanti ai giudici fiorentini (era accusato, tra l'altro di bancarotta fraudolenta e truffa ai danni dello Stato per i finanziamenti all'editoria), come la maggioranza degli altri imputati, non ha preso "le distanze da quei fatti", ed anzi, in alcuni casi, si è assistito ad un tentativo "di delegittimazione" dei Commissari straordinari, e anche "degli ispettori di Banca d'Italia". E' quanto si legge nelle motivazioni della sentenza del 2 marzo. Verdini, segnalano ancora i giudici, "ha rivendicato con orgoglio e tenacia la correttezza della sua gestione, sostenendo che al più vi saranno stati degli errori", contestando l'operato dei commissari "ed esponendo alcune severe critiche al lavoro degli ispettori di Banca d'Italia". Il collegio (presidente il giudice Mario Profeta), ha voluto spiegare, nelle prime pagine della motivazione, che si sarebbe "astenuto da giudizi", ma non hanno apprezzato "i toni polemici" emersi al processo.(ANSA)

Ex Ccf: giudici, sostegno a Btp nonostante precarietà Scelta ostinata e testarda, imprese sempre su filo rasoio
"Anche dopo la percezione della fortissima crisi del gruppo Fusi Bartolomei, Ccf aveva continuato a sostenere i due imprenditori, nella piena consapevolezza della precarietà della loro situazione". Lo scrivono i giudici del tribunale di Firenze "le vicende relative agli imprenditori Fusi e Bartolomei e del Ccf (ma per certi aspetti si deve precisare tra i due imprenditori ed il senatore Verdini) vengono ad interferire reciprocamente", tesi, per altro, sostenuta dai pm Luca Turco e Giuseppina Mione. Che la Btp di Fusi e Bartolomei fosse un "gruppo", scrivono i giudici, era chiaro anche all'interno del Ccf ma "si era deciso di tenere separate le posizioni: era stata una scelta, non una sottovalutazione". Una scelta non solo del presidente dell' istituto Denis Verdini: "l'intero management e lo stesso collegio sindacale", per i giudici, erano "perfettamente a conoscenza" di quanto avveniva, "non solo in termini astratti, ma specifici e concreti". I finanziamenti concessi alla Btp non sono quindi state solo operazioni "rischiose, ma viziate da una scelta ostinata, consapevole e testarda". Tanto che "quando le banche più importanti li abbandonarono, pretendendo la sostituzione del management e degli organi di controllo delle società del gruppo Fusi-Bartolomei - si legge ancora nelle motivazioni -, per Ccf si aprirono le porte dell'inferno". Del resto la Btp e tutte le altre società collegate, erano "imprese attive ma che vivevano sul filo del rasoio, sul ciglio del burrone", per la "scaltrezza nell'attingere a finanziamenti che servivano ad avvalorare i progetti, che si autoalimentavano di nuova finanza, che serviva per effettuare movimenti infragruppo, che a loro volta determinavano un'apparenza di solidità, che invece nascondeva un precario equilibrio". (ANSA).

Notizia del: lun 19 giu, 2017

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