Ampliare il Reddito d'inclusione, le proposte della FP Cgil

Una "misura necessaria" di contrasto alla povertà, così la definisce la Funzione pubblica Cgil, interrogandosi (in un convegno a Roma) su come migliorarla. "Servono investimenti in risorse e lavoro, soprattutto nei servizi sociali e centri per l'impiego"
“Restart. Reddito di inclusione: la misura necessaria”, questo il titolo dell’iniziativa che si tiene oggi (mercoledì 11 luglio) a Roma, organizzata dalla Cgil Funzione pubblica nazionale. L’appuntamento è alle ore 9.30 al Centro congresso Frentani (in via dei Frentani 4). Al centro della discussione è il nuovo reddito di inclusione, alla luce degli ultimi dati forniti dal Rapporto annuale dell'Inps. Un momento di confronto e dibattito, attraverso una serie di focus, che indaghino sullo stato della rete dei servizi che garantiscono questa misura di contrasto alla povertà. I numerosi interventi in programma permetteranno di scattare una fotografia del contesto italiano e, più in generale, dei vari sistemi di protezione sociale in Europa, infine di indagare, attraverso le esperienze fatte sul territorio, le condizioni in cui versano i servizi sociali.
L’iniziativa, coordinata da Lorella Brusa (Politiche per l’inclusione Fp Cgil), vede gli interventi su “Il Reddito di inclusione in Italia” di Giordana Pallone (Dipartimento Welfare Cgil), “Europa: sistemi di protezione sociale a confronto” di Salvatore Marra (Politiche europee e internazionali Cgil) e Enzo Bernardo (responsabile Politiche internazionali Fp Cgil), “Il Reddito di inclusione e lotta alla povertà” di Michele Raitano (professore associato Politica economica – Università La Sapienza di Roma), “Le infrastrutture necessarie “ di Alessandro Purificato (Capo area Funzioni locali Fp Cgil), “L’esperienza dei servizi sociali comunali e dei centri per l’impiego” di Laura Paradiso (assistente sociale Rsu Comune di Roma) e Ilaria Raimondi (operatrice Centro per l’impiego Riccione). A seguire il dibattito e, infine, le conclusioni dei lavori affidate alla segretaria generale della Fp Cgil Serena Sorrentino.
Il Reddito di inclusione (Rei) è uno strumento di contrasto alla povertà. Introdotto dal 1° gennaio 2018 (a sostituzione e assorbimento del Sia, Sostegno all’inclusione attiva), mira a dare non solo un sostegno economico ai nuclei di persone in condizione di povertà assoluta, ma anche un servizio alla persona di inserimento – o reinserimento – nel mondo del lavoro. Attualmente la platea di beneficiari del Reddito d’inclusione è solo un sottoinsieme degli individui in condizione di povertà che, secondo i dati Istat, ammontano a cinque milioni. Nei primi sei mesi del 2018, infatti, il Rei ha coperto una fetta di 248.687 nuclei familiari, con una distribuzione quasi totalitaria al Sud e nelle isole (175.564 nuclei), poi al Nord (42.541 nuclei) e infine nel Centro Italia (30.582 nuclei).
A partire dalla seconda metà del 2018, però, il Rei ha ampliato la platea di beneficiari. Grazie al modello di micro-simulazione dell’Inps è possibile quantificare il nuovo numero di beneficiari dello strumento. Circa 525 mila nuclei familiari hanno attualmente accesso al Reddito di inclusione, coprendo quindi il 29 per cento dei soggetti in condizione di povertà. E le risorse dedicate sono circa 1,8 miliardi l’anno. In un ipotetico scenario di rafforzamento del Reddito d’inclusione, per coprire la totalità dei soggetti in condizione di povertà assoluta in Italia è necessario, sempre secondo l’Inps, un costo aggiuntivo di 6,2 miliardi, per un totale di 8 miliardi annui. In questo modo ne beneficerebbero tutti e cinque i milioni di individui in stato di povertà assoluta.
Una misura di contrasto alla povertà, insomma, che si fonda su una “infrastruttura pubblica” che avrebbe bisogno di investimenti in termini di risorse e lavoro. Secondo la Funzione pubblica Cgil, infatti, finalmente “l'Italia si è dotata di una misura di contrasto alla povertà che è il primo livello essenziale di assistenza, quindi disponibile su tutto il territorio nazionale. Stiamo parlando di un diritto di cittadinanza che va garantito attraverso la creazione e il potenziamento di una infrastruttura sociale, ossia una rete territoriale di servizi sociali”.
Ma l'accessibilità della misura dovrebbe passare, conclude la Fp Cgil, “da un sistema di welfare pubblico e universale adeguatamente diffuso su tutto il territorio nazionale, sostenuto da organici dedicati e stabili, che siano nelle condizioni migliori per aiutare i cittadini a uscire dalla condizione di povertà e che diventino riferimento in tutto il percorso previsto dal progetto di presa in carico. Purtroppo il personale dei servizi sociali e dei Centri per l'impiego è in spaventosa carenza rispetto alle necessità, con una rilevante presenza di precariato”. da rassegna.it

Notizia del: mer 11 lug, 2018

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