PERCHE' FRANCO, MATTEO E MAMADOU SIAMO TUTTI NOI
lun 16 dic, 2013
Di: Alessio Gramolati

Sabato è stata una bella giornata di lotta, di protesta, di proposta, di partecipazione. Al presidio in largo Annigoni a Firenze sono arrivati lavoratori, pensionati e sindacalisti da tutta la Toscana, per mandare un messaggio a Governo e Parlamento: questa Legge di Stabilità va cambiata, nella direzione della giustizia, dell'equità, del lavoro, dello sviluppo. In piazza c'erano rivendicazioni, proposte ed idee: ma soprattutto c'erano le persone.
A Prato recentemente per lavorare sono morti in sette (una sconfitta anche per il sindacato, ma ricordiamoci che non tutti hanno le stesse responsabilità), due anni fa a Firenze sono morti due senegalesi e altri sono stati feriti mentre vendevano la propria merce da una mano armata razzista e fascista. In un momento in cui la politica spesso riesce a parlare solo a se stessa, noi cerchiamo di far parlare le persone. Non a caso sul palco di sabato è stata data la parola ai delegati di Mps e Maggio Musicale Fiorentino e a un pensionato, per raccontare le proprie storie di lavoro e sacrifici. Non a caso ha preso il microfono Mamadou, lavoratore della Capp Plast ed esponente della Comunità senegalese fiorentina, che il giorno prima con tutta la città ha ricordato con dolore la strage di due anni fa. E non a caso abbiamo lasciato spazio a Franco, lavoratore della Ex Isi di Scandicci che a gennaio come suoi 120 colleghi perderà anche gli ammortizzatori sociali, e a Matteo, dipendente della Seves, azienda fiorentina che ha annunciato di voler chiudere i battenti. Sono queste le persone per cui ci battiamo: per chi il lavoro lo ha perso, come Franco, per chi vuole difenderlo, come Matteo, per chi vuole trovarlo, per chi è in pensione e lotta col caro vita, per chi aspetta risposte di civiltà come Mamadou, il quale ha spiegato che si accontenterebbe di minore burocrazia per rinnovare i permessi di soggiorno per gli stranieri. Tutti e tre chiedono cose da Paese normale. Ma siamo un Paese strano: si tassa più il lavoro di chi specula in borsa, e protestano quelli che non vogliono pagare le tasse. Ma l'Italia si salva solo se rispetta chi è onesto. Restiamo infatti convinti che il nostro Paese ce la farà solo con maggiore legalità, non con minore legalità.
Non è vero che la mobilitazione non paga: un primo, parziale risultato intanto c'è. Nella Legge di Stabilità, sul Fondo taglia cuneo fiscale, sono state trovate risorse suddivise in due parti uguali per la riduzione delle imposte: da una parte a favore di imprese (Irap sul lavoro) e autonomi, dall'altro i lavoratori dipendenti e i pensionati. Ma non ci basta: e per questo siamo disposti a proseguire la mobilitazione, per far ascoltare le nostre ragioni. E' stato bello vedere, infine, bandiere diverse nella stessa piazza: le identità vengono dopo le esigenze dei lavoratori. Più uniti siamo più forti. Anche per rispondere all'appello lanciato dal palco da Franco: “Non dimenticateci”.

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