CONTRATTAZIONE PER SFIDARE CRISI E INGIUSTIZIE CHE L'HANNO GENERATA
Di: Alessio Gramolati
dom 20 nov, 2011
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È certo che nell'intero occidente, negli ultimi 20-25 anni, la quota del valore che è andata al lavoro è diminuita. Per ogni punto di PIL prodotto nel mondo, i salari (compresi quelli dei Paesi emergenti che sono cresciuti più rapidamente) sono cresciuti dello 0,75%, quindi meno della produttività. In Italia nel 1983 il 77% del PIL andava lavoro, nel 2005 era sceso di 8 punti, in Francia di 9, in Spagna di 10, in Irlanda addirittura di 20! Non è andata meglio negli altri Paesi occidentali: negli Stai Uniti d'America tra il 2001 e il 2006 solo il 34% della crescita è andata ai salari. Ma non basta. Dentro questa quota (quella salariale), le differenze sono cresciute in maniera spaventosa. Si è avvantaggiata una cerchia ristretta di persone, e allo stesso tempo un'altra parte si è vista precipitare nel lavoro povero, quello che non garantisce i bisogni primari. In Europa queste persone, per lo più giovani, sono costrette prevalentemente nel precariato ed hanno raggiunto quasi il 30% dei lavoratori. In Germania sono il 22%. Tutto ciò sta alla base della crisi perché a queste persone anziché un lavoro e un reddito dignitoso è stata data la possibilità di accumulare un debito spaventoso.
Il resto è cronaca. Così come è una constatazione il fatto che la crisi non ha ancora indotto un ripensamento sui problemi che l'hanno generata. Al contrario, la bassa crescita aumenta ancora le disuguaglianze. A questo proposito sono emblematici i casi dei numeri uno di Lehman Brothers Richard Fuld e della Merrill Lynch Stan O'Neal che nel 2007, l'anno in cui le loro aziende precipitavano dando inizio alla crisi globale, ricevevano compensi rispettivamente per 45 e 162 milioni di dollari. Ce n'è abbastanza per interrogarsi, per capire come il potere personale e di poche élites abbia avuto la meglio sul potere contrattuale dei più. Ce n'è abbastanza per capire come la contrattazione possa essere uno strumento che sfidi la crisi e le ingiustizie che l'hanno generata. È questo il tema che sta alla base del convegno che la CGIL Toscana ha organizzato ad inzio settimana, protagonisti sindacati ed esperti di molti Paesi europei. Perché solo l'Europa può essere il motore di politiche economiche e sociali per un nuovo modello di sviluppo. Contrattare nella crisi serve anche a questo.

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