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La revolution en rose

Quadratino grigio
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lunedì 13 febbraio 2012

Editoriale Camera del Lavoro di Prato

mer 14 dic, 2011
Camera del Lavoro CGIL Prato
E’ accaduto a Firenze, poteva accadere a Prato. Era di Pistoia, sarebbe potuto venire dalla nostra città. Il razzismo, strisciante, monta sempre di più nelle conversazioni quotidiane della gente qualunque, alimenta discorsi senza valore, privi di pensiero, coatti a ripetere la stessa parola, la stessa sentenza: “tornate da dove ....
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La revolution en rose
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LA REVOLUTION EN ROSE 
...più donne, meno perdite?!
Più donne, meno perdite. E' questo in sintesi l'articolo firmato Michel Ferrary, professore di management alla Ceram Business School (Istituto di specializzazione internazionale in Francia) e pubblicato dal "Financial Times" qualche settimana fa
( ora è online ed è per questo che ve lo ripropongo). L'argomentazione è questa: le donne sanno gestire meglio i periodi di crisi, senza perdere di vista gli snodi essenziali di un problema, e sono quindi meno spericolate dei colleghi maschi. Questo porta a sviluppare le politiche aziendali in un'ottica di medio-lungo termine. La donna vede lontano. Rischia di meno. E' più realista. In conseguenza a ciò, per un futuro delle imprese più solido, le donne sembrano la soluzione.
Un esempio su tutti: Hermes ha il 55% di donne dirigenti ed è l'unica azienda le cui azioni sono cresciute del 16,8%. Nel 2008 tutte le aziende del Cac (indice che riunisce le principali società quotate in Borsa a Parigi) con più donne nelle posizioni apicali hanno limitato i danni della crisi, che comunque ha fatto registrare una perdita del 42%, per esempio la Sanofi (44,8% di donne ai vertici e un calo per azione del 27,3%), la Sodexo (43,39% di donne manager e un 8,3% di calo) e la Danone (38% di donne, il 29,6% di calo del prezzo azionario). La presenza di una massiccia dirigenza maschile è, invece, incontrovertibilmente legata alla precipitazione del costo delle azioni. Per esempio l'Alcatel, che ha solo l'8,6% di donne manager, ha avuto una perdita pari al 69,3%, la Renault con il 21,7% di donne e l'81,3% di perdite, e ancora l'Arcelor Mittal con il 12,3% di donne, e il 67,4% di calo. Anche nel settore bancario la situazione è la stessa: più alta è la percentaule di donne dirigenti, più è bassa la percentuale di perdita nel mercato azionario.
In Italia non esistono, a mia conoscenza, ricerche del genere anche perché come è tristemente noto le donne nei Cda sono pochissime e le società gestite "in rosa" tutte italiane si contano sulle dita di una mano. Ma sono pronta - mi piacerebbe - essere smentita.
 Benvenuti a tutti!
  •                     46,6% 
In Italia meno di una donna su due lavoro
  •    17% in meno
A parità di qualifica e incarico, una donna è pagata quasi un quinto in meno rispetto ad un collega uomo
  •                            1 su 5
Il 20% delle donne "molla" il lavoro dopo la nascita del primo figlio
  •    Occupazione&Natalità 
Eppure la relazione tra tasso occupazione è di natalità positiva: più una donna lavora ed è gratificata e maggiore sarà anche la probabilità che faccia più di un figlio
  •         Ultimi 
L’Italia è ultima in Europa per fondi dedicati alle politiche famigliari (4,5% del totale delle spese per la protezione sociale, contro l’8,2% della zona euro) . Ma prima per quelli dedicati alle pensioni (50,8% del totale contro il 39,6% della zona euro)
  •          10-10 
Eppure L'incremento del numero dei nidi del 10% potrebbe far aumentare la probabilità di lavorare delle donne tra il 7% e il 12% . Un aumento del 10 % del part-time potrebbe inoltre far crescere la probabilità di essere occupata dal 5% al 10%. Numeri e dati estratti dai documenti che trovatenel blog (in particolare nelle rubriche "Lo sapevate che"," Tre domande a "e "Documenti utili")
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