Solo 38% studenti sceglie studio all'estero, coetanee al 62% Ricerca Fondazione Intercultura. 80% di chi parte viene da liceo

Ben 7.400 adolescenti delle scuole superiori, secondo le stime di Fondazione Intercultura, hanno trascorso un periodo tra i 3 o 6 mesi o l'intero anno scolastico all'estero con un incremento del +111% dal 2009. Un importante passo in avanti nel lento ma inarrestabile cammino della scuola italiana nell'apertura verso esperienze di formazione internazionali. Eppure, sembra che una parte considerevole dell'universo adolescenziale fatichi a rendersi conto di questi potenziali benefici e non trovi i mezzi per superare le paure e mettersi in gioco. I dati non lasciano dubbi: si tratta soprattutto dei giovani maschi italiani, che vivono un'esperienza di studio all'estero solo nel 38% dei casi, contro il 62% delle coetanee femmine. Èquanto emerge dalla ricerca 2018 dell'Osservatorio nazionale sull'internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca promossa dalla Fondazione Intercultura in collaborazione con Ipsos (www.scuoleinternazionali.org). La ricerca, che ha coinvolto oltre 800 studenti delle scuole superiori con l'obiettivo di sondare le motivazioni per cui la proposta di un'esperienza all'estero in età adolescenziale trovi terreno fertile più facilmente tra le ragazze, è stata presentata oggi dinanzi a 400 studenti delle scuole superiori lombarde nella sede dell'Assolombarda alla presenza di esperti del settore dell'educazione: il Professor Carlo Buzzi, sociologo e docente presso l'Università di Trento, la Professoressa Anna Granata dell'Università di Torino, Andrea Peduto, responsabile delle risorse umane di Edison Spa, Nando Pagnoncelli di Ipsos e il Segretario Generale di Fondazione Intercultura Roberto Ruffino. Chi parte proviene prevalentemente (l'80%) da licei (dove è maggiormente concentrata la popolazione femminile) e in maggioranza si tratta di studenti brillanti, visto che il 60% di loro si considera tra i migliori della classe (si ritiene tale il 49% delle ragazze contro il 37% dei ragazzi).

"È una generazione "liquida", quella degli studenti di oggi, che cresce con il freno a mano tirato, bloccata da tre principali elementi vissuti in maniera diversa da maschi e femmine: il sentirsi a proprio agio nel proprio alveo familiare, la classica "caverna di Platone" senza il desiderio di vedere che cosa c'è fuori; la paura verso il diverso, forse anche alimentata da un'opinione pubblica divisa tra l'accoglienza o meno dei migranti; il timore di assumersi responsabilità se percepite come foriere di cambiamenti irreversibili nella propria vita", osserva il professor Buzzi. Non è un caso che una prima grande differenza riscontrata è di tipo caratteriale: i maschi (53% rispetto al 42% delle ragazze) si identificano di più con l'idea di sentirsi a proprio agio a casa propria, mentre le femmine si sentono stimolate all'idea di incontrare mondi nuovi (58% contro 47% dei ragazzi). I maschi, inoltre, dice la ricerca, tendono ad evitare di assumersi responsabilità giudicate "irreversibili", come può essere quella di trascorrere da adolescenti un lungo periodo di studio all'estero. Il sostegno della famiglia sembra essere un ulteriore punto di differenza: chi parte ha prevalentemente genitori che spronano all'autonomia, che rispettano gli spazi dei figli, che approvano le loro scelte e che non impongono eccessive regole. Un'altra caratteristica che contraddistingue coloro che partono riguarda la spiccata apertura nei confronti dell'altro. Per il 70% di loro gran parte della gente è degna di fiducia (il totale dei giovani ha questa convinzione solo nel 41% dei casi); l'80% sostiene che nel mondo sia importante che tutti siano trattati equamente e che abbiano le stesse opportunità (contro il 46% del complesso); il 92% ritiene che gli stranieri siano da conoscere con entusiasmo e senza timori (contro il 56%). Spiega Roberto Ruffino, Segretario generale della Fondazione Intercultura: "Il divario tra maschi e femmine evidenziato dalla ricerca non si limita all'idea di studiare all'estero: le ragazze sono più curiose, si impegnano in generale più dei ragazzi, laureandosi prima e con voti migliori, sono in grado di assumersi rischi maggiori di fronte a decisioni importanti. Questa capacità più spiccata di mettersi in gioco sta portando le ragazze ad acquisire importanti vantaggi competitivi".(ANSA).

Notizia del: gio 11 ott, 2018

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