Professioni sanitarie, obbligo iscrizioni all'ordine. Cgil, tassa sul lavoro o garanzia di professionalità?

Dall’inizio di quest’anno, a seguito dell’entrata in vigore della Legge 11 gennaio 2018 n. 3 (Legge Lorenzin), la situazione è progressivamente mutata e dal 1° luglio 2018 è scattato l'obbligo di iscrizione all’ordine anche per 17 professioni sanitarie.
L’obbligo, solertemente amplificato dalla Usl Sud Est Toscana anche a mezzo di comunicazioni ufficiali ed ufficiose, peraltro diffuse con toni più vari a seconda del soggetto incaricato di procedere in questa attività, riguarda una moltitudine di professionisti sanitari, che, ricordiamo, hanno già subito una selezione di titolarità all’esercizio della professione con il superamento di concorsi pubblici.
Ad oggi assistiamo ad un paradosso: prima del 1° luglio 2018 un bravo professionista agiva in piena titolarità ed in modo legale, dal 1° luglio lo stesso professionista (magari con venti anni di attività pubblica alle spalle) diventa illegittimo ed illegale.
Un’assurdità che già, come CGIL-Funzione Pubblica, abbiamo sollevato in maniera diffusa.
Ciò che ne emerge è che la creazione dell’Ordine delle Professioni Sanitarie, quantomeno per il servizio pubblico, nasconde dietro una supposta garanzia di professionalità, una tassa sul lavoro imposta a lavoratrici e lavoratori, che, con l’obbligo delle tasse di iscrizione al suddetto ordine, vedono riassorbita parte dell’incremento salariale conquistato con il rinnovo del CCNL.
Chiaro che per trasposizione di ragionamento manteniamo una simile posizione non solo per gli ordini di nuova istituzione, ma anche per i già attivi istituti degli infermieri, delle ostetriche e dei tecnici di radiologia.
Ribadiamo: la garanzia di professionalità è il superamento di concorsi pubblici, dove peraltro si può partecipare solo con attestazione di titoli specifici.
Rimane aperta sul tema una questione nazionale. Intanto la FP CGIL della Usl Sud Est Toscana prende posizione sull’istituzione di quella che viene definita una tassa sul lavoro.
In questa condizione paradossale, per noi dovrebbero essere le Aziende pubbliche a farsi carico del pagamento di una tassa che grava sulla legalità dei propri professionisti. D’altro canto dovrebbero essere le Aziende pubbliche garanti della professionalità, come è stato fino ad oggi, e dovrebbero essere loro a garantire la continuità del servizio sanitario. Peraltro ci chiediamo: e se tutti i professionisti non si iscrivessero? Avremmo delle Aziende Sanitarie che prestano assistenza illegalmente? Come capirete, siamo in una situazione di kafkiana memoria.
FP CGIL Usl Sud Est Toscana

Notizia del: gio 11 ott, 2018

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