Un inchino è già costato troppo. Il Governo convinca Costa
Di: Alessio Gramolati
lun 09 giu, 2014
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Era il 13 gennaio 2012, quando violando le leggi del “buon senso” (e qualcun'altra che sarà accertata in tribunale), la Costa Concordia naufragò sugli scogli dell’Isola del Giglio dopo aver abbandonato una rotta sicura per un “inchino”. La vanità e l’arroganza dell’uomo costarono la vita a 32 persone, altre 110 furono ferite, si è prodotto inoltre un danno enorme in termini economici e ambientali. Dai porti della Toscana, dai suoi ospedali, dalle caserme dei vigili del fuoco, dal volontariato e dalla protezione civile si mosse immediatamente la macchina dei soccorsi che prese in carico quella tragedia con un tempismo, un’efficienza e una generosità che tutto il mondo ha visto e apprezzato.
Con analoga generosità da allora si è lavorato ininterrottamente per restituire al Giglio e ai suoi abitanti una vita normale. Ancora qualche mese e il relitto potrà essere trasportato in un porto sicuro per il suo smantellamento. Piombino si è prontamente attrezzato per ospitare e disarmare la nave in sicurezza e a settembre potrà accoglierla. Mentre accadeva tutto questo, con un po’ di cinismo, altri porti di altre regioni non coinvolte e non danneggiate dal naufragio si sono offerti di prendere il lavoro di smantellamento del relitto. Da qualche giorno Costa ha indicato tra questi il porto di Genova. Di nuovo il buon senso viene messo da parte se anche le leggi del mare dicono che una nave in difficoltà o in avaria deve riparare nel porto più vicino. Dovrebbero bastare queste per scegliere Piombino, ma c’è di più: il relitto della Concordia è una bomba ambientale, contiene infatti liquidi contaminati, pericolosi non solo per la loro quantità ma anche perché la loro miscelazione potrebbe avere effetti moltiplicatori imperdonabili nell’impatto su uno dei luoghi più belli del Mediterraneo. E’ del tutto evidente che i rischi che questi si sversino in mare durante il tragitto devono essere ridotti al minimo, quindi dal momento che per arrivare a Genova serve un tempo 5 volte più lungo di Piombino, per il principio di precauzione è irragionevole prendere questo rischio.
La Conferenza dei Servizi dovrebbe affermare questa semplice ovvietà e il Governo ha tutti i mezzi per convincere Costa a non sfidare l’interesse generale e di nuovo la sorte: un inchino è già costato troppo al Paese. I lavoratori della Lucchini questo l’hanno capito e manifestato chiaramente venerdì scorso coniugando tutela dell’ambiente e lavoro. Una lotta di “buon senso”… appunto.

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