ELEZIONI REGIONALI: UN VOTO CHE VALE DOPPIO
Di: Alessio Gramolati (Segretario Generale Cgil Toscana)
gio 25 mar, 2010

Sarà un voto importante quello del 28-29 marzo anche perché si vota in un contesto politico e sociale segnato dalla più grave crisi economia e sociale degli ultimi 80 anni.
Siamo chiamati ad esprimerci su quanto fatto nella legislatura passata e sulle priorità che i programmi elettorali daranno alle cose da fare.
La Cgil su leggi e normative come quelle sulla sicurezza e gli appalti pubblici, sulla non autosufficienza, sulle ultime scelte per ridurre le liste d’attesa nella sanità, solo per fare alcuni esempi, da un giudizio positivo. Così come positivo è l’aver accresciuto alcuni servizi alle persone più deboli come gli anziani soli o coloro che sono colpiti dalla crisi, senza aumentare la pressione fiscale regionale che resta la più bassa di tutte le regioni italiane.
Sono risultati che si sono realizzati anche grazie al confronto e la partecipazione delle parti sociali e della CGIL.
Ma il giudizio su questi anni non basta: c’è da fare i conti anche con il futuro della Toscana e occorre farlo a partire dalla gravità della situazione sociale.
La Toscana fa i conti con l’assenza di politiche nazionali, ma questo vuoto colpevole del Governo ci carica di maggiori responsabilità.
Noi pensiamo che per migliorare la Toscana vada migliorato il lavoro. Tenere insieme dinamismo e coesione e aggredire i vizi e le pigrizie del nostro sistema. Serve un progetto per far tornare a crescere la Toscana, la sua industria, per qualificare il sistema di servizi, a partire da quelli pubblici. Un progetto socialmente e ambientalmente sostenibile, che mobiliti le nostre migliori energie, nel mondo dell’impresa, della università, delle competenze e dei saperi; dove i giovani toscani possano cimentarsi per le loro capacità e per i loro talenti. La stagione contemplativa permeata dalla rendita e fondata sul consumo del territorio è al capolinea. Ne serve un'altra dove la Toscana sia una delle regioni più belle, ma anche più dinamiche del continente. Una regione più unita, capace di sfidare localismo e campanilismi. Una regione di 3.600.000 abitanti grande come una città deve essere unita come una grande città, se vuol giocare un ruolo nella contemporaneità. Unita nei trasporti, da infrastrutture efficienti, da servizi adeguati e moderni. Unita fra le genti e le generazioni che la vivono. Scevra dalle discriminazioni fra i generi e di qualunque genere. Non un’enclave, ma una comunità aperta, coesa con l’Italia e con il resto del mondo senza con ciò diventare tollerante verso l’intolleranza.
Questa unità la si può realizzare solo se si riducono le disuguaglianze. Questo è il secondo tema in ballo con il voto, ed è un tema generale.
Da mesi il Paese invece di essere sostenuto a fronte della crisi è permanentemente sollecitato a dividersi e a contrapporsi. Fra Nord e Sud, fra padri e figli, fra lavoratori stabili e precari, fra migranti e nativi. E’ un fatto: invece di metter fine alle disuguaglianze del sistema fiscale italiano che vede, fra l’altro, ogni anno aumentare dell’1% il prelievo sui lavoratori dipendenti e pensionati si è varato lo scudo fiscale a favore di coloro che hanno esportato illegalmente capitali all’estero.
Per questo il voto di marzo vale doppio. Non sprechiamolo!

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