Spagna, la manovra svolta a sinistra. 'Accordo tra governo e Podemos su un pacchetto di misure economico-sociali'

L'accordo tra governo e Podemos su un pacchetto di misure economico-sociali (c'è anche una patrimoniale dell'1%) pone fine alle politiche neo-liberiste del Pp. Ma trovare la maggioranza in Parlamento non sarà facile. Decisivo il ruolo degli indipendentisti

di Elena Marisol Brandolini Il governo spagnolo ha siglato un accordo con Podemos sulla manovra finanziaria per il 2019, 50 pagine di misure economico-sociali tese ad invertire le politiche neo-liberiste del Pp degli ultimi anni, e altre che non intervengono direttamente sui conti pubblici ma rappresentano una discontinuità nell’azione di governo in materia di ordine pubblico e parità di genere. Le difficoltà che erano emerse nelle trattative degli ultimi giorni per arrivare a un’intesa sono state risolte in un incontro tra il presidente Pedro Sánchez e il segretario della formazione viola Pablo Iglesias. Non sono ancora del tutto chiare le grandezze macro-economiche della finanziaria che verranno esplicitate in una riunione del Consiglio dei ministri lunedì prossimo, prima di portarla a conoscenza della Commissione europea (Iglesias parla di 7 miliardi di nuove entrate e di 5 miliardi di aumento delle spese). Né quale sia il tetto di deficit assunto, se l’1.3% del Pil come era stato concordato inizialmente con Bruxelles, o l’1.8% che sarebbe il risultato di un’ultima trattativa; in ogni caso, secondo la ministra del Tesoro Montero la differenza tra le due percentuali avrebbe un effetto minimo sullo Stato, riguardando piuttosto le Comunità Autonome.
La manovra di bilancio per il 2019, che si dispiega fino al 2021, consta di diversi capitoli riguardanti le politiche dello Stato sociale e in particolare le pensioni, il mercato del lavoro, il settore della cura alle persone dipendenti, il mercato dell’affitto, il sostegno alle famiglie per il consumo energetico, l’accesso al sistema scolastico e universitario, l’equiparazione dei permessi per maternità e paternità. Le pensioni, infatti, accogliendo le rivendicazioni degli ultimi anni dei diretti interessati, verranno rivalutate secondo l’indice dei prezzi al consumo, mentre si prevede un aumento di quelle minime e non contributive. Il salario minimo interprofessionale sale fino a 900 euro mensili rispetto agli attuali 736. Per quanto riguarda il mercato dell’affitto, che nelle grandi città e in quelle turistiche rischia di trasformarsi nella nuova bolla immobiliare, oltre ad aumentare la durata dei contratti da 3 a 5 anni, viene riconosciuta ai Comuni la possibilità di dichiarare alcune aree urbane “sotto tensione” e perciò soggette a un tetto nell’incremento del prezzo dell’affitto. Si rafforza il buono sociale in materia di elettricità e gas per combattere la povertà energetica. Si procede all’universalizzazione della scolarizzazione da 0 a 3 anni e alla riduzione delle tasse universitarie. I permessi di paternità e maternità saranno uguali nella durata – fino a 16 settimane nel 2021 –, intrasferibili e interamente remunerati. In materia di politica fiscale, s’introduce un’imposta sul patrimonio dell’1% sulle fortune superiori ai 10 milioni e aumenta l’imposta sul reddito delle persone fisiche sopra i 130.000 euro.
Un altro gruppo di misure interviene invece a modificare il codice penale, sia per quanto riguarda la differenza oggi esistente tra abuso e violenza sessuale, che suscitò scandalo nella sentenza ai violentatori della cosiddetta Manada condannati per il solo abuso sessuale, sia in materia di ordine pubblico. Verrà introdotto infatti il consenso espresso della vittima, nel senso che se la donna non esprime esplicitamente il suo sì alla relazione sessuale, tutto il resto verrà considerato aggressione. In relazione all’ordine pubblico, “si raccomanda di restringere al massimo” la persecuzione penale in riferimento a quegli articoli del Codice che fanno riferimento a ingiurie alla corona e a delitti contro il sentimento religioso. I rapper Valtònyc e Hasél sono stati condannati alla prigione proprio per ingiurie alla corona e apologia di terrorismo; mentre l’attore spagnolo Willy Toledo è attualmente sotto processo accusato di blasfemia. Inoltre, l’accordo prevede la riforma della cosiddetta ley mordaza (legge bavaglio) con la revisione delle garanzie dei diritti di riunione e di manifestazione e dell’esercizio della libertà di espressione. In questo senso, venendo incontro a una rivendicazione dei sindacati, si prevede la revisione dell’articolo 315 del codice penale che regola i picchetti informativi durante gli scioperi e che è stato utilizzato nel passato per la persecuzione di sindacalisti e lavoratori.
Un accordo di sostanza dunque quello promosso dai due principali partiti della sinistra spagnola, che ha l’ambizione di traguardare la legislatura fino alla sua scadenza naturale nel 2020, ma che non ha i numeri per passare in Parlamento con i soli voti del Psoe e di Podemos. Dipenderà perciò dai partiti indipendentisti catalani e da quelli nazionalisti e indipendentisti baschi che concorsero alla caduta di Rajoy nel giugno scorso. Esquerra Republicana e Junts per Catalunya hanno già detto che il loro sostegno alla manovra finanziaria dipenderà dall’evidenza di passi in avanti dell’esecutivo spagnolo sulla liberazione dei prigionieri politici e il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione. Sánchez ormai esclude di anticipare le elezioni politiche per quest’anno, la sua intenzione sarebbe quella di arrivare almeno a dopo le elezioni europee e quelle municipali e delle autonomie che si terranno a maggio; perciò si dice anche disponibile a prorogare la finanziaria del Pp, se non dovesse passare la sua. Il voto andaluso – anticipate al principio di dicembre – sarà il banco di prova dei rapporti di forza tra i partiti nello scacchiere politico spagnolo. da rassegna.it

Notizia del: ven 12 ott, 2018

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