ORARI LIBERI DEI NEGOZI COLPISCONO I PICCOLI E I DEBOLI
Di: Alessio Gramolati
lun 13 feb, 2012
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Ieri, di nuovo, migliaia di lavoratrici e di lavoratori non hanno potuto godere della libertà di festeggiare la domenica. Per queste persone tutti i giorni si sono fatti lavorativi. Tutti uguali: domeniche, festivi, notti, tant’è che Federdistribuzione, l’associazione che rappresenta le catene della grande distribuzione, ha già avvisato che non intende più pagare le maggiorazioni a chi lavora nei festivi. Dal loro punto di vista non fa una grinza: se la domenica è un giorno di lavoro come gli altri, perché pagarla di più?! Ma se è così, perché le scuole sono chiuse, c’è meno offerta di trasporto pubblico, non ci sono i nidi e gli asili per i bambini? C’è da chiedersi se tale interrogativo se lo siano posto quegli amministratori che anche in Toscana hanno entusiasticamente salutato queste novità. Certo, avranno pensato di emulare qualche paese europeo, ma c’è da chiedersi quale, dal momento che il nord Europa, dalla Germania all’Olanda passando per la Francia e per il Belgio, si guardano bene, nell’organizzazione degli orari commerciali, di creare un caos di queste dimensioni. Il nostro caos è stato generato in casa nostra. In verità tutti quanti oggi guarderanno al successo degli incassi. Ma per valutarne la reale dimensione si dovrà pesare anche ciò che accadrà nei giorni e nei mesi a venire, quali costi sociali si determineranno e quale disagio deriverà alle persone e alle famiglie dei 400.000 che in Toscana lavorano in questo settore. Perché se il Paese si impoverisce e i redditi crollano non è tenendo più aperto che si rilancerà la crescita e si tutelerà il commercio e quei nuovi disagi sociali li pagheranno i deboli e i piccoli. Ma allora c’è da chiedersi: se queste liberalizzazioni dovevano colpire il privilegio dei forti, com’è che i primi a pagare il conto sono i più deboli? Non sarebbe utile, dopo l’ubriacatura del far west, giungere a regole che diano una mano a un commercio sostenibile vicino a cittadini e lavoratori?
Noi continueremo a provarci.

P.S.: la Grecia brucia, l’Europa vacilla. La ricetta imposta al popolo ellenico è un atto irresponsabile pari a quello di chi l’ha condotta in queste condizioni. Oltre a ciò va detto che la ricetta somiglia maledettamente a quella che il governo Berlusconi accettò per l’Italia e che oggi il governo Monti deve onorare. Ieri persino uno speculatore come Soros ha ammonito la Merkel da quella ricetta e che le sue pretese possano avere lo stesso effetto di analoghe scelte fatte negli USA prima della Grande Depressione del 1929. Si rischia una recessione senza precedenti se si continua a misurare la nostra resistenza contro un muro di mattoni pieni. Sarebbe il momento di cambiare qualcosa prima di rompersi la testa.

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