Condotte, nuovo round al Mise: tremila posti di lavoro appesi a un filo

''Il futuro della società è sempre più in pericolo dopo il fallimento delle trattative col fondo Oxy Capital. Una proposta sarebbe pervenuta dal fondo finanziario Attestor. Sindacati: legge Marzano utile per garantire il mantenimento dell'occupazione''
Condotte: nuovo incontro oggi al Mise per una vertenza che non si sblocca. Intanto, la situazione dei cantieri è di sostanziale blocco, le retribuzioni dei dipendenti diretti sono ferme a due mesi fa, per le consortili gli stipendi non pagati arrivano in alcuni casi fino a 4. Nei primi giorni di luglio erano fallite le trattative fra Condotte, il terzo gruppo di costruzioni italiano, e il fondo Oxy Capital. Un esito che rende "concreto e imminente il rischio di uno scenario disastroso che comporterebbe la perdita di 3 mila posti di lavoro", commentano Feneal, Filca e Fillea. Il futuro della società è dunque sempre più in pericolo: per questo i lavoratori hanno già svolto tre giorni di sciopero, dal 2 al 4 luglio, giorno in cui si è svolto anche il presidio al ministero.
Nell'incontro del 4 luglio, sempre presso il Mise, la società Condotte ha informato il tavolo circa la proposta pervenuta dal fondo finanziario Attestor, in merito all’immissione di una finanza d’urgenza per proseguire nella direzione dell’ipotesi di concordato in continuità, mentre nei giorni precedenti gli organismi societari avevano già deliberato per l’attivazione delle istanze per l’ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria, ma l’impresa aveva dichiarato di voler valutare la proposta di Attestor, che dovrà essere resa vincolante prima del comitato di gestione di lunedì prossimo.
"Da parte nostra, abbiamo espresso fortissima preoccupazione per l’ennesima battuta d’arresto nel percorso di richiesta di accesso alla legge Marzano, soluzione che in in tale difficilissima situazione sarebbe invece in grado di garantire gli attuali perimetri occupazionali, anche attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali. Abbiamo chiesto all’impresa quali siano le garanzie occupazionali e il piano industriale a corredo di questa operazione – spiegano i sindacati –, ma la verità è che garanzie sui 3 mila posti di lavoro non ce ne sono”. da rassegna.it

Notizia del: mer 11 lug, 2018

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